“Asterix e la Corsa d’Italia” e l’eroe Coronavirus dal 2017 con i nuovi stereotipi francesi

 

Il francese Astérix sapeva che in Italia c’era il CORONAVIRUS dal 2017? Molti se lo sono chiesto addirittura pensando sia  girato in rete un falso il libro di Asterix.  Il libro fumetto “Asterix e la corsa d’Italia” è vero ed è uscito nel 2017 e racconta una storia dell’autore Jean-Yves Ferri con disegni del fumettista francese Didier Conrad.
Molti si chiedono ora come mai sia stato creato il personaggio “Coronavirus” che come da tradizione è uno dei tanti nomi buffi presenti nei fumetti di Asterix e che sono inventati proprio in chiave comica.
Coronavirus è un atleta mascherato, è il solito eroe romano imbattibile da tutti tranne che dai Galli. La presa per i fondelli all’impero romno da parte del fumetto segue sempre lo stesso schema e, sebbene non riveleremo chi si cela dietro la maschera, come sempre anche questa storia termina con il temibile Coronavirus sconfitto e umiliato da nostri eroi.

Il nome Coronavirus è quindi del tutto causale e scelto appositamente per sfottere i romani? In Asterix i nomi dei personaggi sono sempre ironici, il loro suono serve a prendere per i fondelli e quindi la moglie di Coronavirus viene chiamata Mozzarella mentre lo sponsor Garum Lupus.

Qualcuno si chiede come è possibile fare ironia con questo problema, ma a difesa degli autori dobbiamo pensare che nel 2017 tale termine era poco utilizzato ed erano passati poco meno di 15 anni da quando era scoppiata l’epidemia in Cina di coronavirus Sars. Per cui siamo predisposti a credere che quando è uscito il fumetto la minaccia di una pandemia sembrava essere del tutto lontana.

Se un pericolo è lontano è abbastanza pacifico farne ironia e scherzare, sopratutto perchè Coronavirus è il nome di una famiglia di virus che i virologi di tutto il mondo conoscono da molto tempo.

Asterix © 2017 Les Editions Albert Rene / Goscinny Uderzo

Asterix e la Corsa d’Italia
di Jean-Yves Ferri e Didier Conrad
traduzione di Vania Vitali e Andrea Toscani
distribuito in Italia da Panini Comics, 2017
Titolo originale: Astérix et la Transitalique
Rilegatura: Cartonato
ISBN: 9788891230201
48 pagine, 12,90 €

Asterix e la corsa d’Italia:  Nel 50 a.C. L’Italia è quesi completamente sotto il dominio di Roma. Cesare spera in un’Italia unificata ma la penisola è composta da molte regioni che rivendicano ognuna la propria indipendenza… Il 26 ottobre Asterix sbarca in Italia e inizia una corsa rocambolesca lungo tutto il paese!

Asterix © 2017 Les Editions Albert Rene / Goscinny Uderzo

“Tutte le strade portano a Roma”, in latino “Omnes viae Romam ducunt”, è il detto tipico della cultura italiana ed è conosciuto da tutti proprio perchè quasi tutte le principali strade consolari partivano proprio dalla capitale. Basta pensare alla via Aurelia, l’Appia, a via Cassia, la Salaria , la Flaminia , Tiburtina,  Casilina,  Ostiense .

Il proverbio è insito nella cultura popolare italiana anche perchè l’efficiente sistema di strade è sempre stato un motivo di vanto dell’antica Roma. Per questo motivo  “Asterix e la corsa d’Italia” inizia con questa frase:
<<Ah l’Italia… Terra di meraviglie e di una fulgida civiltà. Per raccontarla quale miglior simbolo delle sue strade, sicure e dritte, che da ogni angolo del mondo conosciuto portano a Roma ?>>.

Ma i francesi non sono generosi in omaggi al nostro paese per cui questo incipit nasconde subito la sottile satira ant’italica che caratterizza il fumetto di Asterix. Non a caso la storia già dalla prima ironizza sullo stato di manutenzione delle strade e l’avventura si apre con un incidente in cui una biga pede una ruota ed esce di strada, e appare il commento da un passante “Aridaje! Corrono, corrono… nun lo sanno che a Roma ce stanno le buche ?!”. Si contionua con il responsabile della viabilità, Lactus Bifidus, che viene accusato di finanziare le sue orge con quanto stanziato per la cura e la manutenzione delle strade. Così che organizza la gara per dimostrare l’eccellenza del sistema stradale romano.

 

In tutti fumetti di Asterix la lingua latina viene usato sempre ironicamente e i latino viene spesso inserito come intercalare sulla bocca delle personalità politiche di Roma antica che lo usano solo per l’apparenza, per rendere colto il proprio discorso e collocarsi per questo in un ruolo sociale superiore. Questo uso della lingua latina è certamente poco elegante e ci ricorda il Don Abbondio dei “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni che con il proprio latino cerca di suggestionare chi non è colto, ma quello che usa il Don non è un “latino corretto” ed solo è frutto di citazioni e non di una reale cultura linguistica.

Non a caso il personaggio Lactus Bifidus nel suo discorso iniziale dice: “Approfitto, hic et nunc ( qui e ora ), della parola concessami per annunciare una corsa di carri senza precedenti! La gara attraverserà l’intera penisola e sarà aperta a tutti i popoli del mondo conosciuto! Dimostrando così, urbi et orbi ( a Roma e al mondo ), l’eccellenza delle strade romane”.

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