Le ultime impronte di Kounellis a Roma

Si inaugura a Roma, la mostra Kounellis-Impronte, dedicata all’opera grafica del maestro recentemente scomparso, presso L’Istituto Centrale per la Grafica nelle sale di Palazzo Poli fino al 7 gennaio 2018

L’artista, scultore e pittore di origine greca è stato protagonista indiscusso dell’”arte povera”. L’artista ha rivoluzionato il linguaggio pittorico a partire dagli anni Sessanta, aveva personalmente scelto le opere da esporre e si accingeva a seguirne l’allestimento quando è venuto a mancare il 16 febbraio scorso. Sulla base delle scelte stilistiche esercitate dal Maestro e per sua espressa volontà, l’Istituto, in accordo con l’Archivio Kounellis espone nella mostra a cura di Antonella Renzitti e Bruno Corà.

Kounellis fu uno dei primo ad approcciarsi al materico nell’arte. Aveva sempre uno sguardo particolare alla materia, vera protagonista dei suoi interventi, utilizzando pratiche installativo-performativa di grande impatto visivo e concettuale. Il legame con l’aspetto organico dei materiali utilizzati ha reso Kounellis uno degli esponenti di punta del movimento poverista. Utilizzava iuta, pietre, legno, carbone, ma anche animali vivi celebri i cavalli (utilizzati negli anni 60), un legame stretto con il mondo naturale a confronto con la cultura montata e creata, e sulla necessità di interazione dell’opera con il pubblico. Le aperture di un artista a creare scandalo, ma anche questo deve essere accettato. L’artista realizza inoltre riflessioni poetiche sull’arte e l’uomo mei suoi allestimenti di opere. La presenza umana veniva svuotata della sua essenza nei suoi interventi ironici. Parlava di sé dicendo: “L’immagine è un’idea di libertà e io, in tal senso, sono un partigiano. Noi abbiamo dentro un istinto che critica non l’idea dell’assoluto, ma ne diminuisce la forza. Dunque si vede come tutte le cose convivano, convive l’antico con il moderno più estremo e viceversa.”

In mostra si trova l’ultimo lavoro grafico realizzato nel 2014 con la Stamperia d’Arte di Corrado e Gianluca Albicocco di Udine e due cicli di opere, The Gospel according to Thomas del 2000 e Opus I del 2005, entrambi realizzati a Jaffa con la stamperia israeliana Har-El Printers & Publisher.

Il ciclo delle dodici terragraph del 2014 conosciuto come Il Vangelo secondo Tommaso costituisce una rivisitazione dell’artista del rapporto tra l’arte contemporanea e il Sacro e “mostra un disegno di aspra elementarità ma di forza arcaica e linguisticamente primaria. Le matrici con la sabbia rossa avevano messo in risalto una serie di segni emblematici e carichi di evocazioni spirituali. Partito dal disegno di un cerchio nella sabbia a simbolizzare la comune matrice spirituale a cui Tommaso e Gesù appartenevano, successivamente lo aveva diviso verticalmente nel mezzo assegnando a ciascuno la metà.

Disegno e scrittura, entrambi quasi sillabati, distinguono queste dodici opere dove Kounellis chiama in causa la divisione tra l’anima e il corpo, il rapporto tra uomo e universo, tra pesci e uccelli, alberi della conoscenza e pietre filosofali, costellazioni e oggetti degli uomini: la luce di una lampada a petrolio (da Guernica) e una casa volante come tensione all’ascensione nello spazio libero dello spirito. L’ultima tavola evoca i ventiquattro profeti d’Israele, umani propugnatori della virtù etica e morale” Bruno Corà.

Il lavoro del 2014 è un ciclo di dodici stampe al carborundum (polvere di ferro), di grande formato, con l’impronta del cappotto nero, “saio laico dell’uomo del ‘900”, trovato come di consueto nel mercatino dell’usato, che perde ogni tipo di forma e costituisce una impronta “di memoria, indicazione di umanità”. “Il cappotto è fisicamente lì, non è rappresentato. L’impronta in resina lasciata sulla lastra essiccandosi ha trattenuto la polvere di ferro distribuita sopra. Si è creata così una superficie ruvida in rilievo che trattiene l’inchiostro steso con il rullo e lo trasferisce, per mezzo del torchio, sul foglio di carta da incisione. Riaffiora, a distanza di anni, la suggestione sedimentata delle impronte del suo maestro di Accademia Toti Scialoja che in quegli anni dipingeva, con stracci e stoffe, quadri “come tracce di vita” Antonella Renzitti.

