Edward Loth – Najima: la Città Fantastica, il fantasy moderno di Philiph Osbourne

Prima uscita italiana a maggio 2019 per il nuovo romanzo di Philip Osbourne  “Edward Loth – Najima: la Città Fantastica”, pubblicato da Zona Franca Edizioni “un fantasy moderno: commovente, divertente e mitologico”.

Philip Osbourne è uno dei principali esponenti della pop culture in ambito letterario a livello internazionale.

Osbourne ha iniziato a scrivere per il mondo comics quando era ancora al college e tra le sue opere incontriamo “Jenna” (con Jim Fern, Joe Rubinstein e Paul Di Anno di Iron Maiden) e l’acclamato “Touch” (illustrato da David Mack e Wellinghton Dias). “Hollywood Noir” è stato illustrato dal celebre disegnatore statunitense Dick Giordano, curatore editoriale per la DC Comics.

Ha scritto articoli per riviste di cinema come Empire e ha lavorato con l’icona horror Brian Yuzna. Da quando è diventato padre ha deciso di dedicarsi alla scrittura per ragazzi, lanciando una linea di libri divertenti, affascinanti e sempre sorprendenti per i giovani.

Le sue opere sono state pubblicate a livello internazionale (Regno Unito, Germania, Italia, Austria, Repubblica Ceca, Australia e Nuova Zelanda). “Diary of a Nerd” è l’ultimo romanzo per bambini ed è stato pubblicato in Italia, Francia, Brasile, Polonia, Russia, Grecia, Romania, Portogallo, Serbia, Albania, Cina, ecc… Tra i suoi libri di successo ricordiamo “Ellen’s Superadventures”, “Bomber” e “Young Poe” (che diventerà presto una serie tv).

La passione per la scrittura pop ha portato Osbourne a misurarsi con una nuova avventura letteraria diretta ad un pubblico più vasto: “Edward Loth – Najima: la Città Fantastica”.

Un titolo young adult dai toni fantasy, che ha tutti gli elementi per appassionare i seguaci di science-fiction e gli amanti di leggende e tradizioni, in cui passato e futuro si incontrano in un presente surreale, appassionato e verosimile.

Così nasce  l’avventura di Edward Loth, un ragazzo apparentemente comune che scoprirà presto di essere un semi-dio predestinato a salvare le sorti di una città fantastica Najima (che in lingua araba indica “Stella”), nascosta tra le sabbie del deserto dell’Arabia Saudita.

Trailer di Edward Loth – Najima: la Città Fantastica

 

L’eroe, un semi-dio con poteri magici derivati da culti e miti celtici e arabi, vive insieme agli altri protagonisti del romanzo in una società contemporanea, caotica, legata al profitto e al denaro.

personaggi incarnano l’atavica lotta tra bene e male e, attraverso le numerose peripezie che colorano l’avventura di Edward Loth, incontreranno quei sentimenti umani offuscati dalla vanagloria quotidiana: amicizia, amore, lealtà, onore, desiderio, lotta, ma anche dedizione e inventiva verso la conquista di un miraggio che diventa per tutti uno scopo di vita.

Importante anche il tema della conquista-scoperta del potere e del segreto della vita custodito nella città fantastica, che racchiude in essa il passato con le sue tradizioni e il futuro, in una forma di urbanità super tecnologica ma al tempo stesso eco-sostenibile. Una moderna Atlantide in cui riprende vita la leggenda dei cavalieri della Tavola Rotonda di Re Artù. Najima, la città fantastica, appare così la versione occidentale di Auroville (l’utopica città indiana in cui non esistono denaro, politica e religione. Riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’Unesco, si basa sulla propria collettività ed è energicamente autosufficiente.

L’eroe Loth, il semi-dio celtico ai giorni nostri, rappresenta il nostro Lancillotto in versione 2.0.

