Omeopatia e le varie forme di terapia

Esiste una gran confusione sulle medicine non convenzionali, si pensa di aver fatto una cura omeopatica e invece si è preso un fitoterapico o degli oligoelementi. C’è la tendenza a mettere nello stesso calderone varie terapie che esulano da quelle chimiche classiche. Prendere dei fiori di Bach non vuol dire, per esempio, curarsi con l’omeopatia. È bene quindi fare il punto:

  • la fitoterapia utilizza prodotti del regno vegetale, quindi le varie parti delle piante in dose chimica ovvero ponderale;
  • l’Omeopatia di Hahnemann utilizza i prodotti derivanti dai tre regni della natura: vegetale, animale e minerale, non in dose ponderale, ma infinitesimale, cioè con diluizioni progressive, fino ad arrivare all’assenza completa di molecole chimiche, ma dove rimane un segnale elettromagnetico;
  • l’Omeopatia di Reckeweg o Omotossicologia utilizza composti in cui più rimedi omeopatici sono combinati insieme al fine di curare su un principio diverso: quello delle omeotossine;
  • l’Antroposofia di Steiner adopera anch’essa rimedi in diluizione omeopatica di solito in decimale bassa, ma con un procedimento diverso dall’omeopatia classica, cioè con il principio dell’analogia e non del simillimum.

Queste varie forme di terapia, una volta etichettate come alternative, ora sono più propriamente viste come complementari ed integrative alla medicina chimica, tanto che nella Regione Toscana l’Ospedale di Pitigliano ha nelle sue corsie, al fianco dei medici tradizionali, omeopati e agopuntori che lavorano in sintonia, così come avviene in Germania e in molte altre Nazioni.

Spesso si parla di omeopatia senza conoscerla affatto. Quanti in realtà conoscono la sua storia e quanti personaggi di pubblico interesse negli ultimi due secoli si siano curati con l’omeopatia e ne abbiano tratto tangibili benefici? Scienziati, statisti e uomini illustri come Beethoven, Bismarck, Darwin, Gioberti, Giolitti, Mazzini, Roosevelt, Chopin, Goethe, Mc Carthey, Gandhi, Madre Teresa di Calcutta e molti altri ancora, sono stati pazienti e sostenitori dell’omeopatia, per non parlare della maggior parte del papato e del premio Nobel Madame Curie, scopritrice del Polonio, del Radium e della Curiterapia, che in una intervista in USA dichiarò che proprio per merito delle cognizioni omeopatiche poté condurre al successo le sue ricerche sul Radium.

I reali inglesi a cominciare dalla regina Vittoria sono stati grandi sostenitori dell’omeopatia e la usano anche per i loro animali.

Ecco casa diceva Mahatma Gandhi dell’omeopatia:
L’Omeopatia è il metodo terapeutico più avanzato e più raffinato che consente di trattare il paziente in modo economico e non violento… Come la mia non violenza, l’Omeopatia non fallirà mai, ma i suoi seguaci possono fallire, quindi è l’ignoranza della persona che deve essere condannata”.

Il dilagare di internet e dei social network ha gradualmente sempre più inasprito la polemica degli oppositori, che spesso parlano nella completa ignoranza dell’argomento. È evidente che la constatazione che nel rimedio omeopatico siano contenute poche molecole di materia o addirittura il nulla chimico più assoluto, porti alla conclusione che chi la pratica sia un imbroglione o nella migliore delle ipotesi un ingenuo. Ero anch’io di questa opinione quaranta anni fa.

In questo panorama di lotte il Research Institute in clinical Homeopathy, Acupuncture, Psychotherapy and Anti Aging Medicine, che ha come Presidente Onorario 
Luc Montagnier,
 premio Nobel per la Medicina 2008, nel novembre scorso ha organizzato l’Omeofito Festival, manifestazione che unendo la musica e l’arte del guarire ha visto alternarsi sul palcoscenico del Teatro Vittoria di Roma, ricercatori, medici, veterinari e chimico-fisici, per sensibilizzare l’opinione pubblica e i media sulla validità e sull’efficacia delle Medicine Complementari, in particolare Omeopatia e Fitoterapia.

Ecco alcuni passi delle varie interviste.

Prof. Paolo Bellavite, dal 1984 professore di Patologia Generale presso l’Università di Verona, dal giugno 2017 in pensione.

Domanda: “Perché il mondo accademico non vede di buon occhio l’omeopatia?”

