Detenuto in attesa di giudizio, sempre attuale il film del 1971 di Nanni Loy

Detenuto in attesa di giudizio, film del 1971 diretto da Nanni Loy e interpretato da Alberto Sordi, qui protagonista di un’eccellente prova di interpretazione drammatica. L’ispirazione per il film venne allo stesso Sordi quando lesse il libro Operazione Montecristo scritto in carcere da Lelio Luttazzi: inoltre un’altra fonte di ispirazione per la trama del film fu l’inchiesta televisiva Verso il carcere, realizzata da Emilio Sanna.

“L’impegno e la passione civile di Nanni Loy riuscirono in un vero miracolo: sotto le (riuscitissime) spoglie di un’opera cinematografica, si muovevano anche le anime del documentario e della denuncia, con una fusione perfetta tra i diversi livelli di scrittura e di analisi del film.
Dell’opera cinematografica, detto dell’interpretazione di Alberto Sordi, basta ricordare l’accuratezza delle locations (carceri sordide e diroccate, con l’aria del lager più che dell’istituto carcerario) e la capacità di cogliere, con l’occhio del regista, i passaggi più drammatici, sino alla tragedia: per tutte, merita una citazione la scena in cui il compagno di cella di Sordi, portato in Tribunale per un’udienza, nella quale riponeva ragionevoli speranze per tornare in libertà, al suo rientro in carcere, furioso per essere stato invece condannato ad una lunga pena ( per il disinteresse del suo legale), si scaglia, a calci e bestemmie, contro la statua della Madonna nell’ingresso del carcere, facendola cadere dal piedistallo e mandandola in frantumi.”

La scena, difficilissima da concepire e realizzare in quegli anni così…democristiani, aveva però una tale dignità artistica e di valore narrativo che, nonostante il plateale e volgare attacco ad uno dei simboli della Chiesa Cattolica, accusata senza mezzi termini di non rivolgere il suo sguardo verso l’umanità disperata del carcere, non ebbe nessun problema di censura: per cui Nanni Loy potè rappresentare la disperazione umana dal singolare punto di vista della divinità ( non a caso, la camera inquadra la statua che cade non dal basso, secondo la soggettiva del detenuto, ma dall’alto, secondo quella della stessa statua).

… Il film ha una forte carica descrittiva e fotografa l’Italia di quegli anni, cogliendo il livello di arretratezza organizzativa e culturale delle istituzioni, tra l’altro quelle di maggior delicatezza, vista la materia trattata, amministrazione della Giustizia ed amministrazione penitenziaria.”(…) “prendendo posizione sullo stato disastroso della giustizia di quegli anni, non solo Nanni Loy documentava quanto accadeva sotto gli occhi di tutti ma addirittura, con lo sguardo profetico dei grandi, anticipava la realtà drammatica che, pochi anni dopo, sarebbe esplosa con il caso Tortora”(…) “Ma, in realtà, quella storia e quella tragedia non hanno tempo: sono entrambe figlie della stessa angoscia del Processo di Kafka, ovvero il terrore del meccanismo divoratore delle persone, indifferente alla loro umanità ed auto-referenziale nella sua logica: anche Alberto Sordi non conosce l’accusa e non riesce quindi a trovare la ragione della spirale che lo sta risucchiando.”

(Paolo De Angelis, da “Cinemecum”)

Fonte citazione: http://www.cinemecum.it/newsite/index.php…

Fonte foto: tratta dalla bellissima pagina Cinema a Pennello, ove vi consiglio di fare un salto.

