Le origini dell’alfabeto cirillico a Roma

I due fratelli Cirillo e Metodio originari di Tessalonica, inviati a Roma come missionari tra gli slavi in Moravia dall’imperatore bizantino Michele III, incontrano agli inizi dell’anno 868 papa Adriano II, nella Basilica di Santa Maria Maggiore:”Il papa accolse i libri slavi, li consacrò e li depose nella chiesa di Santa Maria, che si chiama Pathne”*.
Cirillo e Metodio avevano portato a Roma, in dono al papa, le spoglie di San Clemente, che erano state rinvenute in Crimea.

Rastislav, principe della Grande Moravia (il primo Stato slavo-occidentale), nell’anno 863 con l’intento di svincolarsi dalla sempre più pressante ingerenza franco-germanica e dal potere coercitivo del clero tedesco, indotto dunque da forti ragioni politiche prima ancora che religiose, si rivolse all’imperatore di Bisanzio, Michele III, affinché gli inviasse dei missionari in grado di evangelizzare le genti slave in una lingua per loro immediatamente comprensibile, favorendo con ciò l’assurgere dello slavo a lingua di culto, accanto al latino, greco ed ebraico – le sole lingue allora ufficialmente ammesse per la predicazione e per qualsiasi attività connessa al culto.

Purtroppo Cirillo si ammala, si fa monaco proprio a Roma (fino a quel momento il suo nome era Costantino) e muore il 14 febbraio 869. Come forma di gratitudine da parte del papa viene sepolto proprio a Roma, nella Basilica di San Clemente che ospita anche le spoglie dell’omonimo santo.
Cirillo e Metodio sono nati a Salonicco, nella regione della Tessaglia, in un’area caratterizzata dall’uso del greco da parte del ceto dominante per questioni amministrative e di culto e dall’uso dell’antico slavo, lingua che circola in forma solo orale e che spetta a Cirillo e Metodio formalizzare e costruire attraverso l’elaborazione di un alfabeto: l’alfabeto glagolitico. Il 24 maggio 855 dc è una data di rilevante portata storica e culturale per tutto il mondo slavo, con cui si commemora al contempo la nascita del primo alfabeto slavo e della prima lingua slava in forma scritta, base per lo sviluppo delle successive letterature nazionali.

Papa Giovanni nella basilica di San Clemente: “I santi fratelli da Tessalonica mettono in risalto prima il contributo dell’antica cultura greca e, in seguito, la portata dell’irradiazione della Chiesa di Costantinopoli e della tradizione orientale, la quale si è così profondamente iscritta nella spiritualità e nella cultura di tanti popoli e nazioni nella parte orientale del continente europeo.”
Beato Giovanni Paolo II, Egregiae virtutis (31 dicembre 1980)

Cirillo, noto come “il Filosofo” per la sua profonda ed eclettica cultura, era conoscitore di molte lingue e di svariati alfabet. Oltre allo slavo parlava correntemente latino, greco, ebraico, arabo e khazaro- Egli mise a punto il primo alfabeto slavo (detto glagolitico – da “glagol”, “parola, verbo”), costituito da circa 40 lettere, grazie al quale il sistema fonetico slavo veniva riprodotto in modo estremamente preciso, con una straordinaria corrispondenza tra grafema e fonema, ovvero segno grafico e sua pronuncia, molto meglio di quanto potessero fare gli alfabeti latino o greco, dotati solo di poco più di 20 lettere ciascuno.

L’obiettivo dell’imperatore bizantino Michele III è chiaro: evangelizzare le popolazioni della Moravia con l’aiuto di monaci esperti che potessero diffondere il verbo in antico slavo. Cirillo e Metodio però si spingono oltre e traducono le sacre scritture in antico slavo, arrivando ad affermare l’autonomia dello slavo rispetto alla posizione predominante del latino e del greco. Questa audacia provocherà del conflitti con la componente latina e greca delle gerarchie ecclesiastiche. In ogni caso l’alfabeto glagolitico è il primo alfabeto di riferimento dell’antico slavo.

