L’artista romano BOL colora con le sue opere nuovi spazi a Centocelle

La periferia romana si colora di nuove opere, è la volta di Centocelle dove BOL firma un importante spazio al centro della vita sociale del quartiere, contribuendo ad una nuova estetica degli spazi a ridosso del centro commerciale Primavera.

L’opera rappresenta i writers che scrivono “100celle” e “primavera”, sostituiscono il proprio nome (la cosa più importante che hanno) al luogo che stanno dipingendo identificandosi con la parte migliore del quartiere, quella parte che se ne prende cura migliorandolo. Altri personaggi vivono felicemente la propria socialità e rapporti interpersonali all’interno dell’opera, proprio come mi piacerebbe fosse nelle strade di Centocelle. Se un mondo migliore inizia quando miglioriamo noi stessi, spero che quest’opera si inserisca in questo percorso e migliori anche tutti gli spazi comuni in cui passiamo la nostra vita dando esempi positivi.

 

BOL porta da sempre, nella propria produzione, quella che ritiene la migliore eredità degli anni ‘70, l’idea di un mondo felice, possibile e in cui soprattutto la conoscenza sia accessibile a tutti, indistintamente. Così abbiamo chiesto a Pietro Maiozzi, in arte BOL , di raccontarsi per RomeCentral in occasione di questo suo intervento.

Come nasce la tua ricerca stilistica?
Alla base della mia ricerca stilistica c’è la voglia di migliorarmi e di migliorare di conseguenza tutto quello che mi circonda attraverso la comunicazione di tematiche che si sviluppano soprattutto in ambito sociale. Tutto nasce dal nome che ho scelto per rappresentarmi, la tag BOL, che ho scelto sfogliando l’elenco telefonico cartaceo in cerca di un nome breve. La tag, infatti, è la base di partenza per chi fa writing (una delle 4 discipline dell’HipHop insieme al MCing al Djing e alla Break dance) e scrive il proprio nome con gli spray in quello che i non addetti ai lavori chiamano “graffiti art”.

Come si è sviluppata negli anni?
Ho iniziato a fare writing nel gennaio 1990 quando questa disciplina a Roma contava pochissime persone attive e la pratico ancora oggi con lo stesso spirito gioviale di una volta. Non si parlava di streetart, ma la voglia di interagire con la strada e i suoi fruitori si leggeva sui muri fin da quando le strade e gli spazi comuni sono esistiti.

Così partendo dall’elaborazione grafica delle lettere che compongono il mio tag ho sviluppato diverse capacità di rappresentazioni. Queste rappresentazioni unite alla necessità di avere un mezzo più potente di espressione mi hanno spinto ad elaborare un personaggio che potesse parlare al mio posto. Ed a rappresentarmi visivamente.

Tra i tuoi personaggi pappagalli e tubismi. Cosa li contraddistingue? E cosa vogliono comunicare?
Il passaggio dalle lettere ai tubismi (forme allungate come a rappresentare immaginari percorsi) nasceva dalla necessità di capire meglio i chiaroscuri, le luci e le forme mentre LALLO il pappagallo cominciava ad esprimersi prima con fumetti simbolici, poi con parole vere e proprie nei propri balloon. Con l’arrivo di LALLA la pappagalla la coppia di animali che ripetono tutto ciò che voglio mi rappresenta in pieno ed è lo strumento migliore a cui affido i miei messaggi positivi: quelli di fratellanza, rispetto per gli esseri viventi e tutto ciò che può farci vivere serenamente questo periodo insieme agli altri.

Il progetto al Centro Primavera cosa rappresenta per te?
Il progetto del Centro Commerciale Primavera si inserisce nei luoghi che mi sono cari, crescendo a Centocelle ne ho visto l’evoluzione dagli anni ’70 ad oggi, e sono stato felice di poter ancora dare qualcosa agli abitanti che sento particolarmente vicini. Sociologicamente i centri commerciali oggi rappresentano i nuovi luoghi d’incontro che, per quanto diversi dai vecchi baretti o le piazze che frequentavo da piccolo, soddisfano ancora il bisogno che hanno le persone. Fare la spesa per molti non è solo il momento di approvvigionamento di merci, ma anche un momento di confronto e socialità di cui sentono il bisogno. Inserire le mie opere in questo luogo è molto simile a farle per strada proprio per questo.

La libertà che mi è stata concessa nella progettazione – insieme alla condivisione di obiettivi comuni al centro commerciale e alla disponibilità del personale dirigente, della sorveglianza e degli addetti tecnici – ha fatto in modo che potessi realizzare un’opera molto simile a quello che avrei voluto per il mio quartiere con cui sono rimasto in contatto e con cui interagisco da quando sono nato.

Il sito ufficiale dell’artista:
Bolgraf
FB

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