Here, Now. OUTDOOR FESTIVAL 2015 – il festival internazionale dedicato alla creatività urbana.

L’arte e la creatività urbana si celebrano quest’anno nella capitale con Outdoor 2015, il festival ideato e curato da Nufactory nel 2010 alla sua VI. edizione.

Outdoor Festival prosegue la propria riflessione sulla riconversione di spazi cittadini attraverso arte e musica che si fanno strumento per la riattivazione di luoghi spesso abbandonati favorendone una rinnovata fruizione.

Alice Pasquini_workinprogress_(c)Alberto Blasetti www.albertoblasetti.comOltre 70.000 mq di superficie che diventeranno nei prossimi anni sede del quartiere della Città della Scienza e progetto di riqualificazione urbana. L’ex Caserma è stata riattivata grazie ad un ampio programma culturale e agli interventi site specific di 17 artisti locali, nazionali ed internazionali che lo animano temporaneamente prima della sua definitiva rigenerazione.

Dopo 5 edizioni, oltre 70 artisti coinvolti, 16.000 presenze la scorsa edizione negli spazi dell’ex dogana di San Lorenzo, quest’anno il festival suggerisce un concetto semplice e forte allo stesso tempo.

“Here, Now. Un luogo e un tempo stabilito, un momento unico, non replicabile, che racchiude in sé i diversi piani temporali: il passato della caserma, il presente della creazione artistica e la futura rigenerazione dello spazio” spiega Antonella Di Lullo curatrice del Festival.

In collaborazione con Ambasciate e Istituti di Cultura stranieri, Outdoor Festival ospita 17 artisti provenienti da 8 Paesi che occupano con le loro opere 10 Padiglioni all’interno degli spazi abbandonati dell’ex Caserma Guido Reni.

Lavori che vanno dall’astrattismo di 108 all’eclettico mix di graffiti, scultura e video di 2501 realizzato in collaborazione con Recipient e The Blind Eye Factory. Dalle grandi istallazioni del greco Vasmoulakis alle opere di Minelli, politiche sì, ma allo stesso tempo introspettive.

Le installazioni geometriche di un essenziale bianco e nero del duo olandese Graphic Surgery, Halo Halo con i suoi labirinti bidimensionali e il fascino dell’ opera del norvegese Martin Whatson nelle quali il drammatico grigio viene spezzato da macchie, di colore, in contraltare alle colorate bambole di pezza del brasiliano Tinho che così porta avanti i suoi messaggi sociali. La rivoluzione spaziale degli spagnoli Penique Productions che invitano ad una nuova concezione del luogo attraverso lo stravolgimento dello stesso e i graffiti del francese Tilt che ci ricordano gli inizi del writing. La decostruzione del contesto urbano realizzata da Rub Kandy, Insa e i suoi “giffiti”, multistrati di immagini animate in stop-motion, le ricerche dello street artist Lucamaleonte che in questa occasione saranno incentrate sulla memoria e l’interaction design di No Idea. E infine il Padiglione Roma, a cura della fotografa americana Jessica Stewart, con i ritratti poetici di Alice Pasquini, i collage e lo spray fluorescente di Uno e le figure drammatiche e intense di Tommaso Garavini.

Un ampio programma di eventi conducono lo spettatore alla scoperta delle culture dei Paesi ospiti tra talk, cinema, food ed una vasta offerta di musica internazionale.

Outdoor prevede per quest’edizione un ampliamento disciplinare: insieme alle arti visive quest’anno la musica è co-protagonista del festival. Ogni opera dei 17 artisti coinvolti si combina con l’intervento di un musicista chiamato a realizzare un’installazione sonora originale.

