Intervista a Mauro Maugliani, “Étoiles Filantes” la mostra a Roma

Il 30 gennaio 2018 apre a Roma presso Il Mattatoio (Ex Macro Testaccio) padiglione 9b la splendida mostra Étoiles filantes di Mauro Maugliani, organizzata dalla Comunità Ebraica di Roma – Assessorato alla Cultura e ASCER in collaborazione con l’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Métropole Nice Côte d’Azur, Union des Communautes Juives Côte d’Azur – Corse e Yad Vashem Nice Côte d’Azur.

Il progetto fa parte di MEMORIA genera FUTURO, programma di appuntamenti coordinato da Roma Capitale in occasione del Giorno della Memoria 2018.

La mostra Étoiles Filantes Nizza-Roma si presenta come in un sogno, dà l’idea di leggerezza su un tema che è un macigno. Le opere di Mauro Maugliani, alcune realizzate appositamente, sono state realizzate nel 2017 per l’esposizione dei ritratti di bambini deportati dalla Francia presso il Musée Masséna di Nizza e completato per questa nuova tappa a Roma con l’aggiunta di 20 nuove opere. Le opere ritraggono volti e figure di bambini deportati da Roma e dall’Italia nei campi di sterminio nazisti, grazie alle immagini fornite dall’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma, Fondazione Museo della Shoah e dal CDEC.

Intervista a Mauro Maugliani:

  1. Come nasce l’Arte dentro di te? le tappe essenziali della tua vita?

Quello che faccio è il mestiere dell’artista, ed è un privilegio, ero bambino quando mi esprimevo con matite e colori, ne ho perso memoria, ma ricordo l’odore della mia prima scatola di colori ad olio, regalatami dalle maestre elementari. Poi la passione diventa studio, esperienza,ricerca,vita. Le opere dei grandi maestri, i miei musei sono state le chiese di Roma ! E le cattedrali dei musei contemporanei, l’incontro sorprendente con l’opera di Jean Fabre al Pecci di Prato. Non so come sia diventato un mestiere, ma la mia prima a Palazzo Valentini mi fece conoscere il caro Alberto Agazzani critico d’arte a cui devo molto, con il quale feci le prime cose , poi vennero alcuni premi, e la Galleria L’Opera di Roma di Andrea Iezzi con il mio dipinto vandalizzato. Nel 2013 l’incontro con il critico d’Arte Gianluca Marziani , che mi seleziono’ con Ego te Absolvo per il progetto Atollo e Close Up a Palazzo Collicola Arti Visive. Determinante è stato il Maam il Museo dell’altro e dell’altrove di Roma e l’incontro con il Direttore artistico Giorgio De Finis, un non luogo di pura energia, dove realizzai diverse opere site specific. Nel 2014 fui invitato al Premio Michetti e nel 2015 realizzai Versus, personale alla Suppan Contemporary Gallery di Vienna, e nello stesso anno la Pinacoteca d’Arte Contemporanea G.Da Gaeta ospito’ la mia personale Noli me tangere a cura di A.Carlino. Il mio incontro con la critica d’arte Giorgia Calo’ ha segnato un momento molto importante, divenuta Assessore alla cultura della Comunità Ebraica di Roma, aveva curato alcune mie mostre come Ordinary People a Le Galerie Municipale Les Bains Douches di Antibes e soprattutto il progetto Etoiles Filantes presentato nel 2017 al Musee Massena di Nizza, arrivando poi a Roma come progetto itinerante al Macro Testaccio.

  1. Impegno, ricerca, dedizione, amore per l’Arte?

Il mio lavoro è dedizione totale, disciplina e rigore. Ci sono giorni in cui ho bisogno di guardare, progettare, semplicemente nutrirmi di vita, studiare sguardi e odori. Sentire tutto il peso di un’umanità che si muove e avvertire quell’energia che è nell’aria del cambiamento e riuscire a coglierla ! Insomma passione per l’arte certo sapendo che è un grande strumento critico.

