Intervista a Daniela Papadia

Daniela Papadia_tavola-dell-alleanza_Gli artisti di oggi come Daniela Papadia, di considerevole formazione artistica, sono l’espressione di cultura, socialità e filosofia della vita da scoprire attraverso le sue opere. Tutto ci fa appassionare come in questo recente periodo con lo Intervista-a-Daniela-Papadiastudio sul genere umano e sulla non diversità, tutto si trasforma in una grande tela, elaborata poi in un grande arazzo come un grande spirito, in cui tutti noi possiamo essere rappresentati. Il Tavolo dell’Alleanza è un progetto da cui emerge prima di tutto un percorso interiore profondo dell’artista.

Intervistiamo Daniela Papadia, nel suo studio di trastevere a Roma, appena rientrata dagli Usa dove ha portata la performance della Tavola dell’alleanza a Miami Beach e a Miami…

Come è nato il progetto della Tavola dell’Alleanza

Diciamo che è nato da sé, ho messo insieme i miei interessi: l’arte, la scienza e il sociale.

Daniela-Papadia-tavola-dell-alleanzaSiamo incuriositi, per la prima volta un opera d’arte che parla di scienza e genoma umano, come mai una tale scelta?

Il genoma è un codice in parte decifrato, un testo aperto che seguita a sorprenderci. E’ un enigma che può stupire svelando i segreti dell’esistenza nelle sue dimensioni più profonde, esattamente come fa una vera opera d’arte.

Come si sta evolvendo la Tavola dell’Alleanza?

La Tavola dell’Alleanza si è sviluppata in una cella, a Rebibbia a Roma. Da questo luogo chiuso è uscita per andare sulla piazza progettata da Michelangelo: la Piazza del Campidoglio sempre a Roma. Da Roma a Miami Beach, dove lo sguardo può perdersi nell’infinito dell’oceano, in una città che è l’incarnazione di una Mecca multiculturale, che fornisce uno sguardo in profondità su quanto bene un gruppo eterogeneo di persone è in grado di lavorare insieme, attraverso i fili dei diversi quartieri e nazionalità. Le sue prossime tappe sono in via di programmazione.

Essendo un progetto itinerante dopo Roma, come è andata la prima presentazione negli Usa?

E andata benissimo, sicuramente gli Usa sono il posto migliore per questo progetto, un luogo dove la convivenza tra varie culture è un dato acquisito e il loro fondamento. Mi è stato proposto di presentare un progetto da fare a Miami, fare cucire insieme donne di varie culture che abitano li, sono molto entusiasta di poter realizzare una nuova tavola dell’alleanza a Miami.

Quanto è importante l’elemento umano?

Voglio credere ancora che sia possibile un mondo dove ognuno si sente in pace e accolto, per questo cerco fessure e spiragli dove è possibile immaginare l’assenza di conflitti. Cercando ciò che poteva unirci, ho scoperto che la risposta è sempre stata dentro il nostro corpo. Il sangue che spesso divide, può unire. Dal sangue puoi mappare il Dna e la storia che il dna ci racconta è una storia fatta di Unicità e somiglianza. Il Dna ci dice che siamo si unici ma anche simili, che non esiste l’idea di razza, che possiamo pensarci come una grande famiglia, che siamo simili al 99, 9 per cento e che in noi convive l’unicità e la similitudine. Una volta ridefinita l’unicità, si può comprendere la diversità, che se per un verso allontana, subito dopo si rivolge e incontra l’altro. Diversità, non implica disuguaglianza, uguaglianza è valorizzare l’unicità e le diversità di ciascuno, creare un incontro tra le libere autenticità, emancipare le differenze.

Daniela-Papadia_tavola-dell-alleanza-Uno degli aspetti più evidenti è la condivisione e incontrare l’altro. Quali sono i prossimi steps e quale sono le aspettative? 

Si infatti, questo è l’aspetto più evidente, la condivisione è un’esperienza ricca di diversi punti di vista, emozioni, e visioni d’insiemi. Dove tutti ne escono più arricchiti, forse l’unico caso in cui nessuno rimane povero per arricchire l’altro. I prossimi steps sicuramente riguardano sia i luoghi dove fare nuove performance, e le collaborazioni. Adesso sto collaborando con un neurobiologo il Dott. Cassiani Ingoni, per il progetto da presentare in Israele, gli sviluppi sono molto interessanti e arricchiscono sia la parte scientifica che performativa. L’aspettativa è quella di condividere il più possibile il progetto, vorrei chiedere ad altri artisti e a personalità di varie culture di ricamare dei piccoli arazzi del genoma da unire agli altri arazzi fatti dalle donne di varie parti del mondo. Vorrei che fosse veramente un lavoro condiviso e partecipato, infatti con la vendita delle opere vorrei creare un fondo per aiutare le donne vittime di guerra, violenza e razzismo.

Crede di potarla altrove

Si certo, sto lavorando per questo, per portarla ovunque.

Daniela Papadia si faccia una domanda …e risponda

– cosa vuole lasciare come segno?

La domanda non me la faccio perché la risposta sicuramente è inadeguata…

Non voglio lasciare un segno perché i segni mi ricordano le cicatrici…invece posso lasciare un’immagine, la freccia.

Ognuno di noi è come una freccia, la nostra traiettoria deve passare dagli infiniti punti che la separano dal bersaglio, se si trovano i punti giusti si centrerà il bersaglio .

Sveva Manfredi Zavaglia

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