Porta con sé il simbolo stesso della città: un medaglione che rappresenta il collegamento alle sue origini, la sua famiglia e storia, ed ai suoi magici poteri. Ma questi sono alcuni degli elementi che si sviluppano nella guerra che si svolge a New York tra le due bande rivali: gli Assassins e i Nuovi Templari.

 

La trama

Cu ‘Chulainn è ben noto a New York come Eric Malone, un ragazzo di diciassette anni sotto i riflettori nella squadra di football per le sue vittorie sportive. Nessuno sa che in realtà è un semidio appartenente alla corte nascosta di Conchobar in Ulster, Irlanda.

La carriera del semidio ‘Chulainn è breve, dato che i suoi avversari lo uccideranno con i loro poteri magici. Anche se la sua morte appare come l’ennesimo omicidio senza “un nome” accaduto in città, in realtà Eric è stato ucciso per mano della regina Medhbh del Connacht.

Nella city la regina vive sotto le sembianze di Sissy Gladwell (figlia di un magnate e famosa ragazza nel mondo affascinante e ricco della metropoli), che ha inviato un esercito per impossessarsi della corona di Cualilnge. Cu ‘Chulainn (Eric Malone) combatterà da solo contro l’esercito degli avversari, e proprio durante un combattimento accanito morirà.

Questo è l’antefatto che permette ad Edward Loth, giovane studente appena arrivato nella Grande Mela, di essere arruolato da Camelot, il nuovo reggente dei templari per prendere parte alla confraternita dei guerrieri iniziati, una nuova “Tavola rotonda di Re Artù ”. Edward avrà il compito di sostituire Eric.

Il ragazzo abbraccia i codici di purezza del suo gruppo di “resistenza”, ma i suoi codici etici saranno sottoposti a una dura prova quando si innamora di Courtney, la ragazza di Camelot.

Edward si renderà conto di avere poteri magici che gli permetteranno di rimuovere tutto il mondo minacciando i poteri soprannaturali e di continuare a proteggere la corte del re Conchobar ma… riuscirà a rimanere “puro” come i codici della confraternita impongono e non arrendersi all’amore per Courtney?

Da qui ha inizio l’autentico viaggio di Edward Loth che lo porterà alla scoperta delle sue vere origini e di un senso per la sua vita.

Non si tratta solo del classico viaggio dell’eroe, tra terre sconosciute e sentimenti inesplorati, ma anche di uno di quei viaggi fantastici su cui, in fondo, ognuno di noi ha fantasticato almeno una volta nella vita.

Un cammino che accompagna alla scoperta di una città ideale in cui le tradizioni e i valori del passato sono stati accolti in un mondo che assume i contorni di un futuro non così lontano.

 

Dall’Europa all’America, dall’America all’Arabia Saudita passando per la Russia (avanposto-terra di confine tra Oriente e Occidente; tra l’est e l’ovest del mondo ma anche tra il nord e il sud): un percorso che a partire dall’Italia attraversa tre continenti, diverse importanti città (New York, Roma, Città del Vaticano e San Galgano – in Toscana, Mosca, Jeddah, Rijadh) ed unisce culture, tradizioni e usi diversi.

Un viaggio in cui amore e amicizia sono il collante tra i principali interpreti dell’avventura che riescono a sconfiggere ognuno il proprio antagonista. In cui le diverse culture dialogano e si completano in una città fantastica Najima… come ad indicare un nuovo inizio per la civiltà.

Un’avventura di crescita interiore, personale e collettiva alla ricerca di uno stile di vita più autentico e consapevole. Ne parliamo con l’autore

Philip l‘idea del libro nasce come

Una di quelle idee capaci di divertire, emozionare, che funzioni sulla carta e sullo schermo. Insomma, una di quelle idee che in genere non sono mie. Da tempo mi ronza per la testa un nome e l’immagine di un personaggio mitologico e anche una storia ambientata in più nazioni e influenzata da più culture, con protagonisti ragazzi, giovani e adulti, uomini, donne e anziani. Sento l’esigenza di mettere nello stesso menù mille pietanze differenti che in genere non convivono. Perché? Perché ho vissuto un’infanzia in viaggio e con decine di persone differenti, perché adesso passo molto del mio tempo con gente di età diversa e di nazionalità disparate. Allora scrivo un soggetto su un tizio che sembra il nuovo Lancillotto e lo chiamo “Loth” e penso di metterci dentro tutte queste idee.

