Intervista a Leandro Lottici con le sue “Visioni Architettoniche”

Leandro-Lottici… una vera e propria identità fatta di corpo e anima
A cura di Sveva Manfredi Zavaglia

Leandro Lottici è a Roma con una sua mostra museale dal titolo “Roma 2015. Visioni. Architetture per il Terzo Millennio”.  Ci troviamo di fronte ad un artista unico nel suo genere!
Leandro è un grande studioso della materia, del tratto e soprattutto di una grande tecnica. La mostra di una raffinata resa finale, vuole farci ritrovare una Roma del Terzo Millennio.
Le venti opere inedite che l’artista ha sapientemente realizzato per questa mostra, con molti dei materiali utilizzati dagli architetti come catrame, smalti industriali, plastica, malte cementizie, pannelli isolanti, ci donano riflessi, ombre, chiari/scuri in un tripudio di forme in piena libertà espressiva.

 

invito-elettronico-LOTTICI-VISIONIE’ un omaggio ad otto architetti che sono stati protagonisti a Roma: Saverio Busiri Vici, Santiago Calatrava, Massimiliano Fuksas, Zaha Hadid, Richard Meier, Renzo Piano, Paolo Portoghesi, Michele Valori. Sono grandi opere che riguardano aree pubbliche che finiscono per risultare formalmente private. Difficile metterli tutti insieme questi architetti, ma Leandro ce l’ha fatta, con le sue opere. Melodie architettoniche, flussi di pensieri positivi, visioni di spazi pieno/vuoto del segno che rimandano a suggestioni particolari e ci danno vere emozioni.

Leandro Lottici ispirato a questi grandi maestri, oggi ci regala opere ideate e realizzate con una vera e propria identità fatta di corpo e anima. L’occhio attento e sensibile dell’artista esalta queste grandi architetture liberandole dagli schemi e proponendo dettagli insoliti, scorci inediti e regalandone una propria identità spesso sconosciuta. L’Arte ci aiuta a capire che è essenziale darci quello stupore per essere raggiunti da un sentimento di bellezza. Fatevi stupire dai lavori di Leandro Lottici….

INTERVISTA

Leandro raccontaci il tuo percorso pittorico, dove ti porta?

Il mio è un percorso scultoreo, tutto viene dalla scultura e mi riporta ad essa, anche quando dipingo o incido.

 

Maxxi_disegno_prospettiva_Leandro-LotticiHai uno stile e tecnica tutto personale, soprattutto nell’utilizzo dei materiale, è per te una continua ricerca?

I miei inizi pittorici, gli anni dal 2003 al 2010, sono stati di ricerca sul materiale, sperimentazione di diversi materiali edili, gli ultimi anni invece sono di perfezionamento nell’utilizzo del materiale e di ricerca sul colore. Soprattutto in quest’ultimo anno mi sono concentrato infatti sulla ricerca del colore, ed essendo completamente daltonico questo è uno sforzo enorme per me.

 

Pagoda_disegno_prospettiva_Leandro-LotticiLa pittura o l’architettura, anche se molto diverse, tu le unisci, ma cosa ami di più?

Sono scultore e cerco e vedo in qualunque cosa la sua forma tridimensionale: un quadro per me è un bassorilievo e un qualsiasi palazzo o opera architettonica è una scultura a dimensioni abitabili. E’ la scultura il punto di unione per me tra la pittura e l’architettura.

 Il tuo architetto preferito?

Ovviamente gli 8 che ho citato nel progetto (Saverio Busiri Vici, Santiago Calatrava, Massimiliano Fuksas, Zaha Hadid, Richard Meier, Renzo Piano, Paolo Portoghesi, Michele Valori) a cui aggiungo Gio Ponti.

 …e Il tuo pittore preferito?

Volevi dire il mio scultore preferito? Francesco Somaini

 

Serpentone_disegno_prospettiv_Leandro-LotticiaCosa desideri raccontare con le tue opere?

