“COUSINE & CONFESSIONS” – CONFIDENZE IN CUCINA SUL GUSTO DELLA VITA ,TRA DANZA, MUSICA E ALLEGRIA

Cuisine&Confessions_Alexandre-Galliez_2Cousine & Confessions”, creato e diretto da Shana Carroll e Sebastien Soldevila, ispirato al libro “Young and hungry” di Suzanne Taylor, è stato in scena al Brancaccio dal 25 novembre al 29 novembre 2015 nell’ambito del Roma Europa Festival 2015 (Musica-Teatro-Danza-Circo-Digital-life), entusiasmando e divertendo il pubblico in sala. Gli artisti performers fanno parte della compagnia canadese di teatro e arti circensi di Québec: Les 7 doigts de la main, ovvero “le sette dita della mano”.

Questo gruppo di artisti surreali, persino nella scelta del nome, si è imposto sul piano internazionale grazie alla qualità di acrobati straordinari, ottimi danzatori e performer di teatro contemporaneo. Inoltre la compagnia ha dato vita ad un nuovo genere di spettacolo dove il tatto, l’odorato e il gusto si aggiungono all’incanto di occhi e orecchie e in cui la cucina è un punto d’incontro tra culture diverse. Infatti a tal riguardo afferma il regista Soldevila “Il cibo è universale. Tutti hanno bisogno di mangiare. Nella nostra équipe ci sono artisti di tantissimi paesi diversi, sembra proprio la storia recente del Québec, che è un luogo particolarmente cosmopolita. La sua cucina è il frutto di un melting-pot dei tanti migranti che sono arrivati e hanno aperto i loro ristoranti”.

“Cousine & Confessions” quindi non è solo uno spettacolo di danza acrobatica, condito di raffinate scelte musicali, ma è una vera e propria rappresentazione corale di eventi, emozioni e ricordi. E l’originale e affascinante scenografia dello spettacolo, costituita da una grande cucina moderna e superaccessoriata (fornita di tutto punto e funzionante, compresi i fornelli, l’acquaio, il frigo e il forno a microonde), non si limita a fare da fondale. Infatti la cucina è il luogo in cui le famiglie o gli amici condividono cibo, ma anche vissuti e confidenze intime. Gli artisti di Les 7 doigts de la main ci invitano quindi nella loro cucina, per condividere le loro esperienze di vita e cibo. Infatti fin dall’ingresso in teatro, il sipario è aperto e troviamo gli artisti intenti a sistemare la loro grande cucina; poi scendono in platea e invitano la gente sul palcoscenico a visitarla e a impiastricciarsi le mani con farina, uova e quant’altro serve per preparare manicaretti vari. Si crea subito così un clima di convivialità ed intimità con il pubblico che durerà per tutta la performance: lo spettatore sarà coinvolto in modo attivo nello spettacolo dall’inizio alla fine.
Lo stesso Soldevila a riguardo afferma “Siamo partiti dall’idea del concetto di cucina come condivisione. Non poteva esserci il quarto muro. Abbiamo costruito una grande cucina, la gente all’inizio può salire sul palco. La sala è piena di odori. Alla fine tutto ciò che cuciniamo lo condividiamo.C’è una vera comunione con il pubblico.”

D’altronde un clima confidenziale è essenziale, in quanto gli artisti non si limitano a parlare di cibo, ma usano questo argomento per rivelarci ricordi ed emozioni profonde, relative ai loro reali vissuti, legati a ricette di famiglia e specialità culinarie della loro cultura. A questo punto il corpo di questi eccezionali performer si fa narrazione e le acrobazie con le loro coreografie non si limitano a sorprendere, ma coinvolgono emotivamente nel profondo lo spettatore, perché raccontano storie di vita, alcune delle quali particolarmente drammatiche, legate a ricordi culinari, ricette o piatti preferiti. A questo proposito il finale dello spettacolo risulta particolarmente d’impatto. Uno degli artisti, l’argentino Mishannock Ferrero, racconta di un padre che non ha mai avuto la possibilità di conoscere, perché, in quanto oppositore del regime, è diventato uno dei tanti desaparecidos di cui possiamo immaginare il tragico destino. Così il performer comincia un monologo in cui si chiede quale sia stato l’ultimo pasto di suo padre. Ma arriva alla conclusione che in fondo è meglio immaginare che suo padre avesse potuto fare un ultimo pranzo con la famiglia, un tipico pranzo della domenica, come detta la migliore tradizione culinaria italiana (il padre di Mishannock era di origini italiane), dove non possono mancare la pasta fresca fatta in casa e un buon vino rosso, con cui brindare alla vita a cui, ahimé, si viene strappati con violenza. Il racconto di questa esperienza di vita è accompagnato da una danza acrobatica eseguita su un palo, in cui il corpo si dibatte e si contorce, come se lottasse con tutte le sue forze, ma poi, alla fine cade in picchiata: una metafora della parabola umana vita-morte. E il ruolo del cibo è quello di ricordare sempre che dei piaceri della vita bisogna godere finché c’è tempo.
In conclusione niente spiega meglio delle parole dello stesso regista l’innovativa e dirompente alchimia che si crea in questo spettacolo tra tradizione circense e arte culinaria. Infatti a riguardo Soldevila così si esprime: “C’è qualcosa di simile tra il circo e la cucina. Si lavora sugli elementi primari: il corpo e gli ingredienti. Ci vuole tecnica, disciplina. Entrambe esistono soprattutto in rapporto con gli altri, cioè con un pubblico e per averlo c’è una parte di rischio”. Ad ogni modo il risultato è sicuramente uno spettacolo straordinario,divertente e commovente nel contempo, dove la perfezione della tecnica nelle performances non è mai disgiunta da una profonda carica di umanità.

Dove lo abbiamo visto:
 TEATRO BRANCACCIO
è stato in scena DAL 25 AL 29 NOVEMBRE 2015

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Vera Stufano

About Vera Stufano

Insegnante di lettere, autrice e regista teatrale, appassionata da sempre del palcoscenico, ama anche essere spettatrice a volte e scrivere di teatro, per far conoscere a tutti gli spettacoli più belli e i talenti emergenti che calcano le scene romane.

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