LUANA RONDINELLI – L’Amore ai tempi dell’Ammuccia


DAL 7 AL 19 APRILE 2015 Il TEATRO ARGOT STUDIO presenta il primo focus sulla nuova drammaturgia con con due nuovi testi dell’autrice-attrice siciliana LUANA RONDINELLI. Due storie amare e sincere che trattano della diversità e del rapporto con la gente in quel particolare contesto che è la propria terra:

Il primo è A TESTA SUTTA, diretto e interpretato da Giovanni Carta e il secondo, GIACOMINAZZA, è invece diretto e interpretato dall’autrice stessa in scena insieme a Claudia Gusmano.

La diversità è sempre uguale, riconoscibile, è negli occhi di chi guarda prima ancora di chi è guardato, additato. Perché il dito punta sempre dove l’occhio non arriva. Come Giovanni, biondo tra i mori, angelo in mezzo ai diavoli, Giacomina è bella e peccatrice in mezzo ai santi. Una “fimmina” che non si vuol sposare, una donna stregata da occhi di donna. L’importante è sapersi nascondere, far finta di essere simili, far finta di vivere liberi, con il cuore a metà. Solo se non si conosce la felicità si può essere felici sempre, come chi la libertà se la tiene chiusa in casa, per paura di perderla per strada. E non c’è bisogno di scoprire le carte se alla gente poco importa cos’è che si nasconde dietro. Basta vedere quel che già si vede. Eppure la diversità è così ovvia, nessuna carta è uguale all’altra. Eppure la libertà è fatta per volare fuori, e sta nel farsi guardare senza sentirsi gli occhi addosso. E Giacomina così vuole essere guardata, per com’è, per ciò che amando la può rendere diversa, finalmente. Ma la gente che se ne fa della felicità? Vuole maschere tutte uguali per non riconoscere nessuno, e allora a che serve questa libertà? Davvero dobbiamo vivere tra gli altri come se non fossimo più noi? E se non ci fossero più gli altri? Ma gli altri ci sono, eccome.

Una scrittura che rimane sulla bocca perché dalla bocca parte, un siciliano stretto allacciato alla vita e due donne con un desiderio solo che bisogna sconfessare. Quel capriccio irresistibile di scoprirsi e di spogliare, per mostrare fuori ciò che è rintanato dentro soltanto perché è la cosa più bella del mondo. Quel mettere a nudo ogni parola, dare un poco d’aria a sti pensieri soffocati, e urlare tutto a chi non ha capito niente. Forse è solo il piacere di sentirsi ancora vivi in mezzo a tante statue di paura, imparare come Mariannina a ingoiare maldicenza senza dover sputare sangue, attraversare il fango per restare asciutti.

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