Escludendo da questo discorso il Serpentone di Valori e il gasometro, soggetti che più volte ho ripetuto negli anni, Roma di certo non incarna propriamente la mia weltanschauung che guarda più a Milano, Londra, New York e Hangzhou, e proprio per questo invece ho voluto dedicare a Roma un intero ciclo di lavori. E’ quindi la Roma del Terzo Millennio quella che voglio raccontare con questo mio percorso pittorico.

 

Perché Roma?

Roma è antica e i cittadini sono legati a questo, tutto ciò che è stato fatto dal Novecento in poi in architettura, sono solo “mostri architettonici”. Per quanto l’architettura romana accolga in se una molteplicità di stili che ben convivono tra loro, ma i cittadini ne rifiutano il lato più contemporaneo, vedono solo spreco di denaro pubblico e abbrutimento delle forme classiche e rinascimentali, in barba alla lezione di Kant che ci aveva insegnato che il giudizio sul proprio gusto non deve avere alla base un’interesse materiale quale fondamento di determinazione. In un certo senso vorrei accendere un riflettore e rendere protagonisti quegli edifici a volte dimenticati o sottovalutati, così tanto spesso criticati, rendendoli oggetti di ritratto così da cercare di trasmettere il “pensiero debole” di vattimiana memoria in modo che, parafrasando il Vattimo stesso, la gente possa guardare al passato con pietas, al presente ponendo attenzione a quegli aspetti sottovalutati e criticati, così da protendere verso un futuro libero da pregiudizi e aprire la mente: abbiamo un’immensa fortuna a Roma, quella di vedere capolavori dell’architettura antica accanto agli esempi dell’avanguardia più estrema, si pensi all’Ara Pacis e alla “teca” di Meyer che la custodisce. La contemporaneità a Roma non è maltrattata, semplicemente ancora parla un linguaggio inintellegibile alla stragrande maggioranza dei suoi cittadini.

 

I flussi di pensieri arrivano positivi, legati a sensazioni visive oltre la materia…sono queste le sensazioni che vuoi lasciarci addosso?

Sinceramente non ho mai pensato alle sensazioni che trasmetto con i miei lavori, sarebbe come interrogarmi continuamente su cosa la gente pensi di me e questo non mi appartiene.

I miei lavori nascono tutti da un progetto, ma l’effetto finale sulle persone è cosa soggettiva di ognuno.

 

Cosa vorresti dare nell’animo a noi spettatori?

Oggi viviamo nel degrado e gli edifici contemporanei ricordano loro malgrado al cittadino le miserie della propria contemporaneità facendo rimpiangere il passato. I capolavori dell’architettura contemporanea divengono così un capro espiatorio di altri problemi e questo chiude l’occhio alla bellezza che essi stessi racchiudono proprio per quella tensione verso il futuro che esprimono (si pensi a Santa Maria della Visitazione di Busiri Vici o a Dio Padre Misericordioso di Meyer) e io vorrei aprire gli occhi alla bellezza di una “città che sale”.

 

Mostra museale, presentazioni in luoghi diversi, come mai questa scelta?

Ti rispondo citando le parole della curatrice del progetto Paola Di Giammaria “Questo progetto ci accompagna dentro una Roma poco conosciuta, moderna e contemporanea. Un percorso pittorico, quello di Leandro Lottici, che ci consente di riconoscere una Roma poco in vista. Senza entrare nel dibattito, sempre acceso, e che sembra quasi voler imporre una scelta tra le antiche vestigia e un contemporaneo spesso non compreso e accolto, questa mostra aspira ad accendere un riflettore sull’architettura realizzata a Roma dagli ultimi trent’anni circa del XX secolo fino ai nostri giorni. Palazzi, chiese e monumenti che hanno tenuto con il fiato sospeso, soprattutto i romani, nella salita verso la cima del millennio, invitando tutti a gettarsi a capofitto nel nuovo secolo”, per questi motivi la curatrice ha considerato questo mio progetto come un qualcosa rivolto alla collettività e quindi meritevole della massima visibilità.

