L’Arte Viva – il meglio della Biennale 2017 con gli artisti, degli artisti e per gli artisti

Viva arte viva la 57 Esposizione Internazionale d’Arte-Biennale 2017 è stata aperta al pubblico sabato 13 maggio 2017 ed è aperta fino domenica 26 novembre 2017. Siamo quasi alla fine del più importante appuntamento per il mondo dell’arte e sin dall’apertura ci siamo trovati negli storici Padiglioni fino ai Giardini poi all’Arsenale e nel centro storico di Venezia, è sempre un bel impegno camminare per raggiungere i vari padiglioni ma di alcuni è stata una bella sorpresa, qualcosa di nuovo. Una mostra accessibile e godibile per il pubblico.

Sono 120 gli artisti partecipanti, provenienti da 51 paesi; di questi 103 artisti sono presenti per la prima volta nella Mostra Internazionale. Affiancata da 85 Partecipazioni Nazionali. Sono 4 i paesi presenti per la prima volta come Antigua e Barbuda, Kiribati, Nigeria, e Kazakistan, solo per la prima volta e con uno spazio all’interno di una chiesa molto interessante!

Quest’anno hanno creato una Tavola di incontri con gli artisti tutti i venerdì e sabato, uno alla volta. Aperta al pubblico al fine di lasciare agli artisti lo spazio per parlare del proprio lavoro con video-selfie in cui si presentano liste dei libri preferiti redatte per il progetto «La mia biblioteca». Tema principale è: Dialogare

La Mostra è quest’anno a cura da Christine Macel chief curator del Center Pompidou a Parigi, è la quarta donna chiamata per la direzione artistica nei 122 anni di storia di questa manifestazione, dopo Maria de Coral e Rosa Martinez, che insieme curarono quella del 2005, e Bice Curiger a cui fu affidata l’edizione del 2011.

La Marcel ha creato un progetto omogeneo «Una Mostra ispirata all’umanesimo. Un umanesimo non focalizzato su un ideale artistico da inseguire, né tanto meno caratterizzato dalla celebrazione dell’uomo come essere capace di dominare su quanto lo circonda; semmai un umanesimo che celebra la capacità dell’uomo, attraverso l’arte, di non essere dominato dalle forze che governano quanto accade nel mondo, forze che se lasciate sole possono grandemente condizionare in senso riduttivo la dimensione umana. È un umanesimo nel quale l’atto artistico è a un tempo atto di resistenza, di liberazione e di generosità.»

Presieduta dal Presidente della Biennale Paolo Baratta: «La Biennale si deve qualificare come luogo che ha come metodo, e quasi come ragion d’essere, il libero dialogo tra gli artisti e tra questi e il pubblico. Perché questa Biennale è proprio dedicata a celebrare, e quasi a render grazie, all’esistenza stessa dell’arte e degli artisti, che ci offrono con i loro mondi una dilatazione della nostra prospettiva e dello spazio della nostra esistenza.»

VIVA ARTE VIVA si sviluppa intorno a nove capitoli o famiglie di artisti, con due primi universi nel Padiglione Centrale ai Giardini e sette altri universi che si snodano dall’Arsenale fino al Giardino delle Vergini. «Una Mostra ispirata all’umanesimo – sottolinea Christine Macel – un umanesimo nel quale l’atto artistico è a un tempo atto di resistenza, di liberazione e di generosità». Quello che mi hanno maggiormente colpito quest’anno sono stati diversi Eventi Collaterali selezionati che anche il grande pubblico ha potuto ammirare in modo particolare! Una serie di mostre sparse e gli artisti al centro, quello che emoziona maggiormente. In generale, è sempre interessante vedere molti artisti provenienti da tutto il mondo globale. Lo spazzatore di luce, le scarpe fiorite, il tunnel-obitorio, i “gomitoli” colorati: Novità di quest’anno la creazione di zone tematiche molto interessante, la performance la fa da padrone in genere opere intrise di riflessioni, ideologie, nuove tecnologie e nuove strade conoscitive. Così, nel Padiglione centrale ai Giardini Franz West ci dorme, come Yelena Vorobyeva e Victor Vorobyev e si trovano distesi su un letto dove riposano, Frances Stark seduto sul divano del suo atelier, mentre Katherine Nuñez e Issay Rodriguez artiste filippine, fanno serenamente l’uncinetto. La noia e anche i libri diventano creatività, e anche le installazioni molto particolari e belle come quella di Olafur Eliasson dal titolo otium-negotium, dove un gruppo di rifugiati realizza lampade progettate ad un artista che non ci sta più, tutte realizzate in comune e che si possono acquistare. Come sempre, intorno alla Biennale si districa in tutta la città un‘offerta di grandi occasioni da non perdere, tutto ruota intorno all’uomo, alla vita e alla magia e al sogno, ..vale la pena perdersi per le calli e immergersi nell’incantesimo che celebra il maestro British Art Damien Hirst alla Fondazione Pinault dalla Punta della dogana a Palazzo Grassi; e il maestro Ettore Sottsass alle Stanze del Vetro della Fondazione Giorgio Cini.

