Emozioni in “Chaos Libya”, intervista a Riccardo Venturi

Fotografia_di_Riccardo-Venturi_Parlare di Riccardo Venturi, fotografo Romano, che ho incontrato la prima volta oltre 16 anni fa, è parlare della nostra storia della fotografia mondiale, non per l’età ma per i suoi progetti e i suoi scatti che fanno emozionare il mondo da anni. Vincitore del premio World Press Photo nel 1997 e nel 2011 e tantissimi altri.
Riccardo-Venturi_FotografoOggi è anche fotoreporter, e la sua attività fotografica lo ha visto in prima linea in quasi tutti gli eventi geopolitici accaduti nelle zone di conflitto del mondo dove storie e immagini arrivano dall’ Europa, dall’ Africa, dal Medio Oriente…. di Sveva Manfredi Zavaglia

Lo incontriamo poco prima della sua prossima mostra a Roma: “CHAOS LIBYA

Riccardo raccontaci di te…..

  1. Riccardo da dove inizia tutto questo?

Fin da ragazzo mi sono interessato di tematiche sociali e politiche anche prima di iniziare ad appassionarmi ed occuparmi di fotografia, cosa che è avvenuta attorno ai 20. Un elemento determinate è stata sicuramente il voler scoprire delle realtà diverse e lontane dal mio quotidiano il che, unitamente al forte desiderio di viaggiare, mi ha portato ad intraprendere la carriera di fotoreporter in un momento storico in cui la figura del fotogiornalista, per come è inteso oggi, ancora non aveva raggiunto una sua piena legittimazione.

Questo lungo viaggio attraverso il mondo nasce dalla combinazione di questi due elementi: la voglia di conoscere il mondo con le sue problematiche sociali e politiche assieme ad una volontà forte di esprimere il mio punto di vista attraverso uno strumento, che poi si è rivelato essere quello della fotografia.Fotografia_di_Riccardo-Venturi_004

  1. Cosa è cambiato da Riccardo fotografo prima e Riccardo fotoreporter oggi?

Mi ritengo in prima battuta un fotografo applicato al fotoreportage, per cui direi che oggi, come allora, non c’è mai stata una divisione tra il Riccardo-fotografo ed il Riccardo-fotoreporter, semmai vi è c’è una sovrapposizione tra questi due ruoli, che definiscono la mia identità. Riccardo è un fotografo ed un fotoreporter. In questo senso mi sento di affermare che anche il Riccardo-persona si esprime attraverso lo strumento fotografico, è il modo attraverso il quale riesco più efficacemente ad esprimere il mio punto di vista. Tuttavia nell’ambito del fotoreportage sicuramente emerge un’esigenza diversa che è quella di raccontare e testimoniare, quanto più onestamente ed oggettivamente possibile, le realtà diverse con cui sono stato e sono a contatto, ponendomi come obiettivo quello di documentare i fatti mantenendo, sopra ogni cosa, un alto profilo etico.Fotografia_di_Riccardo-Venturi_075

  1. Come e quando nasce questo ultimo progetto espositivo?

Questa mostra è la combinazione di due lavori in qualche modo diversi: una parte è stata, infatti, già esposta con il titolo di Shadows, una serie di ritratti di quelli che sono stati i martiri della libia e le vittime della dittatura di Gheddafi, mentre l’altra è inedita e maggiormente inquadrata in quello che è il racconto fotogiornalistico classico, con immagini che ritraggono i giorni in cui la città di Bengazi insorse contro la dittatura. Nel corso del 2011 mi recai sul posto in due occasioni diverse e, mentre portavo avanti il mio lavoro di fotoreporter, quindi di testimone del conflitto e di quella che oggi è diventata la guerra civile libica, ho iniziato a sviluppare anche un progetto personale, più soggettivo. Sulla piazza principale della città di Bengazi vi era un muro, quasi un muro della memoria, sul quale erano stata affisse, da parenti od amici, centinaia di foto, che mostravano i volti e, di conseguenza, le storie di coloro che erano morti o scomparsi nel corso della dittatura di Gheddafi. Questo bisogno della popolazione libica a non voler dimenticare, oltre a colpirmi profondamente, mi ha spinto a selezionare tra tutti questi volti quelli che in qualche modo sentivo come più intensi e toccanti ed a rifotografarli. A volte erano semplici fotocopie o vecchie fotografie tirate fuori dai cassetti e ad avevo l’impressione di cercare nelle memoria di queste persone di avere uno sguardo differente su quella che è la questione della guerra e del conflitto civile.

In conclusione, si potrà vedere come da una parte c’è una struttura più legata ad un’azione mentre dall’altra parte vi è una riflessione su quelle che sono le conseguenze di uno scontro armato che coinvolge anche i civili.Fotografia_di_Riccardo-Venturi_103

  1. Cosa ci vuoi raccontare attraverso i tuoi scatti?

Tendenzialmente cerco di lavorare su due piani: da un lato una narrazione oggettiva, una testimonianza di ciò che ho avuto modo di vedere tentando di mantenere uno sguardo coerente, senza falsificare la realtà ma raccontandola per come l’ho potuta osservare, dall’altra c’è la volontà di portare non solo informazione ma anche di spingere ad una riflessione e che dalle mie immagini venisse fuori una passione ed un empatia sempre rivolto verso l’essere umano, inserito in un contesto sociale e politico ma anche estrapolato da questo.

