Giuliano Giuman: Classico Futuro a Perugia

Incontriamo il maestro Giuliano Giuman alla sua attuale mostra “Classico Futuro” presso il Museo dell’Accademia di Belle Arti di Perugia P. Vannucci e nell’Aula dell’Ercole Farnese della prestigiosa istituzione artistica fino ad un mese dopo la riapertura dei musei per Covid.
Una mostra significativa che rappresenta gli ultimi dieci anni di lavori realizzati dall’artista umbro, ponendosi a valle di un lungo percorso creativo sul panorama internazionale per l’uso non convenzionale e sapiente del vetro. L’esposizione è un ciclo di lavori che miscelano materiali, concetti e suggestioni poetiche che hanno accompagnato l’artista in tutta la sua carriera. Diverse opere su vetro che si svelano in varie modalità in relazione alla luce.

Una mostra a cura di Mara Predicatori Aldo Iori e Giovanni Manuali, parlano di Giuman: “direttamente immette stralci fotografici delle opere (per lo più copie in gesso di originali) conservate presso il museo dell’Accademia che lo ospita. Il richiamo può presentarsi anche in modo non esplicito. Può essere, come in molti casi per le opere installate direttamente tra i reperti del Museo, un’allusione formale, un’eco o un richiamo a colori, forme e concetti. Ma ancor più, egli sembra auto-citarsi allorché, in un’unica opera, va a condensare le pratiche artistiche da lui stesso ampiamente sperimentate nel decenni precedenti. E’ il caso delle opere realizzate per l’Aula dell’Ercole Farnese dell’Accademia. Una su tutte: Da Bertel Thorvaldsen è un’opera che si compone di tre diverse superfici l’una sovrapposta all’altra”.

Foto Ritratto Giuman

Maestro raccontateci prima di lei e poi di quest’ultima mostra:

1-Come inizia tutto il suo percorso artistico? Facciamo un tuffo nel passato per raccontarci di lei
Per caso. Partecipai per gioco nel 1964, ad una estemporanea di pittura dove vinsi il 3 premio.
2-Qual è il senso della vita e della sua esperienza creativa per lei?
L’unico senso della vita per un artista è l’Arte.

3-Quale sono state le difficoltà inziali?
Tutte quelle possibili
4- Dove ha sviluppato di più il suo senso artistico, quale tecnica l’appassiona di più?
Sono stato quasi tre anni della mia formazione con Gerardo Dottori. Se per tecnica si pensa a nuova ricerca, indubbiamente la pittura e fusione su vetro.

5 -Ci può raccontare una sua giornata tipo da artista, come lavora nel dettaglio?
E’ impossibile. Non esiste una giornata tipo. Lavoro moltissime ore ogni giorno ma mai con lo stesso orario. Perfino le stagioni hanno influenza sulla produttività. Ovvio che si è più stimolati se ci sono mostre da preparare o committenze.
6- La Rilevazione dell’opera su questi strati di materia, quando avviene e perché?
Pittura su vetro, olio su tela, fotografia e luce in sovrapposizione. Ormai avviene sempre. Fa parte della ricerca dell’artista.

7-Quale artista è stato suo mentore?
Già detto: Gerardo Dottori. Mi regalò una sua litografia con questa dedica: Al caro amico e geniale collega. Mi misi a piangere ma quello fu il momento che capii che potevo fare l’artista.
8- Quanto l’alta tecnologia influenza oggi l’opera d’arte?
Sono sempre stato affascinato dalla tecnologia. Nelle mie istallazioni e performances utilizzavo proiettori a dissolvenza incrociata dell’immagine. Se ci penso ora mi sembra di vedere un film muto. Oggi la tecnologia, spesso è intrinseca nell’opera d’arte.
9- La materia: Il vetro, quant’è fondamentale nelle sue opere?
Per più di trenta anni era l’unico figlio. Ora sono tornati anche gli altri ma lui sicuramente tutt’ora ha dei privilegi…

10 – Come lo spazio influenza l’opera nel museo dell’Accademia di Belle Arti di Perugia P. Vannucci?
Provengo dalla musica e quindi lo spazio per me stato fondamentale ancor prima che dipingessi. Molte mie mostre sono state influenzate dallo spazio espositivo per non parlare delle istallazioni. Provi solo a pensare la differenza di un concerto in un locale chiuso o all’aperto.
11- Progetti futuri?
CLASSICO FUTURO, doveva aprire nel marzo 2020, poi spostata in aprile e definitivamente ad ottobre. C’erano due mostre in programma in autunno che sono state rimandate. Spero di realizzarle nel 2021 anche se credo che ci saranno dei problemi

12 – come l’Arte stia vivendo i grandi cambiamenti di oggi?
Non so risponderle. Ad esempio è ancora troppo presto per capire come reagirà il mercato o come sarà mutato l’interesse della gente.
13- Un sogno che vorrebbe realizzare?
Una monografia esauriente.
14- Cosa ci sta dietro l’Angolo?
La sorpresa e la bugia. Cinque anni fa, feci una grande mostra intitolata LAST TIME, credendo veramente che fosse l’ultima. Mai e poi mai avrei pensato che, dopo solo un anno, di ricominciare con una vitalità ed energie incredibili, sommando e sintetizzando tutti i materiali toccati e studiati nel mio lungo percorso.