  1. Vuoi parlarci del tuo metodo di lavoro? Una tua giornata tipo?

la metodologia dipende dal progetto che ho davanti, se lavorare a sottrarre o a mettere, questo per me è determinante, giustifica la sintesi del lavoro stesso, il senso di raccontare una storia e l’esperienza di viverla attraverso la mia sensibilità. Posso lavorare con una penna bic come un grande disegno cosmico dove il fluido ossidando prende nuova vita, con la pittura ad olio nella ricerca ossessiva del dettaglio che chiude lo sguardo perso di un volto, piuttosto che la consunzione del legno . La giornata di lavoro parte presto la mattina, è scandita seguendo i tempi rituali dei prosciughi della pittura, esplorazioni tecniche, messa a punto dei materiali, i supporti piuttosto che la ricerca dei modelli, le impaginazioni delle immagini. Dipingo in atelier a luce naturale, rasente mai diretta fino a sera.

  1. La tua tecnica del legno carbonizzato è molto interessante, come nasce?

La tecnica del legno carbonizzato e consunto nasce dalla necessita di raccontare Etoiles Filantes, esclusi subito la pittura, volevo qualcosa che metaforicamente agisse sul concetto di memoria cosi come cercare nel buio dei ricordi, quindi pensai a carbonizzare o annerire il legno , e per sottrazione far rinvenire le immagini dei bimbi , per semplice pressione della mano utilizzando carta vetrata , trovo che la natura del legno rinvenuto tracci forme evocative, crude.

  1. Ogni azione influenza il tessuto sociale? Secondo te come?

Certo, soprattutto l’azione di un artista, perché lavora sulle dinamiche di un mondo in trasformazione, e se ne è capace ne anticipa i disagi, le contraddizioni i limiti, magari li accentua in provocazioni.

  1. Che rapporto artistico hai con altri artisti contemporanei?

Devo dire per mia esperienza, che i cambiamenti sociali, hanno modificato anche i rapporti interpersonali, e il mondo artistico non ne è esente. Credo siano finiti i cenacoli artistici, le correnti o le factory, siamo tutti molto «connessi » ma attraverso un sano individualismo ,sottomessi all’artificio dei social. Dunque devo dire che il mio rapporto con altri artisti contemporanei, quelli che conosco, sono determinati dal rispetto e la stima sul lavoro che fanno, a volte nascono delle vere amicizie, e quando accade ne faccio tesoro, scambiandoci opinioni, ma soprattutto reciproco sostegno.

  1. Esistevano in passato influenze reciproche tra artisti vari, e oggi?

Oggi come ieri gli artisti si guardano e si contaminano reciprocamente, ora il discorso sta sul livello, ossia a volte vedo banali imitazioni, direi mode, e allora si scade in citazionismi sterili, installazioni improbabili. Altre volte invece si traduce in un discorso corale che funziona.

  1. Quale artista del 900 è significativo per te e perché?

Non ho un’idea preconfezionata e stabile rispetto a questo, mi piace cambiare idea , mi lascio sorprendere dall’opera di artisti cosidetti minori che trovo enorme, e spesso mi sovrappongo in queste classifiche. Credo comunque che ciascuno abbia contribuito per poesia o per genialità e talento, potrei dire Duchamp , ma anche Andy Warhol o AiWeiwei . Le motivazioni sono nella svolta concettuale dell’opera d’arte, della sua funzione e fruizione, insomma hanno aperto nuovi mondi.

  1. Parliamo della tua mostra che apre…come è arrivato il titolo, cosi dolce e sognante?

Il titolo della mia Mostra Etoiles Filantes nasce un po’ per caso, volevo qualcosa che fosse in linea con quello che andavo a raccontare, le vite di bambini vittime delle infamie umane, dal futuro negato come piccole stelle cadenti che notai una sera in cielo per il lasso di un secondo.