Quali sono state le altre suggestioni che hai voluto trasmettere?

Philip Osbourne: Sono fortemente influenzato dalla pop culture televisiva. Ho voluto mettere un po’ di Gossip Girl e del nuovo Dynasty in un romanzo che invece doveva richiamare le atmosfere dell’adventure anni ’80 all’indiana Jones.

Volevo raccontare con un tocco moderno l’odio e l’amore che gira attorno ai ragazzi e ho mischiato molte volte le carte. La struttura è comunque “on the road”, anche se ho voluto dare l’impressione che i protagonisti fossero sempre a casa, che per loro corrisponde sempre “al momento sbagliato nel posto sbagliato”. Tutti, nel romanzo, cercano qualcosa che si trova qualche centimetro più in là di quel che pensavano. E tutti hanno sempre bisogno di un pezzo che possiede qualcun altro. Mi piaceva l’idea del “pezzo mancante” e l’ho contaminata con quel che credo sia una nuova estetica, molto televisiva, forse a tratti estremamente semplice, del gioco “al rialzo dei ricconi”.

Ogni capitolo è visto attraverso gli occhi dell’amore e dell’odio di uno dei personaggi, anche questo è molto televisivo. Ma tendo verso una narrazione contaminata piuttosto che classica e non attenta al nuovo modo di fruire l’arte.

Da Re Artù e Lancillotto alla nuova versione di un eroe moderno che combatte con poteri soprannaturali: chi è Edward Loth?

Philip Osbourne: Uno che vorrebbe capire qualcosa in più di sé stesso e della sua famiglia. È un ragazzo che si domanda e non ha paure delle risposte. Non è un ragazzo semplice e si batte perfino contro le sue radici e inclinazioni. Per questo il suo viaggio è un viaggio verso qualcosa che sia distante e allo stesso vicino alla sua famiglia. In questo suo girovagare c’è la sua voglia di comprensione.

L’eroe protagonista della storia incarna più “anime”: è un ragazzo, timido, titubante e al tempo stesso coraggioso, altruista ma anche fermo nel momento in cui deve fare delle scelte… Quali sono i valori che incarna e che vuoi trasmettere con il suo personaggio?

Philip Osbourne: Lui è un semidio, un po’ come tutti noi a diciannove anni quando scopriamo che possiamo ammalarci ma non crediamo che possa davvero capitare a noi. A diciannove anni siamo tutti vicini agli ideali, ma anche più dinamici e per questo i primi pronti ad abbandonarli. Edward rispecchia le mille contraddizioni di un ragazzo intelligente in un mondo in cui tutti nascondono sempre qualcosa.

Buoni e cattivi. Quale tra i diversi personaggi preferisci?

Philip Osbourne: Da scrittore amo solamente i cattivi e trovo Sissy sexy, affascinante, perversa e furba. Pessima persona, ma molto conturbante. I cattivi rendono le storie interessanti, i buoni hanno solamente l’obiettivo di ricordarci che, in fondo, dovremmo lavorare meglio sulla nostra coscienza. Ma in generale mi piacciono di più i personaggi contraddittori e tendenti verso il male.

Le leggende e tradizioni magico popolari che si intrecciano sono diverse. Quante e perché hai scelto quelle?

Philip Osbourne: Da tempo gioco con la cultura classica con l’intento di disossarla e renderla alla portata di tutti, anche di chi non ha pazienza per tentare di capire ogni sfumatura. Faccio delle “cover” di bellissime canzoni d’autore e cerco di renderle ballabili per un buon sabato sera. Non mi piacciono gli scrittori che si prendono troppo sul serio. Preferisco destrutturare e poi edificare con i miei piccoli mezzi, che ammirare qualcosa che rischia di non appartenere più ai nostri tempi. Da questo punto di vista, ho deciso di giocare con la mitologia celtica perché racconta di gesta coraggiose ma anche di tradimenti epici, e mi è sembrato divertente pensare a Ginevra su un treno che fa l’amore con un moderno Lancillotto senza che si conoscano. Mi piace regalare qualche buon motivo per farmi odiare da chi ama la cultura classica.