La mostra/ itinerari: Giuman esordì ventenne con pitture ad olio su tela (1964/1988 – dopo il 2016); avviò poi indagini sulla e con la fotografia (1974/1987 – dopo il 2018); si specializzò, in seguito, nella pittura su vetro a gran fuoco (dal 1986 ad oggi) che divenne la sua materia d’elezione; vi fu poi la pratica e uso del video (dal 1975 ad oggi) e l’impiego della luce come scultrice di opere-istallazioni e vetri retroilluminati (dal 1977 ad oggi). Insomma, un viaggio tra i più diversi mezzi espressivi e le varie tecnologie, usate tuttavia coerentemente a creare, a mio modo di vedere, opere fortemente connotate da un effetto alone, o come mi piace dire, da un effetto “riverbero”.
Le opere della succitata mostra Classico Futuro, tutte realizzate recentemente, usano la citazione in modo ingente. Giuman in esse, infatti, talvolta direttamente immette stralci fotografici delle opere (per lo più copie in gesso di originali) conservate presso il museo dell’Accademia che lo ospita. Il richiamo può presentarsi anche in modo non esplicito. Può essere, come in molti casi per le opere installate direttamente tra i reperti del Museo, un’allusione formale, un’eco o un richiamo a colori, forme e concetti. Opere realizzate per l’Aula dell’Ercole Farnese dell’Accademia. Una su tutte: Da Bertel Thorvaldsen è un’opera che si compone di tre diverse superfici l’una sovrapposta all’altra. Da copia Raffaello 2020. Pittura a vetro a gran fuoco, olio su tela, fotografia, cm 79×50 (a luce diurna) Da copia Raffaello (3), 2020. Pittura a vetro a gran fuoco, olio su tela, fotografia, cm 79×50 (a luce notturna). Un primo strato a olio su tela dona alla superficie la classica tramatura e corposità della materia tessile; un secondo strato fotografico, invece, presenta un dettaglio della copia del lavoro artistico di Thorvaldsen; in fine, un terzo strato di pittura su vetro a gran fuoco (una tecnica complessa che prevede di fissare il colore a temperature elevatissime al magma incandescente della sabbia), conferisce alla superficie quella caratteristica brillantezza e luminescenza che contraddistingue le opere di Giuman. I tre strati, pur costituendo un tutt’uno, si svelano tuttavia in modalità diverse in relazione alla luce. Di giorno, il nucleo compatto dell’opera appare come una superficie sì complessa e ricca di piani (che si evincono anche dalla costa quasi scultorea del quadro), ma appare come un congegno vagamente informale astratto di colori e forme. Di notte, o comunque quando con un congegno a timer la luce si spenge e le superfici vengono retro-illuminate, le opere lasciano emergere prioritariamente la fotografia e la testimonianza dell’opera del museo soffocando, in ombre e opacità, i colori delle tele.
Giuliano Giuman –artista: nasce a Perugia nel 1944. Ventenne inizia a dipingere seguendo gli insegnamenti di Gerardo Dottori, suo primo maestro. Ha vinto molti importanti concorsi nazionali per edifici dello Stato Italiano. Dal 1998 al 2013 è stato docente di ‘Tecnica della vetrata’ all’Accademia di Belle Arti di Brera. Dal 2009 al 2012 è stato direttore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, dove ha promosso la riapertura del museo e posto in essere la Scuola di Design. Ha realizzato oltre 100 mostre personali e 200 collettive, in musei, gallerie, spazi pubblici in Italia ed all’estero.
Il Museo dell’Accademia di Perugia: Il patrimonio della Fondazione Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” comprende circa 600 gessi, 430 dipinti, 12.000 disegni e 6.300 incisioni. Per lo più copie di originali, tali materiali servivano come modello di studio per gli artisti che andavano ad apprendere l’arte presso l’Accademia. Nel 2012 la secolare esistenza dell’Accademia di Belle Arti di Perugia acquista nuova vita grazie ad un riallestimento delle opere e la riapertura al pubblico avvenuta proprio sotto la direzione di Giuliano Giuman. Fra i gessi, eccezionali per fattura e varietà, si distinguono il gigantesco Ercole Farnese, Il pugilatore Damòsseno, Amore e Psiche e Le Tre Grazie di Antonio Canova, copia originale donata dall’artista, Il Laocoonte, Il Pastorello di Bertel Thorvaldsen. Fra i dipinti spiccano Autoritratto con pappagallo di Mariano Guardabassi e quadri di Annibale Brugnoli, Domenico Bruschi, Armando Spadini, Mario Mafai, Alberto Burri, Gerardo Dottori.
Classico Futuro di Giuliano Giuman al Museo dell’Accademia di Belle Arti di Perugia P. Vannucci di Perugia (confidando nella riapertura a breve degli spazi espositivi)
La mostra: il percorso espositivo, curato da Aldo Iori e Giovanni Manuali, si apre nella nuova Aula dell’Ercole Farnese e prosegue negli ambienti del Museo dell’Accademia.
La mostra riaprirà circa per un mese superata l’emergenza Covid19.
gli orari di apertura del Museo: giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 18
info: su appuntamento al tel 340.4778575.
L’ingresso è libero nell’Aula dell’Ercole Farnese, con biglietto nel Museo.

Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci

Indirizzo: Piazza S. Francesco Al Prato, 5, 06123 Perugia PG
Telefono: (+39) 075 573 0631
www.abaperugia.com

 

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