Zombie, il contagio è in crescita anche a Roma

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Fonte: http://www.cdc.gov/phpr/documents/11_225700_A_Zombie_Final.pdf

Allarme Zombie, il contagio è in crescita allarmante in Italia. A Roma il fenomeno era circoscritto solo in alcuni quartieri della zona nord della capitale. Alcuni comunità zombie erano da parecchio tempo conosciuti ma erano circoscritti tra la Via della Camilluccia, la Via Cassia e alcune comuni

Gia nel 2011 il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie negli USA (CDC: http://www.cdc.gov) ha emesso un comunicato in cui esclama  che un apocalisse zombie è in arrivo, ed è meglio essere preparati.

Il Contrammiraglio Ali S. Khan, MD, che dirige l’ufficio del CDC del dipartimento preparazione e risposta della sanità pubblica americana , ha scritto: “L’aumento di zombie nella cultura pop ha dato credito all’idea che una apocalisse zombie potrebbe accadere. In un tale scenario gli zombie potrebbero controllare interi paesi, razzolare su strade cittadine e mangiare tutto ciò che ha vita o che è nella loro strada. La proliferazione di questa idea ha portato molte persone a chiedersi: “Come facciamo a prepararci per una apocalisse zombie?”n (fonte: http://www.theatlantic.com/politics/archive/2011/05/why-did-the-cdc-develop-a-plan-for-a-zombie-apocalypse/239246/)

La domanda sorge spontanea, perché il CDC dice questo? L’avvertimento zombie dovrebbe essere stata un idea di Dave Daigle, che è a capo della comunicazione per il reparto di preparazione del CDC, che conta 1,4 miliardi dollari nel bilancio 2014 ed è responsabile per affrontare le questioni di salute pubblica a seguito di gravi catastrofi, come uragani e terremoti. Più di recente, l’unità disastro del CDC si è resa utile con l’epidemia di colera che ha colpito Haiti e con le radiazioni registrate a Fukushima e del meltdown nucleare del Giappone.

Zombie Walk a Roma - Foto by Valentin Morariu

Zombie Walk a Roma – Foto by Valentin Morariu

Tornando invece alla questione Italiana analizziamo con particolare attenzione a ciò che sta avvenendo anche a Roma.
Innanzi tutto non ricordiamo alcun film , telefilm o pellicola in cui nel finale l’epidemia zombie venga del tutto debellata. L’uomo comune è in grado di immaginare di poter debellare completamente un virus o una malattia, come è successo per il vaiolo , l’influenza spagnola, la peste e così via, ma nessun autore o regista ha mai immaginato che un epidemia zombie possa essere del tutto debellata.

Sembra infatti che i morti viventi non possano essere sconfitti. Gli zombie risorgono sempre e proliferano ma sopratutto sembrano essere una delle fonti principali dell’estinzione di massa dei comportamenti intelligenti. Pertanto, in questo scenario, abbiamo tutti compreso come i cosiddetti “furbi” riescono ad adattarsi molto bene a questa realtà… pensa in maniera razionale e sarai ucciso! Solo i forti sopravviveranno, e sopratutto non bisogna mai fidarsi di chi ragiona. Chi ha una coscienza e una struttura morale autentica è considerato debole e quindi deve obbedire, o finirà letteralmente mangiato vivo.

I media tradizionali non aiutano a contenere il fenomeno, sembrano invece alimentare il contagio tanto che anche Arnold Schwarzenegger si è prestato ad essere protagonista di un nuovo film di zombie (Maggie: diretto dal regista Henry Hobson che sarà presentato in anteprima al Tribeca Film Festival 2015 – trailer: http://youtu.be/EWU0D9K1g5E ).

 

 

Per verificare lo stato dei mezzi di comunicazione di massa basterebbe solo citare il film del 2013 World War Z, che ha incassato mezzo miliardo di dollari, di cui a breve ne uscirà il sequel World War Z II (http://www.empireonline.com/news/story.asp?NID=43203).

La logica della zombificazione porta gli esseri umani che sopravvivono a dover vivere in un inevitabile egoismo, che rende gli individui a fare branco e allo stesso tempo ad essere inaffidabili e pericolosi, sono infatti pronti ad attaccarsi a vicenda quando messi davanti a qualsiasi difficoltà. Qualcuno ha sostenuto che si tratta di un fenomeno naturale, ovvero del darwinismo sociale applicato ad una società che si autodistrugge velocemente.
Questo disastro sociale e culturale lo vediamo con chiarezza mentre guidiamo l’auto a Roma, sopratutto nei quartieri più benestanti e isolati dalle “piazze” o dai rioni storici della città. Gli esseri umani oggi sono quasi tutti cittadini che cercano di reagire alle circostanze di un ambiente che non è fatto per la vita. Sicuramente la ricchezza rende comodità, ma la psiche non allenata si contrae e il ragionamento diventa l’unica porta per il reale, quella realtà manipolata che la maggioranza si rifiuta di affrontare. Sembra quindi che l’individuo affetto dalla zombificazione sia spesso colmo di narcisismo e le uniche cose con cui si confronta sono gli status symbol, l’apparenza e sopratutto è sempre molto accorto a non pensare e a non esprimere mai opinioni su argomenti sociali o politici. Sono ben accette invece opinioni comuni e convise che riguardano aspetti quali il sesso, la moda, lo sport, la guerra, il cibo spazzatura o le armi.