Outdoor ospita anche altri tre contenuti speciali: la conferenza creativa Italianism, a cura di Renato Fontana che punta l’accento sulla creatività “Made by Italians”, un modo per fare il punto sullo stato dell’arte della nuova scena visiva italiana insieme ad oltre cento professionisti e artisti residenti in Italia e all’estero provenienti dal mondo dell’architettura, art direction, comunicazione, design, fotografia, fumetto, graphics, illustrazione, tattoo e video;

Playground, lo spazio dedicato alla hip hop culture. Una panoramica alla scoperta dell’universo del breaking e di tutto quello che vi ruota attorno, con due mostre fotografiche ed un ricco calendario di proiezioni che anima lo schermo della sala cinema allestita all’interno;

e infine Object trouvè, la mostra archivio che NUfactory ha allestito per raccontare la vita della caserma attraverso oggetti, documenti e ricordi della SMMEP di Roma (Stabilimento Militare Materiali Elettronici di Precisione).

Antonella Di Lullo ci accompagna e racconta così… :

…” una montagna di giornali, mobili, cianfrusaglie, stranezze, macchinari e pneumatici. E ancora poi calendari, floppy disc, oliere e vecchi computer; e, poggiata a terra impolverata una musicassetta di Whitney Houston, lì giovanissima e, irriconoscibile.

Tra tutte le cose che si imposero al senso della mia vista durante il primo sopralluogo alla Caserma Guido Reni, in questi spazi abbandonati e implosi come dopo il passaggio di un uragano, e circondati da una natura che lentamente ha riconquistato lo spazio sottrattole dall’uomo, quella di cui mantengo un più vivido ricordo è curiosamente proprio quella cassetta. Sapevo di averla posseduta da bambina, ma l’avevo completamente rimossa. Quella sera stessa quando tornai a casa andai a cercarla e, la ritrovai, ben custodita e allineata tra le altre cassette e riflettei su quanto un oggetto, o un luogo, possa essere uno strumento evocativo che mette in azione i diversi piani temporali. Quella cassetta dimenticata rappresentava un oggetto che mi riportava indietro negli anni ma che allo stesso tempo, in quel preciso istante, incarnava le attese del futuro, il lavoro da compiere presso la caserma nei mesi a venire.”

La memoria, l’oblio, l’attesa e la creazione sono modalità del nostro agire che si relazionano con passato e futuro, e che si innescano attraverso la nostra percezione del presente.

Here, Now”, il titolo di questa sesta edizione che intende porre al centro della riflessione il tempo e lo spazio come dimensioni ultime sulle quali si struttura la nostra esperienza.

Qui e ora, un luogo e un tempo stabilito. Un momento unico, non replicabile, che racchiude in sé i diversi piani temporali: il passato della caserma, il presente della creazione artistica e la futura rigenerazione dello spazio; e un luogo che non è un semplice contenitore ma vero e proprio contenuto.

Le ex caserme SMMEP (Stabilimento Militare Materiale Elettronico di Precisione) di via Guido Reni, dismesse nei primi anni Novanta, diventano lo strumento attraverso il quale il festival mette in movimento diversi processi esperienziali: l’atto di trasformazione dello spazio, la percezione di un’azione transitoria, l’interazione con le opere stesse, la fruizione collettiva di un luogo rigenerato, la partecipazione attiva degli artisti e delle classi durante i workshop di Outdoor Camp.

Essere presenti in un dato momento e fare esperienza dello spazio e del tempo nel dialogo che si crea tra le nude strutture architettoniche e le opere artistiche in esse contenute, è prendere coscienza di sé relazionandosi con lo spazio e con il tempo attraverso la …trasformazione… 

Outdoor stesso è in continuo movimento. Attraverso le passate edizioni è divenuto un medium di forme espressive e comunicative nel quale sono confluite diverse esperienze artistiche, nuovi linguaggi e stili creativi che hanno richiamato sempre più l’interesse del pubblico diventando un punto di riferimento a livello nazionale per street art, arte urbana e le nuove espressioni artistiche.

La scelta degli artisti di questa edizione ha come fondamento la volontà di tracciare una mappatura dell’arte quanto più estesa possibile, partendo dalla street art, essenza sempre del festival, per giungere ad altre espressioni artistiche. In occasione del festival i numerosi capannoni della caserma si convertono in Padiglioni suddivisi per nazioni nei quali si articola la mostra.

Here, now, è una riflessione sull’atto di creazione artistica e la sua fruizione.

L’ hic et nunc della nuova opera d’arte.

