Gaudium. Quando si avvera la profezia della coca di Sandro Calvani

Di seguito proponiamo un intervista a Sandro Calvani, un illustre italiano nel mondo. Sandro Calvani attualmente è docente di sviluppo sostenibile presso la Webstern University e l’Asian Institute of Technology a Bangkok. Lascia l’Italia nel 1980 per vivere come direttore di vari organi delle Nazioni Unite e della Caritas in circa 135 nel mondo. Ad oggi è autore più di 24 libri, 740 articoli e 26 testi multi-autore. Ha ricevuto diversi premi internazionali per l’eccellenza della sua attività professionale per la giustizia e la pace. 

Abbiamo parlato con lui di una delle sue ultime pubblicazioni che costituisce il suo primo racconto di fantasia destinato a diventare un’opera cinematografica grazie alla collaborazione con il noto regista Maurizio Mistretta, proprietario e direttore di All Soul Production a Bangkok, impegnata nella produzione di film, serie TV e documentari e direttore artistico del Festival del cinema italiano di Bangkok.

Cos’è Gaudium, un romanzo, una sceneggiatura, un film?

Gaudium è un progetto per lungometraggi e serie televisiva fuori dal comune. Un mix di storia, psicologia positiva e criminaltà, con molta azione e un po’ di fantascienza, con pretese di edu-tainment, che apre verso le teorie antropologiche dell’enhancement o “perfezionamento” della razza umana. Il progetto è nato come una sceneggiatura basata sui miei quattro precedenti saggi storici e scientifici sulla Profezia della Coca che fu scritta oltre 500 anni fa. Dalla prima sceneggiatura in inglese, su richiesta di un produttore e di un editore interessati alla storia, abbiamo scritto un libro in italiano con lo stesso titolo. Gaudium in latino significa felicità.

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Per la prima volta dopo tantissime fortunate pubblicazioni ha deciso di raccontare una storia di fantasia. Come è nata l’idea di scrivere un romanzo da mettere in scena?

I lettori della saggistica con contenuto socio-economico sono un gruppo limitato di addetti ai lavori e giovani cultori o operatori della cooperazione e lotta alla povertà in Italia e nei paesi in via di sviluppo.

Con un romanzo-thriller si possono raggiungere invece molte più persone che non sono interessate ai temi della disuguaglianza internazionale e della ricerca della felicità. È lo stesso filone delle serie di edu-tainment mascherato da commedia moderna, come Il Commissario Montalbano, Narcos, Don Matteo, the Young Pope, etc.

Ad oggi qual è la sua impressione sul mondo della produzione cinematografica? Quali le potenzialità e limiti a livello nazionale e internazionale?

Le potenzialità della produzione cinematografica sono enormi, soprattutto con riferimento alle film serie distribuite sui portali simili a Netflix. In Asia la produzione è in costante aumento e a Bangkok si producono migliaia di prodotti cinematografici non solo per il grande schermo. Ma per ora il mercato lascia poco spazio ai produttori indipendenti, anche se in Asia la situazione sta cambiando rapidamente per offrire almeno qualche finestra di opportunità ai progetti più innovativi e creativi.

Perchè ha scelto la cinematografia per veicolare i messaggi contenuti nella sua storia?

Ogni ipotesi sul futuro dell’umanità reso possibile dalla ricerca farmacologica, dalla medicina tradizionale, dall’intelligenza artificiale è appassionante e lascia senza respiro, se si raccontano storie quasi del tutto vere di avventure dei cercatori di pace intellettuale e se lo si fa con passione, lasciando esprimere tutte le emozioni dei protagonisti. Il tema del self-enhancement, miglioramento o potenziamento di se stessi, è molto appassionante. Alcune industrie del settore come la medicina migliorativa, la meditazione, la welness osservano un vero e proprio boom. La storia che avevo in mente con il mio co-autore si prestava molto appunto per un film o film-serie di avventura e azione per le forti passioni intime e “globali” che essa racconta.

In Gaudium ci sono alcuni personaggi complessi, tra quelli più interessanti c’è Pablo, il bambino affetto da autismo che risulta un pò la chiave di volta per sciogliere il mistero della Profezia della coca. Perchè questa scelta, quale il simbolismo tra i caratteri di un malattia ancora così misteriosa e il destino comune a noi tutti in questa moderna società?

Lascerei agli spettatori di intravvedere o interpretare questa tensione. Ci sono un papà e una mamma e un bambino super-dotato, ci sono multinazionali prepotenti e super-poteri nascosti , c’è lo spirito multisecolare di Mamma Coca, c’è una mindfulness collettiva tra diversi protagonisti. Un’intera umanità che cerca di superarsi e rigenerarsi. È una storia ambientata in parte in un futuro molto prossimo, radicata in una profezia molto antica, credo che sia un forte simbolo delle lotte e della fatiche sia dei potenti che dei popoli di oggi, con una riscoperta della forza sconosciuta del pensiero debole.  

Qualcuno potrebbe accusarla di aver raccontato una storia che ha come possibile effetto quello di favorire l’uso di cocaina non emergendo dalla sceneggiatura mai posizioni forti contro tale sostanza e chi ne fa uso. Come risponderebbe?

Nella sceneggiatura non ci sono scene né innuendo che incoraggino o tollerino l’uso della cocaina. Si sottolinea invece che la medicina tradizionale, che appunto non ha mai estratto o promosso alcaloidi concentrati, potrebbe essere una soluzione da approfondire con una ricerca scientifica più determinata. Le scene di uso di sostanze psicotropiche servono proprio a far capire come il mondo sia oggi deviato in quei vicoli bui, proprio perchè nessuno sa o vuole fare chiarezza, e illuminare le situazioni personali che generano quei bisogni e quelle dipendenze.

Per saperne di più su autore e opera:

http://www.sandrocalvani.it/

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About Dhebora Mirabelli

Dhebora Mirabelli è un legal project manager oltre che avvocato specializzato in diritto amministrativo e tutela dei diritti umani. Esperta di pari opportunità, business sociale e responsabilità sociale dell’impresa...

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