
Ego è il nuovo singolo iconico dei Mavìlle, band romana che pubblica un brano solare, ballabile, coinvolgente, tra dance e funk-rock, per farci ancheggiare (fuori ovunque dal 12 settembre). Ma al suo interno c’è un contenuto potente. La canzone è la testimonianza musicale di un affiatamento umano e professionale importante, perché scritto insieme da 4 amici che hanno deciso di dare vita a un gruppo, ed è il frutto di un lavoro certosino sulle sonorità, sulle timbriche.
È un pezzo suonato con una cura artigianale che oggi si usa poco (purtroppo); non c’è niente di prefabbricato. Ecco perché l’amicizia dei Mavìlle è così unica. Il rapporto che si crea tra i membri di una band è molto più profondo di una semplice conoscenza. Esiste un filo invisibile che li unisce, e nasce dall’esigenza condivisa di fare musica: solo loro quattro riescono a spingersi oltre, come un meccanismo naturale della vita, simile al respiro. Nonostante le differenze individuali, sono uniti dalla passione e dal desiderio di trasmettere emozioni attraverso le loro composizioni. Ma siccome ogni mestiere nasconde fatica, sudore, nervosismi, e la musica non è da meno, nella loro unione i Maville trovano una forza aggiuntiva che gli permette di far girare la ruota del destino senza sforzi. L’intervista a Roberto, il cantante.
Quali sono le difficoltà dell’essere una band indipendente, in una scena musicale sempre più pressante?
Probabilmente la difficoltà più grande è quella di emergere e farsi sentire. La scena musicale di adesso è molto esigente, e forse più che qualitativamente è un discorso di quantità. Devi essere sempre presente. Sempre sul pezzo. Sempre con roba nuova da pubblicare.
Cosa pensate del fatto che se non si hanno numeri alti (cosa peraltro difficile all’inizio), l’industria discografica non si muove?
All’inizio il discorso dei numeri può spaventare. Poi però ci rendiamo conto del perché facciamo musica, e non è per i numeri, i soldi o la fama. Questo mestiere lo fai per trasmettere qualcosa, lasciare un messaggio a chi ti ascolta. I numeri e tutto il resto arrivano di conseguenza. Se hai i numeri ma non hai nulla da dire, duri poco.
Avete alle spalle studi di canto o musica?
Qualcuno di noi sì, qualcuno di noi no, come Gioele (che è nato con questo dono meraviglioso e di cui non riusciamo a capacitarci). Noi Mavìlle siamo però tutti d’accordo sul fatto che lo studio fine a se stesso è poco utile se non hai il coraggio di mettere da parte tutto quello che hai imparato per tirare fuori quello che sei realmente.
Come hai trovato i tuoi compagni di avventura?
Gio ed Edd (tastierista/bassista e batterista) suonavano insieme in un altro progetto. Io (Rob, il frontman) stavo facendo busking per le strade di Roma quando mi si piazza davanti Gio che era appena uscito dall’università e mi disse che avrebbe voluto suonare insieme. È divertente il fatto che sembra un po’ un film. Io quel giorno non volevo andare a fare busking e Gio di solito tiene il finestrino della macchina chiuso oltre alla musica metal a palla. Beh quel giorno abbiamo fatto tutti e due qualcosa di insolito e puff, come per magia ci siamo conosciuti.
Quando ho conosciuto Edd in sala prove la prima cosa che ho pensato è stata “Questo con le bacchette pesta come un animale, mi piace!”. E si vedeva già il feeling che avevano lui e Gio. Musicalmente si capivano perfettamente, come se parlassero la stessa lingua. Red (il chitarrista) è arrivato per ultimo e con lui abbiamo subito trovato il nostro modo di comunicare. È stato amore a prima vista, insomma.
Come avviene la scelta di presentare un singolo anziché un altro? Chi “guida” artisticamente parlando?
Abbiamo la fortuna di scrivere molto, e spesso ci troviamo a scegliere un brano piuttosto che un altro, ma mai senza prima esserci interfacciati tutti e quattro. Di solito Gio ed io abbiamo le idee un po’ più chiare all’inizio in quanto siamo noi che scriviamo i brani e li portiamo in sala prove agli altri. Ma dopo averli fatti sentire e averli provati in sala, le decisioni le prendiamo insieme. Se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo possiamo dire che il ruolo di “direttore artistico” sia in mano a Gio che solitamente ha già un’idea se pur di base di un arrangiamento nuovo prima ancora che io ci scriva qualcosa.
Dove vi vedete tra qualche anno?
A casa di uno piuttosto che dell’altro a scrivere (ahahaha); come ho detto prima non si sceglie di fare musica per fare numeri ma per esigenza personale. E se è vero che chi non molla prima o poi ci arriva beh, ne vedrete delle belle!
Seguirà un album?
Abbiamo in mente un concept per un ipotetico album e i brani non ci mancano. Ma non sappiamo ancora nulla (o forse sì?). L’unica cosa che potete fare è aspettare, non vediamo l’ora di dirvi di più!

Jimmy Rabbitte, figlio di un fanatico di Elvis è nato a Dublino nel 1970. Laureato in sociologia, da sempre appassionato di musica, si diletta tra piccole band e collaborazioni giornalistiche. Vive a Roma da più di 15 anni e non si perde un concerto da San Lorenzo a Testaccio, dal Pigneto a Portonaccio.
Jimmy Rabbitte, figlio di un fanatico di Elvis è nato a Dublino nel 1970. Laureato in sociologia, da sempre appassionato di musica, si diletta tra piccole band e collaborazioni giornalistiche. Vive a Roma da più di 15 anni e non si perde un concerto da San Lorenzo a Testaccio, dal Pigneto a Portonaccio.