Risposta: “La medicina negli ultimi 200 anni si è sviluppata come scienza e non come arte, e la scienza come tale deve essere riduzionista. Studia sempre più il particolare, dal corpo umano all’organo, dalla cellula alla molecola. Quindi da un lato, l’omeopatia, che vede l’essere umano nella sua complessità, si è trovata in qualche modo schiacciata da questa visione riduzionista, dall’altro c’è un problema tecnico di organizzazione, perché il mondo accademico è fatto da gruppi disciplinari (patologi, fisiologi, anatomici ecc.) e l’omeopatia non ha un suo gruppo disciplinare. Chi è quel giovane che potrebbe pensare di dedicarsi alla carriera di omeopata per diventare nessuno? Manca la possibilità di sviluppare una disciplina”.

Prof. Vittorio Elia dell’università di Napoli, allievo del Prof. Del Giudice, che attraverso le ricerche sulla “memoria dell’acqua” e dello studio delle proprietà chimico fisiche delle soluzioni estremamente diluite, ottenute con un procedimento iterativo di successive diluizioni e succussioni, ha aperto il mondo della Fisica Quantistica nella ricerca omeopatica.

Domanda: “Cosa risponderebbe all’accusa che si fa all’omeopatia di essere acqua fresca?”

Risposta: “Direi acqua pura, non certo acqua fresca. L’acqua ha un’estrema versatilità nel modificare la sua struttura sovra-molecolare e forse anche molecolare a fronte di piccoli modificazione di natura fisica, la chimica non c’entra.

Nella diluizione e succussione il solvente, cioè l’acqua, è profondamente trasformato. Si formano aggregati, e all’interno di essi è conservata la memoria del processo subito dal solvente. Quindi chimicamente acqua pura, ma con delle informazioni fisiche fornite dal soluto di partenza. Si modificano completamente i legami chimici dell’acqua, cambia la conducibilità elettrica, il PH, la densità, anche altri parametri di natura spettroscopica, quali l’assorbanza dell’UV, il dicroismo circolare e lo spettro di fluorescenza.

Prof. Massimo Fioranelli, cardiologo clinico che applica l’omeopatia in cardiologia ed effettua ricerca in ambito clinico cardio-circolatorio

Domanda: “Che rapporto esiste tra scienza e medicina?”

Risposta: “È un rapporto perverso in quanto non c’è una linearità. La medicina è una tecnica, una prassi, la scienza è un sapere, che non è più assoluto come lo intendevamo, ma questo ce lo hanno detto i grandi filosofi della scienza a cominciare da Immanuel Kant nel 1783 quando, nei Prolegomeni ad ogni metafisica futura che vorrà presentarsi come scienza, ci dice che la scienza è contestualizzata alla storia. Quindi la scienza non è la verità assoluta. Questo concetto non è stato traslato nella medicina moderna che è legata a dei concetti di fisica e di chimica che sono dell’ottocento. Inoltre non è stata convalidata nella nostra pratica medica quotidiana quella che è stata la grande rivoluzione del novecento, la teoria della relatività, la fisica quantistica, e le teorie di Einstein secondo le quali, il tempo e lo spazio, che sono i cardini della fisica classica, divengono relativi. Non c’è più lo spazio ed il tempo in assoluto ma tutto è correlato alla velocità dell’osservatore, questo purtroppo non è stato percepito nella medicina moderna che è riduzionista, cura i sintomi e già è tanto se cura la malattia. L’omeopatia si sposa male con questo paradigma scientifico perché cura la persona e quindi, dare un rimedio sulla persona, non consente di entrare nei trial clinici che studiano invece i sintomi.

La manifestazione alla sua prima edizione ha avuto un enorme successo, con ben 540 spettatori che hanno totalmente riempito il Teatro Vittoria, e sarà ripetuta ogni anno. La registrazione di tutto il programma è visibile su Youtube nel canale Omeofitofestival.

Osvaldo Sponzilli

About Osvaldo Sponzilli

Lauratosi in Medicina ha trasferito l’esperienza fotografica in campo medico con la fotografia scientifica ed iridologica.

One Comment
  1. Articolo molto interessante, grazie. Sto cercando di capirci qualcosa in più sulla medicina “alternativa” perché mia cognata da quanto è in attesa del suo primo figlio è estremamente restia ad assumere farmaci di qualsiasi tipo, anche quelli concessi, è come se avesse sviluppato una forma di pharmacofobia. Purtroppo questa situazione le sta mettendo molta ansia e io vorrei provare ad aiutarla con qualche alternativa più naturale. Stavo pensando ai fiori di bach, ma su sorgenetenatura ho visto che ce ne sono diversi e personalmente non saprei come orientarmi. Sapresti darmi qualche consiglio in merito? te ne sarei veramente grata.

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