  1. Come nasce questo progetto sulla memoria? Come ti sei documentato sui deportati?

Questo progetto viene da molto lontano, da quando a scuola mi raccontarono la tragedia della Shoah, ne rimasi profondamente colpito, questa cosa non si è mai risolta dentro di me, ho sempre cercato delle risposte invano. Lavorando sulle dinamiche ed i fenomeni sociali poi, le cose si amplificano. Avevo bisogno di fare qualcosa che parlasse della shoah, delicatamente, facendo attenzione a non corroderne la memoria, senza scadere in banalizzazioni estetiche. Con Etoiles Filantes ho voluto immaginare che per un attimo questi bambini tornino a giocare tutti insieme, e questa era la cosa più giusta che io potessi fare in loro memoria. Per realizzare le opere ho avuto bisogno del sostegno delle Comunità Ebraiche di Nizza e Roma nella produzione di documentazione e la ricerca, che ringrazio profondamente. Un lungo lavoro accanto alla curatrice della mostra Giorgia Calo’ che ha sostenuto il progetto sin dall’inizio, grazie alla quale siamo riusciti a fare di Etoiles Filantes una mostra itinerante.

  1. Vorresti ridare il sorriso ai bambini?

Come dicevo il mio intento con questa Mostra è quello di farli tornare a giocare, tutti insieme! restituendogli attraverso la memoria la loro infanzia rubata.

  1. Differenze tra Italia e Francia, visto che ci vivi da un po’ per scelta?

Trovo molto stimolante vivere in un altro paese, ti mette in discussione, e poi io amo esplorare, mi affascina tutto quello che non appartiene alla mia cultura di origine. I francesi li trovo mediamente molto sensibili all’arte, facilmente integrano nel loro tessuto sociale chiunque, ed esiste il senso meritocratico. La mia è stata una scelta, sentivo il bisogno da tempo di dover uscire dal mio paese, soprattutto perché essere un artista è anche questo, fare un bagaglio di esperienze e conoscenza

  1. Cosa si dovrebbe fare qui Italia per migliorare il mondo dell’arte?

Ma il mondo dell’arte è uguale un po’ dappertutto ormai. Per il resto sappiamo come funziona, il mercato è il nuovo Glem, ma questo è così in ogni campo. Purtroppo in Italia si investe poco sull’Arte, ed è una risorsa enorme per il nostro paese, la nostra creatività, il nostro made rimane un modello, anche stando da fuori. Si dovrebbe investire di piu’ sull’Arte.

  1. Sogni e speranze future e progetti?

Sogno che non ci siano più guerre, che tutti i bambini possano avere il tempo per giocare, di vivere la loro infanzia, spero che l’arte, la bellezza possa contribuire a salvare il mondo. Sto lavorando su nuovi progetti sia a Parigi che a Roma, ma c’è tempo per anticiparne notizie.

La mostra, nella sede del Mattatoio, si presenta come una grande installazione in un ambiente semioscuro, in cui dallo spazio buio emergono i ritratti dei bambini. La mostra si snoda infatti tra piccoli e grandi ritratti, realizzati su tavola di legno carbonizzata raschiata e levigata: graffiandone la superficie, un lavoro a sottrarre, perché sottratti essi stessi alla vita, ed il legno che ne riaffiora ridisegna gli sguardi persi che ci interrogano. In filodiffusione un sonoro che riporta ai giochi interrotti.

Iniziativa a cura dell’Assessorato alla Cultura della Comunità Ebraica di Roma, ASCER e Azienda Speciale Palaexpo. La mostra è come una preghiera per tutti i bambini vittime della Shoah, i loro ricordi, i loro sorrisi rubati, le carezze perse, senza voler creare un pathos banale che generi una saturazione della memoria.

Étoiles filantes fa parte di MEMORIA genera FUTURO, programma di appuntamenti coordinato da Roma Capitale in occasione del Giorno della Memoria 2018.