BIOs, gli ARTISTI

108

Guido Bisagni, meglio conosciuto con lo pseudonimo 108 (Alessandria, 1978), è un artista e writer italiano. Il suo lavoro, quasi sempre astratto, surreale e minimale, trova ispirazione nei graffiti dell’Europa neolitica, nelle avanguardie del Novecento e in artisti contemporanei come Stak e Richard Long.

2501 + Recipient + Blind Eye Factory

2501 esordisce come writer sui treni e muri della sua Milano a 14 anni.

A 20 anni l’artista si trasferisce per un anno a San Paolo del Brasile dove lavora come graphic designer e collabora con alcune Ong insegnando a dipingere ai bambini delle favelas.

L’incontro con i maggiori esponenti della scuola di graffitismo Sud Americana, darà nuova direzione alla sua tecnica pittorica. 2501 integra graffiti, pittura su tela, acetato, scultura e video.

Recipient.cc , un collettivo con sede a Milano composto di professionisti le cui aree di esperienza variano e includono comunicazione multimediale, produzioni audio/video, installazioni interattive, design e arte con cognizioni di livello tecnico e operativo, sia artistiche che commerciali com’anche estetico creative.

Blind Eye Factory è uno studio indipendente specializzato nella produzione e realizzazione di contenuti video e fotografici. Nato nel 2013 dall’unione di due creativi Giorgio Filippini e Lorenzo Gallito, lo studio continua a crescere grazie alla collaborazione e partecipazione di diverse personalità. Sin dall’inizio la loro scelta è stata di specializzarsi tra arte e design, in particolar modo in quella del “new muralism” e della “street art”. Blind Eye, studio d’artetra Roma e Londra, ha deciso sin dall’inizio di viaggiare al seguito del movimento collaborando con eventi, gallerie, artisti, mettendo a disposizione le proprie capacità video -fotografiche.

Alexandros Vasmoulakis

Nasce nel 1980, vive tra Atene e Londra dove lavora come freelance. Il nucleo della sua ricerca artistica si ritrova nella street art per poi allargarsi alle grandi installazioni realizzate molto con materiali di recupero e, al lavoro in studio, dove si dedica alla pittura e ai collage di stampo dadaista. Le sue opere rimandano alla trash art e arte funeraria. I suoi interventi si trovano comunemente all’aperto, creati da oggetti trovati in cantieri di demolizione o fabbriche abbandonate. Attraverso la creazione di enormi sculture, Vasmoulakis si spinge a studiare la realtà, arrivando ad indagare i confini tra la vita e la morte.

Alice Pasquini

Artista romana che lavora come illustratrice, scenografa e pittrice. Le sue “tele” preferite sono i muri. Ha viaggiato in ogni parte del mondo creando opere in moltissime città del globo: Sydney, New York, Barcellona, Oslo, Mosca, Parigi, Copenhagen, Marrakech, Berlino, Saigon, Londra e Roma. Nata nel 1980, Alice si laurea all’Accademia di Belle Arti di Roma, successivamente vive e lavora in Gran Bretagna, Francia e Spagna. A Madrid porta a compimento un corso in animazione alla Ars animation school.

Filippo Minelli

Classe ’83, artista contemporaneo che analizza e ricerca tematiche in ambiti come l’architettura, la politica, la comunicazione e la geografia utilizzandole come base per la creazione di installazioni e performance documentate attraverso fotografia e video.

Interessato a paesaggio e spazi pubblici si cimenta inizialmente in interventi istintivi e non autorizzati che nei primi anni del duemila lo rendono pioniere in Italia di quella che verrà successivamente riscontrata come ‘street art’, per poi continuare una ricerca personale fondata sull’estetica della protesta, riportando la politica ad una dimensione antropologica e introspettiva decontestualizzando l’uso di lacrimogeni, ribaltando la funzione delle bandiere e mutuando l’estetica degli slogan di protesta.

