Edith Piaf. L’usignolo non canta più

All’ Off/Off Theatre, il nuovo teatro aperto a fine ottobre a Roma in via Giulia 20 , una straordinaria Melania Giglio interpreta (dal 28 novembre al 10 dicembre 2017) un suo testo inedito dedicato al più affascinante fenomeno della musica francese del dopoguerra.

Lo spettacolo : “Edith Piaf. L’usignolo non canta più”, grazie anche alla brillante regia di Daniele Salvo, ci porta in un’atmosfera di altri tempi e di altri miti che ancora però riescono ad emozionare e a commuovere.

Melania Giglio arriva , con un’insolita abile naturalezza , a trasportare il pubblico dentro l’anima del personaggio. (https://www.facebook.com/Melania-Giglio-Official-393562157461625/ )

Etith Piaf, ”il passerotto”, rivive sul palco e gli spettatori in sala gioiscono, sperano e soffrono con lei.

La storia è ambientata nel 1960. “ Una serie di eventi si sono susseguiti nella vita di questa piccola donna : lutti, incidenti, amori, liti, solitudine, alcol, gioie, successi e canzoni. Tutto si è abbattuto sull’usignolo come un uragano”. La protagonsta è ormai ridotta a vivere una sequenza di giorni oscuri e tutti uguali. Il ricordo del suo tragico amore , Marcel Cerdan , morto mentre attraversava l’Atlantico in aereo per raggiungerla a NY , la ossessiona. E’ in questo devastato territorio della decadenza che interviene l’eccellente Martino Duane, nel ruolo di Bruno Coquatrix, l’impresario dell’Olympia. Tra un bicchiere “proibito” e l’altro e una rivisitazione del tempo che fu ma che può ancora essere, Bruno la convincerà ad esibirsi utilizzando al meglio urla e abbracci . Trionfa il sogno, trionfa la speranza , a nulla vale il fatto che “l’artite l’ha resa gobba, l’alcol e i medicinali l’hanno resa gonfia e senza capelli, i lutti hanno ferito la sua voglia di vivere”.

Perfetta nell’interpretazione e anche nel canto, la Giglio dal palco riconsegna con rigore ogni sfumatura dell’interiorità di un’anima tormentata eppure nobile, apparentemente infantile eppure profonda, sorprendentemente vitale ma altrettanto fragile.

Tutte le canzoni , da “Milord” a “Non, je ne regrette rien“ – l’ultimo inno alla vita che la convince a tornar in scena – passando per “La vie en rose”, sono eseguite magistralmente dal vivo.

Lo spettacolo si è concluso con una inevitabile standing ovation per i due artisti .

Da non perdere.

ÉDITH PIAF . L’usignolo non canta più.

di Melania Giglio

con

Melania Giglio nel ruolo di Edith Piaf
Martino Duane nel ruolo di Bruno Coquatrix
Regia Daniele Salvo

Scene Fabiana di Marco
Costumi Giovanni Ciacci
Assistente alla regia Luigi Di Raimo
Assistente volontario Alessandro Guerra
Aiuto scenografo Giovanna Stinga
Assistente Costumi Piera Mura
Tecnico Audio e Luci Alessandro Borsatti
Sartoria D’Inzillo Sweet Mode
Parrucche Rocchetti e Rocchetti
Foto di Scena Simone Ciampi
Trucco Francesco Biagetti
Progetto grafico Mario Toccafondi.com

Organizzazione Roberto Morra

Distribuzione Bis Tremila s.r.l.

Siamo nel 1960 nell’appartamento di Édith, un’anticamera della fine, in una casa che ha l’aspetto consumato dalla vita e dalle difficili vicende che hanno coinvolto la cantante. Una serie di eventi negativi hanno segnato col dolore il corpo di questa piccola donna: lutti, incidenti, amori, liti, solitudine, alcol, gioie, successi e canzoni. Tutto si è abbattuto sull’usignolo come un uragano, rendendola sempre più provata fisicamente ed emotivamente.

L’usignolo non canta più. L’artrite l’ha resa gobba, l’alcol e i medicinali l’hanno resa gonfia e senza capelli. I lutti hanno ferito la sua voglia di vivere. Ma improvvisamente qualcuno bussa alla sua porta e arriva a profanare questo “buio”: è Bruno Coquatrix, l’impresario del celebre Olympia, che la prega di risollevare le sorti dello storico teatro parigino. Pian piano Édith si rianima, si tinge i radi capelli di rosso arancio, tira fuori le sue piccole e nere vesti di scena e l’amore per la vita e per la musica riprende il sopravvento, in una di quelle esibizioni che passerà alla storia.

 

 

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