Jean Paul Stanisci: viaggi bianchi e persone piene di gioia

Dominique Jean Paul Stanisci è un travel blogger speciale. Abbandonato il prestigioso studio legale di città, ridisegna il suo destino intorno la casa natale di Alberobello. Trasforma così un vecchio casale costruito dai suoi antenati ex emigrati in un ritrovo per “Joyful People”, aperto solo alcuni mesi l’anno perché il resto del tempo è prezioso per vivere il mondo. 5 Stanze a tema per vivere l’Africa, l’amore, gli anni ’70, la pace e l’atmosfera country. In ogni suo angolo si respira il rispetto della vita, delle cose e delle persone, bagaglio dell’esperienza del suo girovagare. Un esempio fra tutti, il progetto internazionale no-profit “Kaki Tree Project” detto anche “La rinascita del tempo” che ha origine e si sviluppa intorno ad un albero di cachi che sopravvisse miracolosamente al bombardamento atomico di Hiroshima nel 1945. Jean Paul è stato scelto e selezionato per ricevere dall’associazione internazionale giapponese la talea dell’albero madre che da Hiroshima è stata spedita e trapiantata ad Alberobello presso la sua tenuta. Jean Paul promuove il progetto presso diverse scuole di Alberobello.

Appassionato di “viaggi bianchi”, scrive e pubblica il suo primo libro che riscuote molto successo in loco e, non solo, così come il suo originale B&B, mentre progetta e realizza il suo blog di viaggi: www.viaggibianchi.it 

E’ appena rientrato dal Ruanda e non potevamo farci sfuggire l’occasione di farci raccontare questa sua nuova avventura in anteprima.

Per cominciare ti chiedo di raccontarci cosa sono i “viaggi bianchi” e il “turismo nero”, ma soprattutto come hai scoperto questa tua passione

Il progetto editoriale “Viaggi Bianchi” è una raccolta di racconti e aneddoti che ho vissuto personalmente, dopo aver raggiunto i luoghi della memoria di Hiroshima, Auschwitz, Killing Fields, Chernobyl e successivamente anche Alcatraz, Ground Zero e i Tutsi Genocide,  con l’unico fine di raccontare, in un quadro d’insieme e “al netto” sia delle tesi ufficiali che negazioniste, alcune delle più sconvolgenti atrocità della storia contemporanea.  I viaggi bianchi si contrappongono al “turismo nero” per lo scopo; per me, andare in visita nei cimiteri di culture lontane o nei luoghi della memoria, non ha a che fare ne con il turismo ne con il nero,  non  sono attratto da tali brutture della vita, per me si tratta di viaggi interiori prima che fisici, sono bianchi proprio in contrapposizione al nero, perché bianco è il fiore di loto che dalla melma fiorisce candido; obbiettivo del progetto è riscoprire il valore della dignità umana partendo proprio dai luoghi in cui questo valore è stato maggiormente dissacrato.

Come ho anticipato sei appena rientrato dal Ruanda, immagino per rivivere e documentare le sensazioni che restano ancora oggi dopo uno dei più sanguinosi genocidi della storia dell’Africa del 1994: il triste massacro dei 100 giorni che vide il massacro di circa 500.000 mila persone. Giusto?

Il viaggio in Ruanda l’ho deciso con un anno di anticipo, volevo andare a vedere di persona i luoghi in cui si è consumato il genocidio degli hutu a danno dei tutsi. Come sempre in questo tipo di viaggio, in luoghi non molto globalizzati, con non tantissime presenze turistiche, non è mai semplice reperire tutte le informazioni attraverso internet, quindi come da mia abitudine ho colto quelle tre quattro informazioni essenziali, ho prenotato il posto in cui avrei dormito i primi due giorni, e sono partito alla scoperta di una terra che si è rilevata quanto all’organizzazione e accoglienza non semplice. Più sicura di quello che mi aspettavo, con delle condizioni igieniche superiori a quello che immaginavo, alla fine sono riuscito a vedere tutto quello che avevo in mente, anche qualcosa in più, utilizzando bene i giorni che avevo a disposizione. Una cosa che mi ha colpito sin da subito, è che nelle periferie attiravo la curiosità di tutti al solo passaggio, il fatto di non avere la pelle colorata come la loro, attirava l’attenzione specie dei bambini che facevano capannello intorno a me, spesso toccandomi. Questo episodio, che sulle prime mi ha un attimo spiazzato, dimostra che effettivamente non è un posto preso d’assalto o globalizzato, il contatto con i nativi specie nei villaggi fatti di case in terra e sterco, sono di reciproca diffidenza, all’inizio, salvo poi scoprire che in realtà c’è solo tanta curiosità, nessuna cattiva intenzione, tanta voglia di conoscere. Un’altra cosa che mi ha colpito è stata la natura, in alcune zone è molto presente in termini di purezza, come la foresta pluviale, in cui gli unici suoni sono quelli delle scimmie che si chiamano, o degli uccelli rari che si rincorrono. Anche il grande lago Kivu  mi ha regalato emozioni forti come la scoperta dei pipistrelli giganti. Quanto ai luoghi della memoria, vero motivo della mia visita in Ruanda, ho scoperto storie terribili, visto luoghi raccapriccianti di cui sono ancora in fase di metabolizzazione e che racconterò, a suo tempo, sul mio blog e in particolare nel mio prossimo libro, sicuramente una pagina di storia molto difficile, che non appartiene al passato avendo conosciuto sul posto organizzazioni umanitarie straniere che si occupano di prevenire i futuri genocidi vivendo oggi il Ruanda una sorta di caos culturale a cui non sarà facile dare una svolta. 

Come nascono e come progetti i tuoi viaggi bianchi e quale il tuo prossimo viaggio bianco in programma?

I miei viaggi sono mossi anzitutto dalla ricerca dei luoghi della memoria, a vario titolo, in giro per il mondo, quindi “semplicemente” vado alla ricerca di quei luoghi divenuti oggi simbolo della violazione dei diritti umani, alla scoperta di storie in cui invece attraverso chi ha vissuto quegli eventi ha trovato la forza ed il coraggio di far emergere la forze pulsante della vita sotto forma di speranza;  per questo il mio libro ha un sottotitolo che dice: per illuminare l’oscurità con la forza della speranza.

Da avvocato ad oste, da viaggiatore a scrittore, altre metamorfosi sorprendenti nel tuo destino?

La novità degli ultimi mesi è la crescente attenzione verso il mio blog (viagggibianchi.it) che a breve si vestirà di un taglio diverso, rivolto non solo ai racconti dei viaggi bianchi, ma sarà anche aperto a tutte le esperienze di viaggio che fino a questo momento avevo lasciato da parte. Inoltre per il nuovo anno terrò degli incontri non solo di presentazione del libro, ma parteciperò a degli eventi anche in veste di  travel blogger, al fine di raccontare alcune esperienze di viaggio che il pubblico dei social ritiene meritino di essere condivise al di fuori del mondo della rete,  dall’esperienza dello sled dog sul lago ghiacciato e dell’aurora boreale in Alaska, alla navigazione di un fiume abitato da coccodrilli tra i villaggi di palafitte in Cambogia, passando per gli Ashram in India e la discesa nella foresta pluviale più antica d’Africa, per dirne alcune…

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