L’etichetta e il Galateo, il cosiddetto “bon ton”, sono quell’ insieme di norme comportamentali con cui si identifica la buona educazione e che si esprime in un codice che stabilisce regole e aspettative del comportamento sociale, ovvero la norma convenzionale. In uno scenario in cui l’infezione zombie è riuscita ad allargarsi a macchia d’olio sembra che la norma convenzionale sia diventata l’apatia e l’individualismo. Pare altresì che la logica degli zombie riesca a restringere la nostra capacità di pensare a soluzioni alternative se posti di fronte a un qualsiasi problema. “Sembra quasi che le persone preferiscano immaginare l’apocalisse zombie” piuttosto che il loro futuro, ha riferito Douglas Rushkoff su Yahoo Finanza News.

Rischiamo di pensare, quindi, che anche a Roma, e in Italia in generale, questo contagio zombie stia rendendo le persone meno inclini a partecipare all’impegno civico o a progetti che possano migliorare le nostre comunità nel medio e lungo termine.
La popolazione si sta abituando, senza accorgersene. Il contagio della logica zombie si sta facendo strada anche nei quartieri più popolari, e non più limitato alle cosiddette “Aree Parioline” di Roma. Infatti oramai anche in periferia la logica zombie ha attecchito bene, sta scardinando l’intelligenza e la tradizione popolare, forte di un pubblico sempre maggiore di persone che guardano sempre più spesso telefilm e film con protagonisti degli zombie, sempre più alimentati da strutture che organizzano serate zombie ed eventi a tema. Oramai persino le istituzioni pubbliche , sociali e politiche si appropriano della logica zombie tanto che , ad esempio, il CDC ha pubblicato in rete gia dal 2011 un test di controllo per allineare il fenomeno alle tecniche di prevenzione delle malattie.
Zombie_google_analysis_PSAAlcuni autori e giornalisti in rete hanno analizzato e affrontato l’argomento, come ad esempio Brian Merchant che mi ha ispirato  con un articolo pubblicato su Vice.com ( http://motherboard.vice.com/it/read/perche-dobbiamo-temere-l-apocalisse-zombie). In questo post Brian ci relaziona sul fatto che le basi della logica zombie sono compatibili con i più austeri principi conservatori quali l’auto-sufficienza, l’individualismo e l’isolazionismo. Merchant ci rivela che un professore di Wharton, Philip Tetlock, ha scoperto che i conservatori “hanno una tolleranza minore al compromesso; vedono il mondo in termini di ‘noi’ contro ‘loro’; preferiscono usare la forza per ottenere un vantaggio; sono ‘più inclini ad affidarsi a regole di valutazione semplici (buono contro cattivo) per interpretare questioni di politica’, sono “motivati a punire chi viola le norme sociali (e.g., chi devia dalle norme tradizionali di sessualità o di comportamento responsabile) e a scoraggiare gli approfittatori.”

Tale scoperta appare scioccante visto che se ci ragioniamo su, lontano dagli zombie, ci rendiamo subito conto che questa è la descrizione della struttura morale di chi sopravvive con successo in una società pienamente abitata dagli zombie.

Ma a questo punto è importante ricordare che se stiamo leggendo questo non siamo diventati ancora zombie e quindi sforziamoci a ragionare sul fatto che i media scelgono spesso di mettere l’enfasi sulla paura, sulle sommosse e i saccheggi dopo che c’e’ stato un disastro naturale, ma che la realtà è ben diversa. Di norma esistono sempre degli individui che si comportano da sciacalli, ma in un mondo non zombificato gli esseri umani sono inclini ad allearsi nel momento del disastro, la natura umana , quando non contagiata, è quella di aiutare i bisognosi a trovare cibo, riparo e risorse.

Sempre citando l’articolo di Brian Mechant che analizza un libro scritto da Rebecca Solnit nel 2009, A Paradise Built in Hell, che esamina come le comunità tendano in realtà a rispondere ai disastri nella vita reale e lavora per correggere il falso mito: “L’idea di fondo è quella di persone sopraffatte dalla paura e dall’egoistico desiderio di sopravvivere al punto che il loro giudizio, i loro legami sociali, persino la loro umanità sono sopraffatti, e questo può succedere quasi istantaneamente quando le cose vanno male—il vecchio concetto di ritorno alla natura bruta, anche se per paura e non per cattiveria intrinseca,” scrive. “Si presume che siamo tutti bombe antisociali sul punto di esplodere… Hollywood nutre ampiamente queste credenze. I sociologi, invece, no.”

Ma l’Italia è bella e Roma è meravigliosa senza zombie e, grazie al cielo, sembrano esserci alcuni segnali che la logica zombie si possa evolvere, e quindi si stia cercando una cura che cerca di arrestare questo lento passaggio al mondo zombie. Ciò porta ottimismo e la speranza di poter civilizzare la società. Ma il rischio rimane altissimo e non nascondiamo la preoccupazione che la logica zombie diventi la logica comune e che quindi riesca a mantenere il suo status dominante e ci si arrocchi sui comportamenti che premiano solamente “l’encefalogramma piatto” . Il timore è che questi zombie possano restare nel tempo con il risultato di abbassare la soglia dell’attenzione di tutti noi e che quindi riesca definitivamente a soffocare la nostra capacità di affrontare la realtà, di ragionare e quindi di “immaginare il futuro”.

Per maggiori dettagli puoi scaricare qui il Documento della CDC: PREPAREDNESS 101 ZOMBIE PANDEMIC: http://www.cdc.gov/phpr/documents/11_225700_A_Zombie_Final.pdf

Source: http://motherboard.vice.com/it/read/perche-dobbiamo-temere-l-apocalisse-zombie

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