Gioacchino Winckelmann e l’ideale del bello assoluto

Ritratto di Johann Joachim Winckelmann Anonimo, castello Reale di Varsavia

Il periodo storico compreso tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’‘800 si rese protagonista per il recupero del classicismo che caratterizzò l’arte e la letteratura italiana ed europea.
Il neoclassicismo esaltò i valori della classicità al tempo della Rivoluzione francese e delle guerre napoleoniche. Quella fu un’epoca densa di avvenimenti che trasformarono profondamente la società, segnando in modo definitivo la fine dell’ancien régime e la nascita del ceto borghese-liberale, dello Stato laico e moderno, della cultura basata su nuovi ideali. In quel contesto storico-culturale si inserì il pensiero di Gioacchino Winckelmann, storico e archeologo tedesco, il quale nel 1764 pubblicò la Storia dell’arte antica, definito anche il manifesto dell’estetica neoclassica.

Anton Raphael Mengs, Johann Joachim Winckelmann (1755 circa), Metropolitan Museum of Art, New York

Winckelmann è considerato uno dei principali teorici del concetto di bello assoluto, per lo storico è l’arte greca a incarnare quegli ideali di grazia, dignità, armonia, equilibrio, come rappresentazione massima del gusto moderno. Per Winckelmann l’arte è, dunque, rappresentazione della bellezza e fa un distinguo tra bello assoluto e bello relativo: il primo non esiste in natura ma appartiene alla creazione artistica; la bellezza relativa invece non può che reperirsi in natura, vale a dire continuamente mescolata ad altri elementi che finiscono, ahimè, per deformarla.
Il bello ideale e assoluto teorizzato da Winckelmann ha una valenza che va oltre la contingenza storica e temporale. Per lo studioso le forme perfette dell’arte greca antica sono quelle che meglio simbolizzano questo suo ideale di bellezza che ha la virtù di permanere attraverso il succedersi degli eventi storici. A prova di questo, Winckelmann definì come miracolo dell’arte la statua dell’Apollo del Belvedere, scultura dalle linee semplici e armoniose, volto dai tratti fieri, corpo imponente e posto in un atteggiamento che rivela compostezza e calma.
L’arte greca ha, dunque, saputo realizzare la nobile semplicità e quieta grandezza che rappresenta per Winckelmann l’inspirazione della vera realtà artistica, quella che conduce alla quiete e al superamento delle passioni.

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