Ho avuto poi la fortuna di ricevere il contributo della Fondazione Franz Ludwig Catel, partner del progetto, e dell’Associazione Michele Valori che, in collaborazione con il Micro di Paola Valori, mi ha fatto arrivare addirittura al MAXXI.

La Fondazione Catel, nelle persone della Presidente Arch. Elisabeth Wolken e del Segretario Generale Dott. Alessandro Tiradritto, e l’Associazione Michele Valori, nelle persone della Presidente Maria Valentina Valori e di Paola Valori, hanno subito creduto nel progetto e mi hanno supportato in tutta la realizzazione e nel trovare gli spazi più adatti dove realizzarlo.

Così come ha fatto la giovane galleria LM Gallery di Latina, con i suoi fondatori Lea Ficca e Matteo Di Marco che hanno seguito e seguiranno tutta la fase nella Cartiera Latina.

I tuoi Progetti futuri?

Sto partendo in questi giorni per il BOCS di Cosenza, la più prestigiosa tra le residenze artistiche in Italia, presente sulla piattaforma Art in Residence, progetto curato da Alberto Dambruoso direttore artistico de I Martedì Critici.

Collettive a parte a Roma e Milano a novembre, a natale poi andrò dal caro amico Paolo Sgroi (già assistente del maestro stampatore Giorgio Upiglio) a stampare la Danza Macabra, un mio ciclo xilografico fatto di 5 imponenti incisioni con matrici da 560 x 1160 mm, di cui una a due colori, ciclo commissionato ed edito per Philobiblon di Roma e curato da Matteo Ghirighini.

Il mio 2016 mi vedrà poi… non dico nulla per scaramanzia, ma anticipo solo che sarà un anno molto molto intenso e di livello adeguato a quello che questo progetto ha avviato.

Per terminare lo chiedo sempre agli intervistati che incontro …Leandro fatti una domanda che nessuno ti ha mai chiesto (e che tanto avresti voluto sentirti domandare) e risponditi….

La tua formazione non è strettamente quella della Accademia di Belle Arti, da dove viene e a cosa devi la tua formazione?

Sono sempre stato affamato di libri tanto che i miei mi regalarono la mia prima Treccani alle elementari perchè non riuscivano più a contenere le mie domande. Ma tutto devo a tre insegnanti che ho incontrato tra le medie e il liceo (scientifico), Angelo Lattanzi, Paolo Armellini e Paolo De Gregori, rispettivamente italiano e storia, filosofia, inglese.

Questi tre grandi uomini, hanno aperto la mia mente, mi sono stati vicini in tanti anni di malattia e di ospedale che ho vissuto proprio negli anni delle medie e del liceo e hanno fatto sì che i libri diventassero i miei più grandi amici e fidati compagni, facendomi spaziare da Alexis De Tocqueville a Selma Lagerlöf, da George Lequier a Francesco Colonna, da L’epopea di Gilgamesh a Lautréamont.

LA MOSTRA

La mostra di Leandro Lottici dal titolo “Roma 2015. Visioni. Architetture per il Terzo Millennio” 
dal 20 ottobre all’8 novembre 2015
nel Complesso museale della Ex Cartiera, in via Appia Antica 42, 00179 Roma.

Il Serpentone al fianco dell’Ara Pacis nella mostra.

Presentazione:
venerdì 16 ottobre 2015 alle ore 18:30 presso il MAXXI Base – Maxxi Museo nazionale delle arti del XXI secolo a via Guido Reni, 4, Roma.

Vernice:
martedì 20 ottobre 2015 2015 h 18.00 n
el Complesso museale della Ex Cartiera Latina, Parco Regionale dell’Appia Antica, in via Appia Antica 42, 00179 Roma.

Finissage:
giovedi 26 novembre 2015 h 18.30
presso Micro Arti Visive a Viale Mazzini 1, 00195 Roma.

Maggiori info:
www.leandrolottici.com

 

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