Sole e Luna. Luminosità e Oscurità. L’avventura si sviluppa anche lungo il gioco di queste luci differenti: due elementi naturali complementari. Cosa indicano?

Philip Osbourne: Scandiscono stati d’animo e raccontano le evoluzioni fisiche e psicologiche dei personaggi. Nel mio gioco narrativo – in alcuni casi – diventa difficile capire quando il buio è reale… questo capita a Klaus che vive nascosto dal mondo a qualche isolato da Manhattan. Nel buio totale a pochi passi dalle mille luci di New York.

L’idea delle radici che emerge indica, man mano, un senso di appartenenza sempre più amplio: ad una famiglia, ad un gruppo, ad una cultura e ad una comunità. Una sorta di religione naturale che poi si identifica con lo sviluppo sociale di ogni individuo, ma che sembri indicare alla fine un “ritorno” a principi di convivialità sociale nascosta, e che possiamo immaginare solo in una città fantastica.  

La città rappresenta un centro propulsivo. Passato e futuro si incontrano in Najima. Cosa rappresenta per te questa città?

Philip Osbourne: Per me Najima rappresenta una “tana libera tutti”. Quando da ragazzo giocavo a nascondino, non vedevo l’ora di toccare quel muro e scagionare tutti quelli che erano stati acchiappati. Ecco Najima per me, nel romanzo, è un angolo di paradiso conquistato e non regalato. Quando mi è stato detto di questa città reale che sta nascendo a Rijad mi sono lasciato travolgere dalla fantasia. Mi è stato detto che in essa conviveranno nazionalità diverse attraverso un’architettura che tiene conto di ogni loro essere… questo mi ha spinto nel tentare di rendere mia questa città fantastica.

Il finale preannuncia la possibilità di un seguito?

Philip Osbourne: Ovvio, perché il mio divertimento è ritrovare i personaggi e spostarli su un piano diverso per capire altro di loro. Poi amo le storie che abbiano un vero finale, ma non così chiuse… devono permettere l’andare avanti. Una storia è credibile se il lettore intuisce che c’è molto altro, altrimenti si accorge della messa in scena. L’inganno che perpetro è quello del far capire che io ne so molto poco… e quel che ho raccontato è solamente quel che mi è arrivato, perché, chissà, che in fondo non sbuchino altre informazioni e ribaltino tutto.

Edward Loth e la città fantastica sembrano immaginati come in una trama cinematografica. Da quali film hai preso spunto?

Philip Osbourne: Nessun film in particolare, ma avevo in testa immagini di Gattaca, altre di opere ben più puerili come Gossip Girl. Ma quando scrivevo ero invaso anche da sequenze de “La leggenda del Re Pescatore”. Io trituro e metto insieme mondi diversi… perché nell’assemblaggio mi scopro creativo.

Perché leggere Edward Loth?

Philip Osbourne: Perché in fondo al calice c’è del buon vino. Però, per assaporarlo, bisogna andare giù e cercare… Poi un viaggio è sempre qualcosa da provare e il mio è uno di quelli in cui tutto può succedere, fuorché ricordarsi di essere persone normali. Perché siamo un po’ tutti semidei.

Philip Osbourne 
Edward Loth
Zona Franca Edizioni

 

Arianna Pasquale

About Arianna Pasquale

Giornalista, editor, copy writer si occupa di comunicazione dopo la laurea in Filosofia del Linguaggio e della Mente, a Napoli. Arrivata a Roma è stata per diversi anni caporedattore del mensile “Next Exit, creatività e lavoro” specializzandosi in economia della cultura.

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