Il mio obiettivo è sicuramente quello di concentrare l’attenzione più sul piano dell’umanità e non unicamente su quello della cronaca

Libya March-April 2011 Ajdabiya Gheddafi tank hit by the Nato bombing

Libya March-April 2011 Ajdabiya Gheddafi tank hit by the Nato bombing

  1. La passione e l’amore per la fotografia fin dove ti ha spinto?

La fotografia mi ha formato come essere umano. E’ stato non solo lo strumento con il quale ho raccontato il mondo ma con cui ho anche indagato dentro me stesso, modellando il mio carattere ed il pensiero.

Una lama a doppio taglio in qualche modo: da una parte tende ad incidere la realtà che incontro e a definirla ma dall’altra, facendo questa operazione, definisco anche me stesso.

Geograficamente parlando mi ha portato a viaggiare dalla Cina al Sud Africa, ma sicuramente l’avventura più interessante che ho condotto per mezzo della fotografia è stata quella di avermi permesso di indagare profondamente me stesso.

Libya March-April 2011 Bengazi

Libya March-April 2011 Bengazi

  1. Cosa provi quando scatti nei confini più desolati del mondo? Che visione ti lasciano quei luoghi?

Mi trovo molto più a mio agio in quel tipo di mondo, in questo mondo lontano dall’Occidente e da quello che dovrebbe essere il mio ambiente naturale, ovvero Roma e l’Europa, in cui mi sento sempre un po’ outsider. Recentemente ho svolto un lavoro sul Regno Unito e mi sono reso conto che avevo maggiori difficoltà a vivere e raccontare Londra rispetto allo stare in un villaggio africano o in un campo profughi palestinese dove, nonostante le complessità iniziali, vi era un contatto umano e diretto non mediato dalla tecnologia che mi risultava più semplice da vivere e che mi fa sentire più a casa.

Contrariamente a come si può immaginare, questi luoghi segnati da problemi sociali e politici forti esprimono una vitalità, un bisogno di riscatto, una non rassegnazione paradossalmente più intensa di quella di cui si può fare esperienza in un contesto occidentale, in cui sento spesso di trovarmi in una realtà un po’ ovattata e sovraccaricata da falsi bisogni che rendono tutti apatici.

Questo senso di apatia, mi azzarderei a dire quasi di menefreghismo, lo si incontra raramente in quelle zone del mondo segnate dal conflitto o dalla povertà.

LIBIYA MARCH -APRIL 2011 BENGAZI commemoration for the victim of the revolution athe cemetry

LIBIYA MARCH -APRIL 2011 BENGAZI commemoration for the victim of the revolution athe cemetry

  1. Cosa vorresti lasciare come segno in chi guarda i tuoi lavori?

Vorrei che le mie foto prima colpissero emotivamente anche senza un discernimento, senza una vera riflessione. Vorrei che fossero in primo luogo dei colpi visivi e che rimanessero impressi nella memoria di chi li ha visti e magari, in seguito, spingessero a fare una riflessione per cambiare il punto di vista su di una storia o una situazione rispetto a quello che è uno stereotipo.

Una sorta di lente attraverso la quale lo spettatore si avvicina al soggetto fotografato.

Libya March-April 2011Bengazi picture of one of the martyres of the regime

Libya March-April 2011Bengazi picture of one of the martyres of the regime

  1. Questo progetto avrà un seguito? Quando tornerai in Libya?

Onestamente non so se e quando tornerò in Libia. La situazione è ancora piuttosto calda e confusa e per ora lo considero un progetto chiuso, più che essere un lavoro a medio-lungo termine, volevo dare luogo ad una rappresentazione che esprimesse un modo di guardare ad una storia attraverso un doppio registro.

Libya March-April 2011Bengazi picture of the martiryes on the wall of the Temporary Governement

Libya March-April 2011Bengazi picture of the martiryes on the wall of the Temporary Governement

 

9) Bianco nero/o colore?

Tendenzialmente scatto sia a colori che in bianco e nero, anche se è innegabile la predominanza di quest’ultimo nel corso della mia carriera.

A livello istintivo, per le storie che hanno una valenza fortemente drammatica e sociale, mi viene spontaneo pensarle e scattarle in bianco e nero. Il colore in qualche misura mi distrae e, nonostante sia importante notare come il bianco e nero sia in qualche modo un’astrazione fortissima dalla realtà così come lo è la fotografia stessa, ho l’impressione che sia propria attraverso l’assenza del colore, di quegli elementi tipici del reale, che venga fuori la persona e la sua storia piuttosto che l’ambiente

Libya March-April 2011

Libya March-April 2011

  1. ) Chi ti piacerebbe incontrare, come personaggio nel mondo e perché?