Dopo la morte di Metodio saranno i discepoli dei due fratelli ad elaborare un alfabeto più semplice, la cui base è costituita dall’alfabeto greco, integrato da lettere che rappresentano meglio i suoni della lingua antico slava.

I due fratelli, venerati come Santi indistintamente da cattolici e ortodossi, avendo svolto questa importante funzione di ponte spirituale e culturale tra la tradizione cristiana occidentale e quella orientale, gravida di implicazioni a più livelli, nel 1980 sono stati proclamati da papa Giovanni Paolo II compatroni d’Europa.

Cirillo fu l’ideatore non del più comunemente noto alfabeto che porta il suo nome, ma di un alfabeto più complesso, decisamente meno decifrabile per forma: il glagolitico. Secondo l’opinione della maggior parte degli studiosi, il glagolitico si baserebbe su differenti alfabeti, di cui Cirillo aveva piena padronanza, come ad esempio gli alfabeti latino, greco, ebraico, etiopico, copto, georgiano, armeno, cui andrebbero aggiunti persino segni alchemici e astronomici e rune bulgare. Ci si è chiesti perché mai Cirillo avesse attinto a così tante fonti, tra l’altro così differenti tra loro, quando avrebbe potuto più tranquillamente basarsi sui due alfabeti più correnti, quello latino e greco. Orbene, Cirillo per scopi dottrinali e liturgici avrebbe ideato appositamente un alfabeto del tutto nuovo, con cui poter rappresentare in forma scritta la lingua slava, affinché questa lingua ritenuta “barbara”, a partire appunto dall’alfabeto stesso, non si trovasse in alcun rapporto di sudditanza nei confronti delle altre lingue (e quindi culture) ritenute allora “sacre” per eccellenza (ebraico, greco e latino) e potesse invece competere quanto prima con esse su un piano di assoluta parità e sotto ogni punto di vista, sia liturgico-sacrale sia di prestigio culturale in senso più lato.

Alfabeto cirillico antico X sec.

L’alfabeto cirillico antico si basava fondamentalmente sull’alfabeto greco, dal quale erano state attinte tutte quelle lettere che potevano ben rappresentare i suoni esistenti anche nella lingua slava.

Nel corso del tempo furono avviate due importanti riforme ortografiche che comportarono l’abolizione di tutte quelle lettere che ormai non corrispondevano più a suoni reali (ad esempio, le lettere che rappresentavano suoni nasali un tempo effettivamente pronunciati – tra le lingue slave moderne si sono conservati in polacco). In particolare, una prima riforma fu attuata negli anni 1708-1710, voluta da Pietro il Grande (definito alfabeto civile) che impose di modificare anche il tipo di carattere delle lettere, più stilizzate e tondeggianti secondo lo stile allora in voga in Occidente per le lettere latine. La seconda riforma, volta a un’ulteriore semplificazione, si attuò negli anni della Rivoluzione di Ottobre, nel 1917-1918. Dagli oltre 40 grafemi originari si passò dunque progressivamente alle 33 lettere odierne. L’alfabeto cirillico antico resta comunque attuale per comprendere, ad esempio, le iscrizioni sulle icone.

Alfabeto “civile” della ortografica di Pietro il Grande del 1708-1710. (a sinistra) – A destra: alfabeto cirillico russo moderno (stampatello e corsivo) dopo l’ultima riforma ortografica del 1917-1918.

Gli slavi pagani sin dal VI sec. sembra utilizzassero, per scopi divinatori o di calcolo, un codice di ca 130 segni, le rune bulgare, e avevano già fatto dei tentativi per scrivere la loro lingua in caratteri greci e latini, ma invano, proprio per la difficoltà a rappresentare certi specifici suoni della loro lingua, come testimonia il monaco Chrabr nel suo celebre trattato Sulle lettere, risalente al X sec.).

*Fonte: Introduzione alla lingua paleoslava, Nicoletta Marcialis, Firenze University Press 2005.

*Storia dell’alfabeto cirillico di Antonio DeLisa 2018

 

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