Graphic Surgery

Attraverso gli anni i lavori dei Graphic Surgery hanno esplorato i confini delle diverse tecniche e generi artistici sempre mantenendo un loro stile, riconoscibile. Il duo si muove liberamente dalla pittura ai murales, dai video alle installazioni mantenendo il proprio sistema etico-estetico di linee, piani geometrici dominati prinicipalmente dai non colori, il bianco e il nero.

I Graphic Surgery sono formati da Erris Huigens (1978) e da Gysbert Zijlstra (1978).

HALO HALO

Classe ’84, caratterizza la sua produzione attraverso l’utilizzo di un linguaggio segnico bidimensionale, componendo nello spazio incastri labirintici minuziosamente definiti destinati ad autoriprodursi potenzialmente all’infinito.

La sua cifra artistica diventa dunque ben riconoscibile: composizioni aggrovigliate, strutture morbide e ben ordinate che sembrano rincorrere, tracciando un’orbita circolare, pensieri che si inseguono nelle direzioni possibili.

Martin Whatson

(1984), nasce e vive in Norvegia. Martin mostra una continua urgenza nella ricerca della bellezza in ciò che comunemente è visto come brutto, fuori moda o semplicemente poco interessante. Cerca inspirazione nelle persone, negli scenari urbani, nei vecchi palazzi e muri diroccati. L’interesse per ciò che è fatiscente l’ha aiutato a sviluppare il proprio stile, la propria cifra artistica e ha collaborato a creare sia l’organicità che il contrasto estetico tra materiali, scenari e motivi.

La sua espressione nasce sotto forte spinta politica ma si evolve in un più sottile studio delle commistioni tra graffiti, stencil art e mantenendo una certa fascinazione per ciò che è in rovina.

Penique Production

Un altro collettivo, nato a Barcellona nel 2007 formato da artisti di diverse discipline focalizzati su un progetto comune che si basa sull’idea di realizzare installazioni effimere.

I progetti dei Penique prevedono la creazione di palloni gonfiabili colorati che occupano gli spazi quasi interamente fino a conferire a tali luoghi una nuova identità.

I palloni, man mano che si gonfiano, vanno ad adattarsi gradualmente alle caratteristiche specifiche di ogni luogo: si va così ad intervenire sul rapporto tra pieni e vuoti, creando un dialogo con lo spazio che si occupa. Modificandone i limiti, il luogo acquista nuove forme permettendo al pubblico di sperimentare, vivendolo dall’interno, questo nuovo, temporaneo, spazio effimero.

Rub Kandy

Mimmo Rubino, noto come Rub Kandy, è un artista italiano, di Roma, che sperimenta la sua ricerca artistica su più e diversi supporti. Le opere di Rubino sono taglienti e curate: grande osservatore del contesto urbano lo decostruisce attraverso immagini e facendo tesoro di commenti sociali penetranti. Mostrando una grande capacità nell’unire diversi media in modo molto naturale, Rub Kandy punta anche ad eliminare la soglia tra ciò che viene convenzionalmente considerato arte di strada e le pratiche più tradizionali di arte contemporanea, di solito legate ad uno spazio espositivo chiuso.

TILT

Artista graffitaro riconosciuto a livello internazionale, è francese, di Tolosa. Si definisce un “feticista dei graffiti” e la sua prima tag è stata realizzata su una rampa da skateboard nell’88.

La sua carriera successiva è stata influenzata da lunghi viaggi; in questi Tilt ha lasciato il proprio marchio in lungo e in largo: USA, Hong Kong, Giappone, Messico, Thailandia, Australia, India, Nuova Zelanda, Laos, Taiwan, Cina, Canada, Filippine, Indonesia e in altri 12 paesi di tutta Europa. La sua attenzione è sempre rivolta ad old school e wild style che gli permettono di dar vita a forme e colori ad alto impatto che rapiscono l’osservatore..

TINHO

Sofferenza e solitudine sono le emozioni che scaturiscono inevitabilmente a contatto con le opere dello street artist Tinho, all’anagrafe Walter Nomura. L’artista brasiliano, classe ’73, attraverso i suoi graffiti vuole, infatti, esprimere la propria immagine del mondo moderno, una realtà che, nel suo paese, implica questo tipo di emozioni.