Articolo Tratto da: Indagine Di Una Cittadina Al Di Sopra Di Ogni Sospetto

Detenuto in attesa di giudizio

Paese di produzione Italia
Anno 1971
Durata 99 min
Genere drammatico
Regia Nanni Loy
Soggetto Rodolfo Sonego, Sergio Amidei, Emilio Sanna
Sceneggiatura Sergio Amidei, Emilio Sanna
Produttore Gianni Hecht Lucari
Fotografia Sergio D’Offizi
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Carlo Rustichelli, Lelio Luttazzi
Scenografia Gianni Polidori

Interpreti e personaggi

Alberto Sordi: Giuseppe Di Noi
Elga Andersen: Ingrid
Andrea Aureli: Guardia
Nazzareno Natale: Saverio Guardascione
Michele Gammino: Don Paolo
Lino Banfi: Direttore del carcere di Sagunto
Luca Sportelli: Agente del carcere di Sagunto
Tano Cimarosa: Agente del carcere di Sagunto
Silvio Spaccesi: Maresciallo carcere di Sagunto
Giovanni Pallavicino: Brigadiere Saporito del carcere di Sagunto
Antonio Casagrande: Giudice
Gianni Bonagura: Avvocato Sallustio Giordana
Giuseppe Anatrelli: detenuto Rosario Scalia
Mario Brega: detenuto
Mario Pisu: Psichiatra
Gianfranco Barra: impiegato dell’ufficio detenuti
Nello Appodia: detenuto ammanettato insieme ad Alberto Sordi
Fulvio Mingozzi: Mingozzi, una guardia carceraria
Antonio Spaccatini: cancelliere del giudice
Sergio Gibello : carabiniere che traduce Di Noi in carcere

Doppiatori originali

Stefano Satta Flores: Saverio Guardascione
Mario Bardella: il poliziotto alla frontiera

TRAMA

Il geometra romano Giuseppe Di Noi, da anni trasferitosi in Svezia, sposato con una donna svedese, Ingrid, e stimato professionista, decide di portare in vacanza in Italia la sua famiglia. Alla frontiera italiana l’uomo viene arrestato senza che gli venga fornita alcuna spiegazione. Dopo tre giorni di carcere a Milano, apprende di essere accusato di “omicidio colposo preterintenzionale” di un cittadino tedesco. Convinto che si tratti di un equivoco, il malcapitato viene tradotto di carcere in carcere, prima a Regina Coeli e poi fino alla località immaginaria di Sagunto (nei pressi di Salerno) e internato in una cella di isolamento, in quanto, essendo considerato latitante, è considerato “ad alto rischio di fuga”.
Di Noi subisce un lunghissimo calvario giudiziario, costellato di trattamenti umilianti e struggenti. L’incubo si protrae per molti giorni; a Sagunto il magistrato inquirente lo rimprovera di non poterlo ascoltare in quanto privo di un avvocato. L’uomo si trova, suo malgrado, coinvolto in una sommossa e trasferito dapprima in un carcere per reclusi ergastolani, dove scampa a stento a una violenza, e poi in una struttura psichiatrica. Occorrono l’ostinazione di sua moglie, l’appassionato interessamento del suo avvocato nonché la benevolenza del magistrato inquirente altrimenti in ferie, per arrivare a una spiegazione logica.
Ricevuto presso il nosocomio, Di Noi apprende dai legali che la morte del cittadino tedesco avvenne per il crollo accidentale (dovuto a bradisismo) del viadotto di una superstrada italiana progettata da lui stesso: il geometra, trasferitosi nel frattempo in Svezia e senza alcuna comunicazione internazionale, non rispondendo al mandato di comparizione, era tecnicamente ritenuto latitante. Chiarita la sua posizione, il geometra riacquista la libertà ma ormai è un uomo distrutto dalle violenze subite.
Giunto di nuovo al confine italiano, un sottufficiale di polizia di frontiera al traforo del Monte Bianco svolge il normale controllo per poi chiedergli di seguirlo per espletare “una pura formalità”, ma Di Noi terrorizzato, scende dall’auto e fugge via inseguito dai militari, fino a quando non viene colpito a morte da una raffica di mitra. Fortunatamente si tratta di un incubo a occhi aperti. Il poliziotto gli restituisce i documenti, il geometra si ridesta dal suo sogno e senza dire una parola si incammina sulla strada di ritorno, mentre l’agente augura a lui e alla sua famiglia un “arrivederci in Italia”… [da Wikipedia]

 

ECCO IL FILM COMPLETO Con Sottotitoli

 

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