NESSUNO MUORE di Luca De Bei

nessunomuore

Teatro della Cometa 5 | 24 maggio 2015
NESSUNO MUORE Testo e regia Luca De Bei
(Premio Le Maschere 2011 “Miglior Autore di Novità Italiana” per Le Mattine 10 alle 4)
con: Andreapietro Anselmi, Maria Vittoria Argenti, Chiara Augenti, Michele Balducci,
Federica Bern, Giulio Forges Davanzati, Alessandro Marverti, Arianna Mattioli
Scene: Lorena Curti e Valeria Mangiò
Costumi: Lalla Sabbatella
Videografia: Marco Schiavoni
Luci: Marco Laudando
Assistente alla regia: Maria Castelletto
Aiuto Regia: Lucrezia Lanza
Foto: Pietro Pesce

Otto attori per otto personaggi, la metà sono uomini, l’altra donne. Entrano in scena a turni di due, mischiandosi e scontrandosi, come extraterrestri sulla terra, amanti e sconosciuti.
Un ragazzo ha appena scoperto che non siamo soli nell’Universo, un uomo ha amato un altro uomo, una donna ha venduto il suo corpo senza essere puttana. Un marito perde moglie, uno sceneggiatore il suo lavoro e una giovane ragazza è innamorata. Nei giochi di coppia così difficili da rispettare, una psicologa racconta i propri problemi al suo paziente e così la diversità diventa solo una parola usata troppo spesso per infangare tutto, perché tanto niente è uguale a niente. L’amore non è sesso, amare un uomo non è certo come amare una donna. Volersi bene non può essere violenza. E la violenza non è felicità. Eppure la vita è anche questo. La vita è solo tutto questo. Un insieme di scene montate bene tra di loro, proiettate sullo sfondo accecante di un qualche avventurato sentimento; una sensazione si fa suono, un immagine respira. Sono scene da telenovela, al ritmo stabilito di uno spettacolo senza fine, un soffio di vita e così sia. E anche se nessuno muore, la morte c’è e fa paura. Va a braccetto con la vita e le scala i sogni. E’ una maledetta malattia, un alieno che ti porta via, un padre violento che fa paura più del buio.
Qui la solitudine delle parole, nel loro quotidiano sforzo di riportare a galla il mondo, trascinano fuori come in uno sputo bene articolato un indecente senso di inutilità, quella deplorevole voglia maturata in questi tempi di restare ad ogni costo dentro i margini, e non sbrodolare mai al di là di una regolare insoddisfazione, una malavoglia contagiosa che continua a farsi male.
Nessuno muore veramente se poi vive nel cuore di chi resta. Ma allora come si fa a morire? Come si può credere di vivere veramente se non si può morire? La vita fosse una soap opera, un puzzle non risolto, sarebbe sempre meglio di un treno che passa e non si ferma mai.

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