Mauro Maugliani Tivoli nel 1967, vive e lavora a Nizza. Dal 2000 l’artista è attivo sulla scena contemporanea, tra i progetti espositivi personali si segnalano nel 2011 la mostra intitolata “Face Off” presso la galleria Romberg di Latina e nel 2009 la mostra “Reale per Eccellenza” alla galleria Spazio Officina. Tra i progetti collettivi: “Atollo”, Palazzo Collicola Arti Visive Spoleto; “Trialogo” galleria L’Opera di Roma; “Look At Me”, Pinacoteca Comunale di Gaeta. Nel 2014 la Fondazione Michetti, in occasione del LXV premio, ha acquisito, nell’omonimo museo, l’opera dell’artista intitolata “Eclissi”. Nel2015 si registra la sua presenza all’interno del progetto collettivo “Close Up” a Palazzo Collicola e la personale “Versus” alla Galerie Suppan Contemporary di Vienna. Nello stesso anno la mostra la Galerie Municipale Les Bains Duches di Antibes, ospita “Ordinary People”. Nel 2017 la personale Etoiles Filantes al Muséé Masséna di Nizza e al Centre Universitarie Mediterranee la mostra “Polvere di Stelle” promossa dal Consolato Italiano a Nizza.

Mostra Étoiles filantes di Mauro Maugliani Roma
31 gennaio-18 marzo 2018
MATTATOIO (ex Macro testaccio) Padiglione 9b
Piazza Orazio Giustiniani, 4
00153 Roma
Tel +39 06 39967500
www.mattatoioroma.it

 Opening martedì 30 gennaio 2018 ore 17,30

Critica di Giorgia Calò
Mauro Maugliani rientra nel filone di questa tendenza artistica, vede la necessità assoluta di ritrovare e preservare la memoria della shoah strappando i volti all’oblio, integrandoli nella nostra memoria. L’artista preleva le immagini dei bambini restituendoci figure nitide capaci di sollecitare interrogativi in merito alla loro sorte. Basandosi su un lavoro propriamente iconografico che parte dagli archivi fotografici, Maugliani celebra la vita ritrovata, senza per questo perdere la memoria del genocidio. Ricrea pedissequamente la realtà e al contempo è in grado di mantenere una distanza rispettosa di una verità insostenibile. I ritratti, tanto puntuali da sembrare fotografie, sono ridotti al bianco e nero. Non sono consentite distrazioni, così da sollecitare in chi guarda domande dirette, appuntite come lo strumento di cui si serve per incidere la tavola, facendo emergere il volto ed evocandone la sua storia. Così questi ritratti affiorano metaforicamente dalla materia, restituendo volto e voce ai bambini. Riemergono dall’oscurità del nero, graffiato e consunto dalle mani dell’artista, i loro sguardi, occhi che illuminano il mondo, le pieghe espressive delle loro bocche, sorrisi trattenuti, colmi di dignità. Nessun riferimento, nessun indizio che ci permetta di capirne la loro origine, la loro nazionalità. Sono bambini ebrei di Parigi, di Nizza, di Roma, di Varsavia, di Terezin. Sono soltanto dei bambini innocenti e noi abbiamo il dovere di ricordarli come tali. Di questi bambini l’artista ci fornisce il loro nome ma non ci suggerisce chi di loro sia tornato dai campi di sterminio. Tutti devono sopravvivere grazie al nostro ricordo e alla nostra memoria. Stelle cadenti, le chiama l’artista, tanto preziose quanto illuminanti, capaci di indicarci la via della resilienza, ovvero la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di ritrovare il senso di umanità perduta. Per questo Mauro Maugliani non ricorda i morti, ma i Vissuti. Accende le luci della memoria per non dimenticare il dolore e per costruire un futuro degno di essere vissuto dai bambini.
Giorgia Calo’ Assessore alla Cultura Comunità Ebraica di Roma

Orario

Dal martedì alla domenica dalle 14.00 alle 20.00
Lunedì chiuso

L’ingresso è consentito fino a 30 minuti prima della chiusura

Biglietti

-Intero € 6,00
-Ridotto € 5,00

Per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale

-Intero € 5,00
-Ridotto € 4,00

Il biglietto è valido per tutte le mostre in corso al Padiglione A e Padiglione B

Info Tel +39 06 399 67 500

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