Cosa cosa ci ha colpito di più. Tra i 12 Padiglioni migliori del 2017 in ordine:

Germania: Anne Imhof titolo Faust a cura di Susanne Pfeffer geniale, una performance che ha avuto il premio quest’anno per la migliore partecipazione nazionale che ha portato un lavoro fatto appunto di performance e minimalismo. I Cani hanno i turni, le ore di riposo come al circo e sono la performance canina: sei cuccioloni di doberman dentro un recinto raspano intorno ad altrettanti ragazzi-comparse dallo sguardo spiritato, non si capisce se per esigenze artistiche o per la strizza. (I cani sono stati preso in prestito da una signora veneziana).

Italia: Giorgio Andreotta Calò Roberto Cuoghi Adelita Husni-Bey a cura di Cecilia Alemani dal titolo “ il mondo magico” titolo ispirato dal libro dell’antropologo Ernesto de Martino (1908-1965). Cuoghi propone opere realizzate sulla vita e la morte che ritraggono ‘Cristo’ in versione ‘mummia’. Entri cosi in un tunnel di plastica gonfiabile che è un obitorio di corpi di composto organico che cambiano forma a seconda della voracità della muffa. Alla fine del tunnel, però, non c’è la luce bensì una cella frigorifera dove conservare i resti e una macchina disidratartici dove ridurli. Il percorso prosegue attraverso l’installazione suggestiva ed emozionante “La fine del mondo” di Giorgio Andreotta Calò, fino alla video installazione di Adelita Husni-Bey. direi interessante ma voluto. La curatrice Alemani ha avuto il merito di selezionare in modo restringente giovani artisti e di valore (invece di proporre l’ennesima raccolta vasta di nomi) per dare un segno incisivo. Un lavoro di grande valore e di impatto emotivo, reso possibile anche perché si è scelto il commissario con anticipo.

Belgio: con le splendide opere di Dirk Braeckman e “One thousand and one night” titolo dell’opera del belga Edith Dekyndt come fosse polvere, però è luce; come fosse un tappeto, però è un rettangolo bianco. insieme all’idea, ha anche trovato un virtuoso della ramazza disposto a spazzare per otto ore al giorno il pulviscolo dall’invisibile persiano.

Messico: con Carlos Amorales in “life in the folds”, alfabeto d’artista, creando un’opera d’arte totale in cui diverse discipline sono coinvolte come le arti visive, grafica, animazione, film, musica, letteratura, poesia e performance convergono attivando riflessioni non convenzionali..

Giappone: le case volante di Takiro Iwasaki, in “Upside-Down Forest” artista ci fa tuffare nella sua foresta di case di legno e non solo. L’artista viene da Hiroshima è noto per le sue riproduzioni in scala ridotta di torri e santuari tutti sotto sopra in legno. La mostra curata da Meruro Washida.lo aspettiamo presto in Italia!

