BIBLIOAIUTO: PERCHE’ LEGGERE “IL METODO STICAZZI”?

IL METODO STICAZZI, di Carla Ferguson Barbieri – Aliberti Castelvecchi Editore.
Per chi cerca la leggerezza e desidera liberarsi da un eccessivo senso di responsabilità.

UN CASO EDITORIALE

Circa dieci anni fa “Il metodo sticazzi” è stato un exploit editoriale, che merita di essere osservato più da vicino. Un piccolo libro, direi un saggio, che tratta il termine romanesco “sticazzi” sin dalle sue origini. Propongo di abbandonare qualsiasi pregiudizio letterario per avventurarsi nei meandri del gergo che rappresenta una parte del costume attuale.

IL METODO STICAZZI, di Carla Ferguson Barbieri – Aliberti Castelvecchi Editore

LO STILE DI VITA CHE CONDUCE ALLA LIBERTA’

L’autrice Sara Ferguson Barbieri sembra essere una elegante signora borghese, ma in realtà si tratta di un collettivo di autori esperti di comunicazione, che ha curato questo libro fino a farne addirittura l’apologia di un metodo, una filosofia di vita. Personalmente però ritengo che dallo sdoganare questo termine a farne una filosofia di vita c’è un abisso. Ciò no toglie che si tratta di un libro da leggere con curiosità.

Secondo gli autori “sticazzi” è un’espressione colloquiale che è entrata nell’uso comune anche al di fuori dalla capitale italiana, seppur con accezioni regionali differenti. Non è più un’esclusiva giovanile, ma è entrata a far parte anche del gergo degli adulti, seppur in un ambito informale e scurrile. Oggi infatti la troviamo anche nelle performance comiche di Lillo e Gregg e nel linguaggio dei romanzi gialli del commissario di polizia Schiavone di Antonio Manzini, da cui è stata tratta anche una serie tv.

L’accezione principale del termine si riferisce ad un concetto ben preciso: la cosa in questione non mi tocca, non mi interessa.

“Il metodo sticazzi è la Via che ti conduce alla libertà…vive e cresce dentro di te. Coltivalo, ed esso ti renderà felice, ricco e amato da tutti…Il metodo insegna a non prendere sé stessi né il prossimo troppo sul serio, e semplifica operazioni razionali o emotive, che comportano spesso inutili sofferenze all’individuo che se ne fa carico.”

MANUALE D’USO

Gli autori illustrano in queste brevi pagine il metodo e i suoi vantaggi, oltre che le varie applicazioni. Insomma, un vero manuale d’uso. Premesso che l’entusiasmo che accompagna gli esempi storici mi sembra eccessivo, visto che vengono addirittura disturbate figure come Ponzio Pilato, Giulio Cesare, Machiavelli, Socrate, Manzoni e anche Mourinho, sono questi stessi personaggi noti a rendere l’idea comprensibile e immediata.

Insomma, leggendo queste pagine, le persone si dividono in tre categorie: gli aspiranti sticazzisti, i praticanti illustri e quelli convinti. A un certo punto la lettura poteva risultare stucchevole per l’ostinata apologia del metodo, salvo l’accortezza di rappresentare anche l’opinione dei detrattori, oltre che dei sostenitori di questo approccio. La trattazione dell’argomento è diventata quindi equa, persino d’ispirazione per chi soffre di un eccessivo senso di responsabilità e rigore.

IL TEST PER IL LETTORE

Infine, per chi nutrisse ancora qualche dubbio sul proprio grado di familiarità con il mondo dello sticazzi, il libro offre anche un test che permette di delineare il profilo del lettore sull’argomento. Ottima occasione, per chi non lo avesse ancora fatto, di immergersi in una introspezione, aggiungo io possibilmente con onestà intellettuale.

LA PREZIOSA AVVERTENZA FINALE

In tutto questo osannare il metodo, ho apprezzato particolarmente l’avvertenza finale, ovvero quando si esplicita dove non è assolutamente il caso di usarlo. Senza queste righe, alle quali avrei dedicato maggior approfondimento, il libro sfocerebbe in un delirio di menefreghismo assoluto.

CONSIGLIATO A CHI HA ECCESSIVO SENSO DI RESPONSABILITA’

Come in ogni situazione, gli estremi diventano negativi e l’applicazione ortodossa del metodo rasenta la spregiudicatezza. Credo però che i benefici maggiori li possano avere proprio coloro che spiccano per un estremo senso del dovere. Ovvero quando la serietà assoluta si trasforma in un limite e non in un punto di forza.

In buona sostanza questo saggio propone di vivere con accettazione e leggerezza e siamo tutti d’accordo su ciò, purché non si trasformi in superficialità.

“Ansia, rabbia…per non provare questi sentimenti basta decidere di evitarli. Il metodo insegna ad accettarsi….Conduce ben due risultati: l’aumento dell’autostima e il successo d’azione.”

Il sapore della leggerezza è impagabile e contagioso, migliora la qualità della vita propria e di chi ci sta vicino. Alla luce della precedente citazione, nei casi più estremi può diventare addirittura salutare. Possiamo quindi semplificare il messaggio di questo libro nelle seguenti parole:

“La morale? Individua le poche persone o cose a cui tieni veramente. E tutto il resto è sticazzi.”

Insomma, una sintesi apparentemente spicciola che espone il fianco agli hater di questo genere di scrittura. È vero però che, pur sembrando un saggio frivolo o volgare e a tratti, se preso alla lettera, addirittura nocivo, quando a piccole dosi è invece un balsamo, un supporto nella ricerca di un equilibrio fra eccessivo rigore e menfreghismo. Quindi, anche dove la lettura potrebbe sembrare inutile, si scopre del buono. A mio parere quel pizzico di sale che rende un piatto perfetto.

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