Intervista a Carlo Lorenzetti – La poetica della leggerezza nei suoi “Spazi Siderali”

Il piano nobile di Palazzo Caetani Lovatelli, sede romana di Bertolami Fine Arts, ospiterà sino al 10 marzo 2018 una selezione delle opere più significative realizzate tra il 1985 e il 2013 dal maestro Carlo Lorenzetti, uno dei più sensibili protagonisti della scultura italiana contemporanea.

Le opere in mostra – tredici sculture e quattordici disegni – confermano l’autenticità di un artista mai scontato e capace di arrivare alla nostra anima attraverso una ricerca volta ad animare l’inerzia della materia. Dai capolavori degli anni ’80 – Aggrotto (1985) e Sidereoerrante (1989), anneriti da uno strato di grafite steso sulla superficie metallica – ai più recenti lavori caratterizzati dal contrasto tra luminose forme di alluminio e nere lamiere di ferro, Carlo Lorenzetti si volge con chiarezza alla ricerca di una geometria essenziale, molto lontana, però, dalla fredda staticità della geometria euclidea. Di geometria inquieta parla nel suo saggio in catalogo la critica Silvia Pegoraro e, in effetti, sono, quelle dello scultore romano, “forme percorse da un sottile respiro energetico che le rende liricamente vibranti”. Le sue lamine di ferro, ottone, acciaio e rame riescono a vincere la costrizione del peso e del volume in una poetica della leggerezza che è il tratto peculiare della sua arte.

Il mondo ha bisogno di spessore, cultura e di esempi come quello del Maestro Lorenzetti. Dedizione, curiosità, senso del quotidiano e del tempo, quell’insolito dialogo tra forza dell’immaginazione e rigore della composizione. C’è bisogno di maestri come Carlo Lorenzetti, per questo lo abbiamo incontrato per voi. Non perdete la sua toccante intervista e non perdete la sua speciale mostra!!

  1. Ci racconti l’inizio del suo percorso artistico.

Da bambino mi incantavo a osservare il processo di costruzione degli oggetti, parlo degli oggetti più vari. Avevo una innata inclinazione per inventare giocattoli con frammenti di materiali trovati, per realizzare poveri e coloratissimi scenari e teatrini e mi piaceva disegnare ciò che immaginavo o aspetti della natura come le mutazioni del cielo. Col tempo, le conoscenze tecniche e gli orizzonti visivi si sono ampliati, nutriti anche e soprattutto da una proficua esperienza didattica. Di quell’esperienza voglio ricordare il periodo di formazione presso l’Acadèmie de France di Roma, che ha favorito lo studio approfondito della storia dell’arte ma anche la consapevolezza della contemporaneità e un esercizio al fare da cui ha tratto alimento la mia curiosità, la tendenza, in me fortissima, a dialogare con la materia per stravolgerne le caratteristiche e la necessità di concepire un linguaggio espressivo personale.

  1. Esiste un luogo che ha avuto un ruolo determinante nella sua ricerca artistica?

Roma ha fornito un contributo importante alla mia formazione. Ho sempre amato disegnarne la stratificazione storico-architettonica, soffermandomi, specialmente, su alcuni particolari strutturali e sui contrasti chiaroscurali . Quei disegni sono stati lo spunto per una riflessione sui rapporti tra luce e ombra, tra bianco e nero nelle loro affascinanti sfumature.

  1. Un’intensa esperienza di studio e Roma sullo sfondo: un intreccio interessante che già negli anni Cinquanta ha prodotto risultati di rilievo.

È l’epoca dei miei vent’anni, l’epoca in cui la mia ricerca artistica ha cominciato a manifestarsi con una sua fisionomia originale, tutta concentrata sul disegno e su un concetto di scultura tesa a negare ogni consistenza di massa e peso. Ho subito scelto la lamina di metallo come mia materia privilegiata: una realtà bidimensionale con cui costruire una insolita tridimensionalità attraverso lo sbalzo che modula il piano.

