L’artista giapponese che dipinge i sogni con la realtà: Fuco Ueda alla Dorothy Circus Gallery

La luce dei colori è la prima cosa che ti rapisce nei ritratti eterei di Fuco Ueda l’artista giapponese ospite a Roma alla Dorothy Circus Gallery per la sua prima mostra personale europea “Yumei – Questo mondo e l’Altrove”,  fino al 9 luglio.

Un altrove che rimanda al suo linguaggio espressivo, alla doppia dimensione fantastica e terrena che riesce a immergerti in una realtà piena di gradazioni, vivida e rigogliosa, e parallelamente impalpabile. E da questa evanescenza onirica parte il percorso espositivo dell’artista, “Yume” – “sogno” in giapponese – per rappresentare un anello invisibile, intermediario tra questo e un mondo altro.

Le diverse specie di flora e fauna, come in una danza delle forme di vita, circondano quell’impercettibile mondo interiore delle figure che animano i suoi dipinti. E tutto appare incorniciato in una reale morbidezza che non ha tempo.

Incontriamo Fuco Ueda negli spazi della galleria, vestita in candido bianco e con un timido sorriso. Sembra uno dei personaggi delle sue opere, e ne approfitto per parlare del contatto rarefatto che esprimono con questo mondo.

Perché accosti elementi della natura alle donne-bambine dei tuoi dipinti? La natura mi piace: libellule, fiori, farfalle, elementi acquatici, sono tutte espressioni della realtà che ci circonda. Oltre ad essere elementi legati alla mia infanzia e al luogo in cui sono nata: sono cresciuta nel ranch dei miei genitori. Era un’azienda di agricoltura biologica e avevamo uno stile di vita molto vicino all’autosufficienza, così ho vissuto per anni circondata dalla natura, c’erano più animali che esseri umani. E per questa familiarità che molti di essi appaiano sulle mie tele.

Sono elementi che accosti alle figure umane “trasparenti”, che presentano un alone di riservatezza, come se mantenessero un malinconico riserbo, ma fossero attratte dalla vita. È questa la doppia anima che vuoi far emergere? Sì, c’è un mondo mentale che manifestiamo, ma non completamente, e ci tiene altrove. E la natura ci mette in contatto e può aiutarci a farlo emergere e superarlo.

E nelle tue opere cerchi di esorcizzarlo con quel velo di malinconia dei tuoi personaggi? Più che esorcizzarlo è un modo di rappresentare il loro contatto, l’elemento umano vuole, brama questo contatto con la natura terrena e in qualche modo riesce a intermediare con l’oltre. O almeno ci prova… cerca di superare la barriera e la malinconia si fonde nel colore.

 

Chi ti ha ispirato? Da bambina ero interessata al surrealismo, il senso del colore di Odilon Redon, ad esempio, ha avuto una forte influenza. Ho iniziato così a sentire dal mondo dei colori gioia e sensualità, ed è continuato così anche negli anni successivi. Ma sicuramente una forte suggestione l’hanno avuta anche alcuni scrittori giapponesi, mi piacevano molto i romanzi e volevo diventare una scrittrice o una fumettista.

La tua tecnica rarefatta presenta una realtà morbida e senza tempo. Quali sono le tecniche che utilizzi per offrire questa dimensione? Prima di iniziare a disegnare, trascorro il tempo a dar vita e a “far crescere” l’immagine nella mia testa. È come se guardassi un film dentro di me, e vedessi cambiare le scene una dopo l’altra. È l’immagine che prima mi attira e poi “galleggia” nella mia mente, e questo è un aspetto molto importante.

Per quanto riguarda la tecnica dipingo con gli acrilici, ma la base della tela è coperta con alcuni ingredienti mescolati con il Gofun. Il Gofun è un pigmento utilizzato nei dipinti tradizionali giapponesi: una polvere che viene macinata con i molluschi.

Quando hai iniziato a dipingere? Fin dall’infanzia sono stata attratta dalla pittura, ho frequentato la scuola d’arte e lì ho imparato le basi della pittura ad olio, della scultura, della pittura e del disegno giapponese. Poi ho proseguito al College d’Arte e Design.

Fuco Ueda è nata in Giappone nel 1979 e si laurea presso la scuola d’Arte di Tokyo. Così come Yosuke Ueno e Kazuki Takamatsu, fa parte di quella radice del nuovo Surrealismo sviluppatasi in Giappone, figlia di Yoshitomo Nara e Kawashima, che si estende e si snoda tra gli immaginari più ricchi e personali che fanno di questi Artisti dei Ninja dell’Arte pura e innovativa, come il contesto che li circonda.

La mostra “Yumei – Questo mondo e l’Altrove” inaugura – col patrocinio della Fondazione Italia Giappone – la prima mostra personale europea dell’artista rimane esposta alla Dorothy Circus Gallery fino al 9 luglio.

“Yumei – Questo mondo e l’Altrove” – Fuco Ueda dal 9 giugno al 9 luglio alla Dorothy Circus Gallery Via dei Pettinari 76 – 00186 Rome Italy

 

Arianna Pasquale

About Arianna Pasquale

Giornalista, editor, copy writer si occupa di comunicazione dopo la laurea in Filosofia del Linguaggio e della Mente, a Napoli. Arrivata a Roma è stata per diversi anni caporedattore del mensile “Next Exit, creatività e lavoro” specializzandosi in economia della cultura.

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