FURIA AVICOLA

Furia Avicola _ foto Giovanni Chiarot

di Rafael Spregelburd
traduzione Manuela Cherubini
regia Rafael Spregelburd e Manuela Cherubini
con Rita Brütt, Fabrizio Lombardo
Luisa Merloni, Laura Nardi, Amândio Pinheiro
video Igor Renzetti
immagini Ale Sordi
musica originale Zypce

“Mentre nell’ambito dell’Ècole des Maîtres lavoravamo con un gruppo di attori provenienti da quattro paesi europei alla creazione di uno spettacolo intitolato La fine d’Europa. La Babele delle nostre lingue c’istigava alla formulazione di domande sull’identità, l’appartenenza e sul concetto di fine. Lo spettacolo Furia avicola è una delle derive di questo percorso, e porta con sé, trasformandole e rinnovandole, quelle domande, per generarne di nuove, insieme ad alcune riflessioni”. Raccontano così Rafael Spregelburd e Manuela Cherubini il loro spettacolo andato in scena al Teatro India di Roma. Una perfetta e divertente immagine del nostro tempo, un quadro integro e scombinato di una schizofrenia disarmante; la fine dell’arte , specchio e martire di questa crisi irriproducibile. La storia prende il via da un fatto realmente avvenuto nel non così lontano 2012 quando Cecilia Giménez, parrocchiana ottantunenne e pittrice dilettante senza esperienza né qualifica alcuna in restauro, prende di sua spontanea volontà l’iniziativa di mettere mano ad un’opera d’arte, ovviamente rovinandola. Si tratta di Ecce Homo dell’artista spagnolo Elías García Martínez, una pittura murale novecentesca che si trova nella città spagnola di Borja. La notizia che presentava l’affresco come vittima di un atto di vandalismo ebbe un forte successo mediatico e passò poco dopo sui maggiori quotidiani spagnoli, rendendo l’opera, prima non nota, di fama internazionale.
“La verità non esiste, per il semplice fatto che solo ci è dato nel delirio del linguaggio nominare cose e non conoscerle.” Diceva Carmelo Bene, e ci fa pensare alla superficie impenetrabile dell’arte, alle spiegazioni vane e senza senso che il testo di Spregelburd si delizia a ridicolizzare. E da qui tutto un susseguirsi di genialità drammaturgiche e maniacali operazioni dai misteriosi effetti, come un controscena profetico sul crepuscolo indorato di un’epoca ormai culturalmente stanca.

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