Opus I è un portfolio di 47 fotolitografie, una summa in grafica di quarant’anni di ricerca artistica; la rivendicazione dello spazio della drammaticità dentro l’arte; la cultura mediterranea radicata nel mito e nella tragedia che s’incarnano nella storia; le carboniere e il loro contenuto; il tema del viaggio, fatidico rimando a quello di Odisseo «non una crociera nel Mediterraneo, ma un viaggio in verticale, nel profondo, scaturito da una guerra scatenata dal possesso di una donna», affermò Kounellis in un’intervista.

In catalogo, edito da Gli Ori, oltre ai testi dei curatori Antonella Renzitti e Bruno Corà, interventi di Federica Galloni, Maria Antonella Fusco, Roberto Budassi. L’edizione del catalogo è stata resa possibile grazie al sostegno della Direzione Generale per l’Architettura Contemporanee e le Periferie Urbane del MiBACT, diretta da Federica Galloni.

Jannis Kounellis, Pittore e scultore greco nazionalizzato italiano, nasce nel 1936 a Pireo. (Atene, 23 marzo 1936 – Roma, 16 febbraio 2017) Esponente dell’arte povera. Ventenne, lascia la Grecia e si trasferisce a Roma per studiare presso l’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Toti Scialoja al quale deve l’influenza dell’espressionismo astratto che insieme all’arte informale costituisce il binomio fondamentale dal quale prende le mosse il suo percorso creativo. Esordisce nel 1960 a Roma la sua prima mostra personale alla galleria “La Tartaruga”. Nelle sue prime opere, dipinge dei segni tipografici su sfondo chiaro che alludono all’invenzione di un nuovo ordine per un linguaggio frantumato, polverizzato. Nel1967 le prime mostre vicine al movimento dell’arte povera nelle quali l’uso di prodotti e materiali di uso comune suggeriscono per l’arte una funzione radicalmente creativa, mitica, priva di concessioni alla mera rappresentazione. Nel 1972 Kounellis partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, in seguito nel 2011 nel primo padiglione di città del Vaticano, pure essendo ateo. Espone in Italia e All’estero in grandi mostre. Nel 2004, realizza un’installazione nella Galleria dell’Accademia di Firenze, Forme per il David. Nel 2009 la Galleria Fumagalli e il Museo Adriano Bernareggi (Bergamo) dedicano rispettivamente all’artista una personale e un’unica installazione realizzata site specific. Nel 2012,espone una sua famosa opera al museo d’arte contemporanea Riso a Palermo. A proposito della pittura, pur non avendo quasi mai fatto «quadri» in senso stretto, Kounellis si definì pittore: «Perché la pittura è costruzione di immagini. Ed è tale se è rivoluzionaria, senza freni per l’immaginazione».

NOTIZIE UTILI

Sede: Roma, Istituto centrale per la grafica, Palazzo Poli, via Poli 54

Data inaugurazione 14 novembre 2017 ore 17.30

Apertura al pubblico dal 15 novembre al 7 gennaio 2018

Orario: da martedi a domenica dalle ore 14 alle 19. Lunedi chiuso. Ingresso libero.

Non è possibile accedere all’Istituto con bagagli, zaini e borse di grandi dimensioni. Non sono disponibili armadietti o guardaroba.

Le aperture straordinarie saranno comunicate sul sito web www.grafica.beniculturali.it

Sveva Manfredi Zavaglia

About Sveva Manfredi Zavaglia

E’ curatrice indipendente, art Advisor e consulente di marketing management culturale internazionale. Da oltre 20 anni e progettista culturale di eventi legati all'arte contemporanea con una particolare attenzione a spazi inconsueti, e alle interazioni con altre arti.

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