  1. Lo sbalzo è una tecnica usata più che altro dagli orefici, la sua scelta di applicarla in scultura a superfici metalliche di grandi dimensioni si colloca decisamente al di fuori delle convenzioni.

Lo sbalzo, una tecnica antica, è per me non certo una “vistosa virtù”, ma il mezzo più moderno, diretto e coinvolgente per interagire con la materia e volgere la sua piatta fisicità in una strutturata idea plastico-spaziale. È la scultura stessa a realizzare uno spazio che si autoqualifica in una dimensione aperta e ariosa. Quando poi l’opera è destinata a un luogo prestabilito, si può attivare un dialogo che arriva a modificare l’esistente con tensioni e energie inattese.

  1. Quali difficoltà ha incontrato all’inizio della carriera?

La mia natura riservata e autonoma non ha favorito né l’autopromozione, né l’inserimento in gruppi e movimenti, diciamo che il mio carattere non mi ha pienamente consentito di trarre beneficio,ai fini del grande successo popolare, del clima vivace e intenso della Roma degli anni Cinquanta e Sessanta.

  1. Sì, capisco. Il nome di Carlo Lorenzetti è in effetti meno noto al grande pubblico di quello di altri artisti suoi coetanei. Il consenso della critica è però arrivato immediatamente ed è stato unanime. E parliamo della più qualificata critica italiana della seconda metà del ‘900.

Sì, dal punto di vista dei riconoscimenti critici sono stato, in qualche modo, fortunato. Nel 1959 ho ricevuto dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna il premio per la giovane scultura e, nel 1962, presentato da Ettore Colla, ho presentato la mia prima personale presso la Galleria Trastevere di Topazia Alliata

  1. Una galleria molto importante quella di Topazia Alliata.

La mostra, fu infatti visitata anche da Giovanni Carandente che, entusiasta della mia ricerca, mi invitò a partecipare alla memorabile e storica mostra “Sculture nella città”, organizzata nell’ambito del festival dei Due Mondi di Spoleto.

  1. Un giovane e semisconosciuto artista romano chiamato a esporre accanto a colleghi del calibro di H. Arp, A. Calder, L. Chadwick, H. Moore, D. Smith e tanti altri pezzi da novanta, in sintesi, quelli che all’epoca erano i migliori scultori del mondo.

Gliel’ho detto, sono stato fortunato.

  1. Si rappresenti attraverso tre aggettivi.

Autentico, libero, riservato.

  1. Ci racconti come nasce una sua opera.

Il mio procedere nella realizzazione di un lavoro non prevede un progetto grafico preciso, ma si sviluppa da un’idea fantastica che prende consistenza nei diversi modi e tempi del fare. La stratificazione del fare e dell’immaginare si arresta nel momento in cui l’opera si manifesta compiuta.

  1. Caratterizzata da quel senso di leggerezza che è il suo marchio di fabbrica.

A una mia opera chiedo di animare l’inerzia del materiale e la capacità di visualizzare, nella difficoltà del fare, spazi sempre più dilatati. Deve saper ampliare la facoltà di percezione e, nella fusione di ragione e sentimento, proporsi nell’essenza della leggerezza, come un’estensione illimitata tesa ad opporsi alla iniqua pesantezza del mondo nell’impegno e nella tensione della ricerca. Ogni mio lavoro è questo: un laboratorio di saperi, pensieri, emozioni che aspirano a una civile e alta qualificazione della vita umana.

  1. Ci ha detto di aver scelto da subito la lamina di metallo come sua materia privilegiata, esiste anche un metallo d’elezione?

Il metallo che prediligo è il ferro, una materia grave, ostica, che esige un impegno particolare e che produce, con la sua opposizione, una sorta di sfida continua.

  1. Il suo carattere schivo non le ha impedito di accettare un’altra sfida, quella dell’insegnamento: Carlo Lorenzetti non è solo un grande artista, ma anche il maestro di artisti di grande successo, Nunzio, tanto per fare un nome. Come ha affrontato l’esperienza della docenza e che consigli darebbe a un giovane insegnante?

