Inter_Zone di Sergio Angeli

In questi giorni, più che mai, c’è bisogno di evadere con l’immaginazione… Chiudete gli occhi per fermare questo tempo e vedere qualcosa che c’è dentro di ognuno di noi. Molti evadono cercano rifugio e conforto nella letteratura, nella filosofia, nella musica, nel cinema… nell’arte.
Ora apriteli… fuori trovate la bellezza quella naturale che riprende i suoi spazi e quella artistica donata da gli artisti come Sergio Angeli.
Nello spazio nasce Inter_Zone quale rivoluzione interiore dei sensi in cui Sergio Angeli ci fa tuffare nelle paure, nei desideri, nella solitudine. Il ritrovarsi immersi nella tela tra colori ed emozioni. Ci sembra familiare, è una zona in cui noi possiamo sentirci a nostro agio. Sergio Angeli sperimenta tutti livelli di subconscio.
L’arte di Sergio Angeli è molto istintiva, visionario concettuale Lavora trasformando le lettere in colore. Iniziato vent’anni fa con la scrittura e il disegno poi ha scoperto la pittura su tessuto, e la sua arte in una continua ricerca è divenuta costante sicurezza nella sua vita.

Sergio Angeli Dipinto della serie Post Human

Dipinto della serie Post Human

Il quadro non è fine a stesso è una serie come un viaggio, un racconto nel tempo… veniamo accolti da uomini post-umani o paesaggi che sono raccontati in modo trasognante e duale. Infatti hanno il potere di trattenere in sé, alcuni aspetti del reale stratificato. Personaggi in libertà e autonomia. Una realtà rappresentata in infinite diverse mescolanze.
I colori diventano così pensieri. Prende i tessuti riciclati, di cotone grezzo e li tratta, costruendo forme plasmate utilizzando smalti e acrilici alla base e intervenendo con le bombolette colorate, avvolte anche la coca cola che crea una reazione sul colore.
Nella carta e il cartoncino pure libera i suoi sentimenti più puri, come tante creature sparse nel mondo che soffre. Vuotezza nella pienezza dell’essere. Si perché l’arte di Sergio Angeli ci riempie lì dove sentiamo mancanze e non. Mescola il fantastico delle sue esperienze e trasforma le diversità in realtà, tutto ci appare di grande valore.
Tra le opere dove diffonde bellezza, ironia, dolcezza, musicalità, troviamo un nuovo modo di vedere il mondo lontani ma vicini. Immagini che si avvicinano, omini umanoidi pronti ad accoglierci. Nell’estica di Sergio Angeli troviamo una forza interiore sempre pronta a sprigionarsi da un momento o l’altro.
Ci rimanda al tempo, un tempo complesso futuro, senza spazio, senza cronologia nel quale possiamo rifugiarci nell’attimo silenzioso del trasporto interiore. Il contatto con la realtà arriva tramite gli spruzzi di colori accessi, così da entrare in empatia con noi stessi. Le emozioni come in un vortice di colore delle sue opere ci portano al movimento. Grazie ad esso si può andar ancora più lontano in mondi diversi… soprattutto in questo periodo.

INTERVISTA ALL’ARTISTA

Racconti d’arte di Sergio Angeli

Personaggi e paesaggi universali che proviamo a scrutare – figure girovaghe, forme complesse percettibili all’occhio umano tra esplosioni di colore e magmi – raffigurano l’arte di Sergio angeli che ci catapulta nel suo mondo onirico. Tuffiamoci in questi racconti d’Arte, e ascoltiamo Sergio Angeli in una breve intervista in cui parla di sé, per conoscere più a fondo, ed andare oltre l’artista nel suo io.