Come egli stesso dichiara, il suo lavoro di oggi si adatta alle situazioni: se si tratta di grandi viali gli piace riprodurre incidenti stradali che rappresentano i viaggi incompiuti e i progetti lasciati a metà; in luoghi abbandonati preferisce soggetti come bambini con peluche o bambole di pezza per indicare la condizione di solitudine in cui le persone si trovano in contesti urbani affollati. Un continuo contrasto tra dolcezza e crudeltà, tra sogno e realtà.

Tommaso Garavini

Nato a Roma nel 1972, frequenta l’ Accademia di Belle Arti a Roma.

Dopo il diploma in scenografia nel 1998, lavora come assistente scenografo per il cinema e il teatro.

Nel 2003 scrive L’Operamara, che viene messa in scena da Debora Pappalardo, Anastasia Sciuto e Igor Bacovich. Le sue opere spaziano dalla pittura al disegno, passando attraverso la grafica, la scultura e installazioni trans-gender.

Progetta e realizza eventi e lavora come designer. Nel 2006 fonda ROTA-LAB, un laboratorio di design e arti applicate dove attualmente lavora a tempo pieno.

UNO

È un artista che vive e lavora a Roma dal 2005. Le tecniche utilizzate nella sua produzione sono quelle classiche della street art, benchè la sua predilezione, già dalle prime esperienze in strada, vada ai poster, alla ripetizione di elementi iconici, ai collage, ai decoupage e ad ogni cosa che abbia a che fare con la carta e la sua manipolazione, con la strada e l’effimero, con il perenne e incessante bisogno di vagare di notte bruciati dal fuoco.

Accogliendo e attualizzando la lezione di Warhol, di Debord e Rotella, Uno, attraverso la ripetizione all’infinito e il frequente uso di spray e pitture fluorescenti, gioca con la tecnica pubblicitaria e la cambia di segno.

INSA

Nato nel Regno Unito ha iniziato a dipingere all’età di 12 anni per diventare, oggi, uno dei più innovativi e rispettati writer del Regno Unito.

L’artista si distingue per la capacità di inserire nelle sue opere un mix di realtà e fantasia unico. Le sue opere sono un insieme di elementi mixati con colori forti e sgargianti, in una continua ricerca creativa e sperimentazione. Diventa famoso per i suoi “Gif – iti”, gif animate create con i suoi graffiti.

No Idea

Laboratorio di artigiani digitali e creativi, si occupa di interaction design, ideando installazioni interattive, progettando e realizzando percorsi espositivi interattivi, emozionali, multimediali per mostre, musei, eventi.

Nasce nel 2009 dal sogno di due designer che vogliono rivoluzionare i luoghi della cultura trasformando e plasmando le loro sperimentazioni artistiche in ambienti inusuali.

Fondere arte, architettura e design e contaminarli con le nuove tecnologie e i nuovi media la sua mission, per spingersi in quel mondo di confine tra performance, spazi sensoriali, ambienti immersivi e interattivi, percorsi museali, environment reali e virtuali.

Lucamaleonte

Anno di nascita 1983, Roma, città dove vive e lavora. Inizia creando poster e adesivi, ma in breve tempo la sua attenzione si è spostata sulle opere su tela. La tensione costante al perfezionamento della tecnica dello stencil ha fatto di Lucamaleonte un artista dallo stile inconfondibile: è tra i pochi al mondo a utilizzare mascherine e vernice per realizzare stencil multilivello elaborati e sofisticati, e caratterizzati da una sovrapposizione di numerosi strati di colore.

dove: ex-Caserma Guido Reni |, via Guido Reni 7, Roma

Quando:
fino al 31 Ottobre 2015 ,prorogato fino al 28 novembre 2015
Ore: 12.00 – 00.00 per la mostra, ore 22.00 – 04.00 per i concerti

Ogni sabato Concerti. 
 

Costo ingresso:
7,00€ per la mostra
10,00€ per i concerti  – il 31 ottobre 2015 invece 15€

( l’ntegrazione del biglietto mostra per i concerti è da richiedere in cassa )

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