Mi rende felice sapere che la mia lunga attività d’insegnamento e ricerca plastica sia stata importante e proficua almeno per alcuni dei miei studenti. A un giovane insegnante suggerirei di non imporre mai regole o linguaggi, ma di lavorare per sviluppare negli allievi uno spirito critico e autonomo, consapevole della storia passata e recente, indipendente da mode effimere e libero nel rigore e nella qualità della ricerca. Anche oggi il mio rapporto con i giovani è teso a sviluppare un dialogo costruttivo e a far emergere, nell’interrogarsi, la verità della propria visione artistica, dettata da una passione che sia sinceramente orientata a riconfermare la giusta considerazione del ruolo che l’arte deve svolgere nella società.

  1. Mi pare che l’arte stia vivendo grandi cambiamenti, cosa ne pensa?

Da oltre un secolo l’arte e la critica d’arte stanno vivendo grandi cambiamenti. Alcuni sono molto positivi e condivisibili, altri rischiosamente ingannevoli, spesso proposti e sostenuti da un insensato sistema di mercato tutto volto a mettersi sulla scia delle mode del momento, un sistema che diffonde un relativismo insidioso e impone come valore qualcosa che nulla condivide con le ragioni della forma, del linguaggio artistico, dell’espressività poetica, della cultura in generale, nell’ambito alto e responsabile della conoscenza storica e dell’attualità. Nel rumore assordante e condizionante di una sfrenata accelerazione di trovate effimere e banali, si è spesso smarrita la capacità di distinguere e riflettere sulla qualità e sul senso dell’opera, il cui divenire dovrebbe corrispondere a una dimensione etica ed estetica del pensiero riconosciuta da una idonea specificità di competenze e da un adeguato giudizio critico.

  1. Per terminare, un sogno che vorrebbe realizzare?

Quello di una società giusta e pacificata ove possano vivere la cultura e l’arte, ove possa rinascere il sogno e possano apparire arcobaleni meravigliosi, voli generosi di un uomo nuovo verso spazi siderali.

La lunga e fortunata carriera di Carlo Lorenzetti, è nato a Roma nel 1934, è la dimostrazione che il consenso della critica si conquista anche senza cedere alle lusinghe di mode transitorie. L’artista, che non ha mai sentito il bisogno di procedere in formazione all’interno di gruppi o movimenti, ha percorso in totale autonomia un originale cammino all’interno della linea di ricerca interessata a rinnovare la scultura nel segno di una liberazione dalla costrizione della legge di gravità, creando forme capaci di conquistare la terza dimensione non come masse statiche che occupano saldamente lo spazio, ma come mobili intrecci di linee in dialogo con l’aria. Scolpire inserendo nella composizione elementi insondabili come il vuoto e l’energia: un’idea fantastica, perfettamente in linea con il clima del tempo in cui il suo lavoro inizia, la seconda metà del ‘900, gli anni epici della conquista dello spazio e delle rivoluzionarie applicazioni alla vita dell’uomo delle scoperte sulla composizione della materia. Per questo ognuna delle sue rare, accurate mostre è un’occasione importante per gli appassionati di arte contemporanea. L’effetto del movimento percepito è creato dai calibrati giochi visivi, una costante alternanza di bagliori di luce e gorghi d’ombra, impressi su lastre di rame, ferro, ottone e alluminio dalla lavorazione a sbalzo, una tecnica, in verità, solitamente usata in oreficeria, ma che, applicata in modo del tutto anticonvenzionale alla grande dimensione, consente alla materia metallica di prendere vita.