1- Come inizia il tuo percorso artistico?
Inizia tanti anni fa, nel 1996 per l’esattezza. Ho iniziato perlopiù scrivendo versi e tutto ciò che mi passava per la testa. Disegnavo tantissimo, ero affascinato dal disegno in bianco e nero, usavo china e pennarelli. Pian piano sono approdato al colore, usando inizialmente olio e acrilici, poi nel tempo usando bombolette e tecniche non convenzionali, quali materiali di recupero applicati etc…
2- Raccontaci nel dettaglio la creazione di una tua opera a studio, quando inizia e quando finisce?
Il mio lavoro inizia quasi sempre da una visione, un sogno, non concepisco mai un quadro fine a se stesso ma una serie pittorica che rappresenta una visione di insieme. Infatti questa modalità mi consente di lavorare in piena libertà espressiva, senza il bisogno di dover fare bozzetti o studi particolari, spesso fisso con le parole le sensazioni che ho, le visioni interiori. Scrivo dei versi che accompagnano poi l’intera serie. Sensazioni, emotività, una interpretazione del tutto interiore del mondo che vedo e che percepisco.
3- Qual è l’artista del passato che ti ispira più in particolare?
Ho sempre avuto un’adorazione per Schiele, Giger, Munch. Da ragazzo ero affascinato dai colori di Van Gogh e Cezanne. Crescendo e sperimentando sempre più ho scoperto di apprezzare Burri, Rotcho, Kounellis fino ad arrivare alla trans avanguardia, in particolare Tano Festa e Schifano. Ma in assoluto l’artista che ha segnato la mia vita probabilmente, non ha niente a che fare con la pittura ed è Ian Curtis, leader e cantante dei Joy Division, morto suicida nel 1980 ad appena 23 anni. Sin da ragazzo i suoi testi, viscerali e ribelli hanno toccato la mia anima e da allora non me ne sono mai separato.
4- Raccontare con le tue opere e farci porre domande attraverso, quando è importante per te?
Credo sia una grande soddisfazione far si che il proprio lavoro susciti interesse e scaturisca emozioni. Per me è il piu grande risultato al quale un artista possa ambire. Per me è fondamentale che il mio lavoro scaturisca quesiti e interesse.
5- Parliamo dell’ultima serie che hai realizzato, che ci dà tante emozioni, come si chiama e perché?
L’ultima serie pittorica a cui sto lavorando si chiama Posthuman ed è nata in piena quarantena causa Covid- 19, ho iniziato ad avere visione di un mondo postumo, completamente diverso da quello a cui siamo abituati a vedere. Un mondo ai più sconosciuto, abitato da ibridi postumani, e da strane creature simili a piante androidi e alberi nati da scorie sepolte di una civiltà che non c’è più. Un mondo dove la tecnologia ha preso il sopravvento annientando l’uomo e la natura, creando una civiltà artificiale. Contemporaneamente sto lavorando ad una serie di autoscatti, accompagnati da scritti, realizzati nella mia casa studio durante l’isolamento che ho deciso di chiamare Quarantine Impressions. Una sorta di diario di quarantena appunto. Da qui a breve raccoglierò tutto il materiale realizzato e pubblicherò un e-book.
6- Cosa vorresti donare al tuo pubblico attraverso queste tue opere?
Sincerità. Vorrei donare le mie sensazioni, emozioni. Il mio sentire più intimo e puro. Senza nessuna impalcatura strutturata, ciò che sono, ciò che sento di fare.
7- Qual è il senso della tua esperienza creativa?
Me lo chiedo da sempre. Non so perché faccio quello che faccio. Il più delle volte concepisco serie pittoriche, installazioni, video, versi e lo faccio in una sorta di trance creativa. Faccio ciò che sento di fare. Non è importante con che metodo do forma a ciò che percepisco, ma è importante che io lo faccia. Con ogni mezzo che ho a disposizione, perché credo ci sia molto di spirituale in un percorso d’artista e ben poco di ragionato. Riesco a creare, in qualsiasi modo e situazione, forse può essere questo il senso della mia esperienza, chissà. Riesco a catturare le mie visioni e a fissarle con diversi metodi e su diversi supporti.
8- Lo spazio mostra come può influenzare l’opera e viceversa?
Lo spazio può diventare l’opera stessa, ormai da molti anni percepisco le mie mostre come una sorta di installazione site specific, adatto sempre il mio lavoro allo spazio, o adatto lo spazio al mio lavoro, il senso è di far divenire un tutt’uno lo spazio ospitante e il lavoro ospite. Non si tratta di lavori appesi al muro o lavori esposti in uno spazio ma si tratta di un progetto unico che prende forma dal titolo, dal concept e infine dall’estetica.
9- Una parentesi che si chiude, un’altra che si apre…raccontaci quale sono i tuoi prossimi progetti (se si può dire)?
Tra i miei prossimi progetti c’è senz’altro quello finire la quarantena (scherzo ma neanche troppo) poi quello di dare forma progettuale alla mia ultima serie Posthuman, ho in mente di realizzare di dare forma a tutto ciò che ho concepito in isolamento, pitture, autoscatti, versi e video. Sono molto legato a 4HANDS, linguaggio a quattro mani con Monica Pirone che sta avendo una interessante evoluzione e che abbiamo già in progetto diverse mostre, per ora sospese causa quarantena.
10- Per terminare i progetti si evolvono, come si evolve l’artista attraverso la sua arte?
L’artista si evolve se diviene strumento della propria arte, ho sempre pensato che un artista non può sopraffare il mezzo creativo, piuttosto mettersi a disposizione, come se diventasse il mezzo stesso.

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