Più che personaggi famosi o importanti, leader politici o intellettuali, mi piace incontrare le persone, l’essere umano indipendentemente dal ruolo che ricopre. Ritengo che ogni individuo abbia una sua storia da raccontare, si tratta solo di saper trovare la formula e di riuscire a capirla ed entrare in contatto con l’altro.

Libya March-April 2011 Ajdabiya houses hit by a rocket by Gheddafi force

Libya March-April 2011 Ajdabiya houses hit by a rocket by Gheddafi force

 

11) Per terminare, io chiedo sempre a gli artisti che incontro…Riccardo crea una domanda che nessuno ti ha mai chiesto? (e che tanto avresti voluto sentirti domandare) e risponditi….

Considerato lo sviluppo della fotografia nel corso degli ultimi anni, se e quanto è giusto continuare a sviluppare queste nuove forme espressive? In che modo questi strumenti possono essere messi a frutto?

La fotografia, sin da quando è nata circa 150 anni fa, è stata una conquista della tecnologia ed era uno strumento all’avanguardia, continuando a mantenere questo status di strumento di avanguardia tecnologica fino ai giorni nostri. Oggi che la tecnologia ha invaso le nostre vite ed il mondo dell’immagine, tanto che le nuove frontiere con cui a breve ci troveremo a confrontarci sono quelle del 3D e della realtà virtuale, si avverte l’avvio di una forte controtendenza e resistenza relativa all’uso del digitale. Noto, infatti, un forte ritorno al mondo dell’analogico, sentito quasi come l’unico modo «puro» di fare fotografia, in opposizione a quell’istanza di innovazione e strumento all’avanguardia di cui il mezzo fotografico era stato investito. Io stesso sono stato un fotografo che ha sempre sperimentato nuove forme di linguaggio: cambiando i formati, realizzando, in tempi non sospetti, proiezioni accompagnate da musica, mischiando le varie modalità e possibilità dei differenti mezzi di espressioni. Questa mia ricerca ed attenzione nei confronti del «nuovo» non si è interrotta neppure adesso: sto, infatti, preparando una mostra fotografica su Haiti dove una parte verrà sviluppata in 3D. Ritengo che sia necessario guardare avanti e lasciare che le porte del futuro restino aperte anche se al tempo stesso mi chiedo se voglio essere promotore, con il mio lavoro e con le mie scelte artistiche, di un mondo che in parte un po’ mi spaventa. In parte perché sono nato negli anni ’60 ed in parte perché ho difficoltà nell’accettare pienamente questo mondo tecnologico, soprattutto per l’uso che viene fatto di determinati medium. Ciò che mi domando è se non sia il caso di porre dei limiti o dei paletti proprio in relazione all’utilizzo di questi strumenti e, di conseguenza, mi chiedo anche se sia giusto o meno procedere nella direzione dell’avanguardia e delle sfide che le nuove tecnologie ci impongono e ci imporranno.

Personalmente ho scelto di rimanere con un piede nella tradizione senza tuttavia chiudere la porta a nuove possibilità e forme di espressione.

Non posso essere giudice di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato ma comunque credo che sperimentare sia non solo un bisogno ma anche un obbligo per un’artista. Nel momento in cui vengono offerti nuovi strumenti è giusto metterli a frutto e farne esperienza, anche se la consapevolezza di correre il rischio di esserne promotore, come fotografo e come persona, non nego che mi mette, in parte, a disagio.Riccardo-Venturi_fotografo_

La mostra di Riccardo Venturi “Chaos Libya” sono 50 scatti formali di una grande formato e forza. Stupiscono, emozionano e ci tirano fuori grandi sentimenti… raccontano storie attraverso lo sguardo di chi le ha vissute. La mostra “racconta i primi momenti della guerra civile in Libia, quando nel 2011 Bengazi insorge contro la dettatura di Gheddafi, sull’onda di quelle che furono definite “Primavere arabe”: Ritratti dei dissidenti uccisi, luoghi della tortura e della prigionia. www.riccardoventuri.com

Info mostra
https://sites.google.com/site/chaoslibyariccardoventuri/

La mostra fotografica di Riccardo Venturi CHAOS LIBYA dal 28 aprile al 22 maggio 2016 Palazzo Velli Expò a Roma, piazza Sant’Egidio 10

Promossa da Palazzo Velli Expò, in collaborazione con Akronos e Visiva ,a cura di Ilaria Prilli.

Vernissage mercoledi 27 aprile 2016 alle ore 18:30

Informazioni

Palazzo Velli Expò
piazza di Sant’Egidio, 10 a Roma
tel +39 06 588 2143
www.palazzovelliexpo.it

Orari di apertura al pubblico

dal lunedì alla domenica dalle ore 11:00 alle ore 23:00

Biglietteria

ingresso mostra euro 3,00 – ingresso ridotto euro 1,50

Ufficio stampa

Visiva: Alessandro Gambino cell. +39 320 8366055

Sveva Manfredi Zavaglia

About Sveva Manfredi Zavaglia

E’ curatrice indipendente, art Advisor e consulente di marketing management culturale internazionale. Da oltre 20 anni e progettista culturale di eventi legati all'arte contemporanea con una particolare attenzione a spazi inconsueti, e alle interazioni con altre arti.

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