Dalla demiurgica capacità di infondere respiro alla materia nasce il celebrato carattere poetico dell’opera di Lorenzetti, un inno alla perfetta precarietà della vita. Luce e ombra, razionalità e lirismo, controllo formale e fantasia torrentizia, la pesantezza della materia annullata nella leggerezza di forme aeree: la dialettica dei contrasti è al centro della riflessione di un artista tra i più affascinanti dell’arte contemporanea italiana, non solo per il contributo dato al linguaggio scultoreo, ma anche per l’eccezionale talento di disegnatore. La straordinaria qualità dei disegni – di carattere non progettuale e del tutto autonomi rispetto alle sculture – esposti da Bertolami Fine Arts sarà per molti una felice scoperta.

L’artista:

Carlo Lorenzetti nasce nel 1934 a Roma, dove vive e lavora. Inizia ad esporre nella seconda metà degli anni Cinquanta imponendo un sostanziale mutamento delle modalità di intendere il lavoro sulla tridimensionalità e sullo spazio. Egli sceglie quale mezzo della sua ricerca plastica la lastra metallica che, direttamente sbalzata, vive la terza dimensione contrastando ogni valenza di peso nelle invenzioni di forme a parete e a terra. Nel 1962 è invitato all’esposizione di Spoleto “Scultura nella città”, quale scultore più giovane accanto ad Arp, Calder, Moore, Smith ed altri. Partecipa alle Biennali di Venezia (1970, 1972 con sala personale, 1976, 1986), alle Quadriennali di Roma (1965, 1973 con sala personale, 1986, 1999), a “Ferruzzi per l’arte”, un progetto di AAM Architettura Arte Moderna con “Elementi di condensazione della luce” per la volta del Palazzo delle Arti di Ravenna (1991), a rassegne in musei nazionali e internazionali (Montreal, New York, Milano, San Paolo del Brasile, Madrid, Colonia, Vienna, Cracovia, Lubiana, Budapest, Basilea, New Delhi, Tokyo, Bilbao, Buenos Aires, Mosca, Leningrado, Francoforte sul Meno, Osaka, Bruxelles etc.). Tiene mostre personali, anche antologiche, nella città di Anghiari (1972), nel Palazzo Comunale di Salò (1986), nel Palazzo dei Consoli di Gubbio (1986), nella Galleria Niccoli di Parma (1989), nella Galleria Civica di Modena (1992), nel Padiglione d’Arte Contemporanea di Ferrara (1996), nel Castello di Pergine Valsugana (1998), nella Galleria Fumagalli di Bergamo (2001) etc. Sue opere sono esposte in musei e in collezioni pubbliche sia in Italia che all’estero. Realizza, su commissione, grandi sculture in spazi pubblici.

Premi: Riceve, come conferma della critica per il suo percorso artistico, riconoscimenti ufficiali quali il Premio Nazionale per la Giovane Scultura (1959) attribuito dalla GNAM (Galleria Nazionale di Arte Moderna) di Roma, il Premio Antonio Feltrinelli per la Scultura (1988) assegnato dall’Accademia Nazionale dei Lincei, il Premio Presidente della Repubblica Italiana per la Scultura (2004) su designazione dell’Accademia Nazionale di San Luca, di cui è membro dal 1999 e Presidente nel biennio 2015-2016.

CARLO LORENZETTI Spazi siderali Roma, 1 febbraio – 10 marzo 2018

a cura di Francesco Bonanno

Bertolami Fine Arts

Palazzo Caetani Lovatelli, piazza Lovatelli, 1 -Roma

Info: +39 06 3218464 -+39 06 32609795 -+39 345 0825223 – www.bertolamifinearts.com

Orario: dal lunedì al sabato ore 10.00-19.00 -Domenica chiuso

Ingresso libero

Catalogo Bertolami Fine Arts Books con testo critico di Silvia Pegoraro

Sveva Manfredi Zavaglia

About Sveva Manfredi Zavaglia

E’ curatrice indipendente, art Advisor e consulente di marketing management culturale internazionale. Da oltre 20 anni e progettista culturale di eventi legati all'arte contemporanea con una particolare attenzione a spazi inconsueti, e alle interazioni con altre arti.

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