Korea: Cody Choi Wan lee counterbalance the stone and the mountain a cura di Lee Daehyung, allegro geniale colorato, col suo neon la facciata sembra un motel irreale. L’artista si ispira ad altre città che condividono con Venezia il potere di far sognare le persone e anche dominate da spirito commerciale come Las Vegas a ovest e Macao a est.” La sua ricerca è contro la forte occidentalizzazione della Corea e studia i conflitti culturali che influenzano l’arte.

Inghilterra : i colori di Phyllida Barlow in “Folly” termine che indica la decorazione architettonica stravagante e anche lo stato ebbrezza mentale. L’opera interagisce con l’architettura ovunque l’atrista ha installato un gruppo di buffe palle giganti colorate come delle bolle, che in qualche modo demistificano le seriose forme neoclassiche dell’edificio, a cura di Delphine Allier e Harriet Cooper.

USA: Marc Brasford “Tomorrow is another day” a cura di Chirstopher Bedford e Katy Siegel molto bello e interessante tra arte e politica,ha creato un opera sitespecific in cinque stanze diverse, riunisce un approccio forte al colore, ricorda Rochko e alla materia con un’attenzione profonda per le tematiche sociali e con persone che vivono ai margini della società. In una delle stanze si trova una Medusa, fatta con ciocche di carta nera dilavata, materia che lavora frequentemente, a formare un trittico classico-contemporaneo intorno al tema della rappresentazione femminile.

Francia: Xavier Veilahn studio Venezia a cura di Lionel Bocier e Christian Marclay, speciale con la sua musica contemporanea in performance. Veilahn ha trasformato il padiglione in una geometrica “scatola” acustica in legno, con tanto di studio di registrazione, in cui si fa musica per tutta la durata della Biennale.

Svizzera: Carol Boce, Teresa Hubbard a Alexander Birchler “Woman of Venice” trae spunto dall’assenza, sconosciuta di Alberto Giacometti della Biennale Arte, a cura di Philipp Kaiser, si confrontano con l’universo di Alberto Giacometti e vuole esplorare la storia del Padiglione e dei contributi svizzeri alla Biennale da una prospettiva contemporanea e al contempo.

La nuova Zelanda: Su uno schermo lungo quaranta metri, il mega film d’animazione digitale di Lisa Rehiana racconta di colonialismo, potere e desiderio alle Tese dell’Isolotto. Per vederlo tutto bisogna spostarsi sulle panchette.

Chile: le maschere Mapuche sono 1500 esposte dall’artista Bernardo Oyarzùn, entri nel padiglione buio, illuminato dalle rosse scritte a led sulle pareti che riportano 700 cognomi della comunità, che resiste a tutto e all’estinzione grazie alla sua cultura.

Il padiglione delle collaborazioni e il padiglione dionisiaco: mi colpisce, quelli gestito dalle donne. Splendida la sala dedicata a Raymond Hains, le stoffe ricamate di Maria Lai, Gabriel Orozco, Leonor Antunes, ed Ernesto Neto e Kiki Smith. Una nota “Bio”, a metà delle Corderie, è l’opera di Michel Blazy: dalle scarpe da ginnastica Converse spuntano piantine di salvia, rosmarino, fiori di campo e altri aromi;

Alcuni artisti presenti nei Padiglioni da non perdere:

Michel Blazy di Monaco, vive a Parigi

Achraf Touloub di Casablanca, vive e lavora a Parigi

Biennale Off particolare:

Sarah Revoltella, della Fondazione Pistoletto, una performance diffusa stupenda in contemporanea a sei paesi in guerra contro l’utilizzo delle Armi, un tema attuale e drammatico. L’Azione consiste nell’esplosione delle armi in pubblico. I cocci delle armi e frantumi che assurgono a 3 grandi fiori a cerchio e semi che potranno a loro volta germinare.

57a Biennale – Viva Arte Viva dal 13/05/2017 al 26/11/2017
Curatore : Christine Macel
Arte contemporanea, nello Spazio espositivo: PADIGLIONE CENTRALE

Indirizzo:
Fondamenta dell’Arsenale – Venezia – Veneto

Sito web ufficiale della Biennale Arte 2017:
www.labiennale.org

Hashtag ufficiale: #BiennaleArte2017

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