PARANZA – Il miracolo

foto di Valeria Tomasulo (14)

© Valeria Tomasulo

un progetto di Clara Gebbia, Katia Ippaso, Enrico Roccaforte e Antonella Talamonti
regia Clara Gebbia ed Enrico Roccaforte
dramaturgia e autore delle liriche Katia Ippaso
musiche originali e direzione musicale Antonella Talamonti
con Nené Barini, Filippo Luna, Germana Mastropasqua, Alessandra Roca

PARANZA andato in scena a Roma al Teatro India dal 10 al 15 Marzo 2015 si inserisce nel progetto TRA CIELO E TERRA. Sacro e profano nel teatro presente, il programma di attività e spettacoli che il Teatro di Roma – in collaborazione con I Teatri del Sacro e Federgat – dedica ai temi della spiritualità, della tradizione religiosa e del sacro. La prima edizione di Paranza – Il miracolo ha vinto il premio “Festival Teatri del Sacro 2013”.
Come riportano i registi dello spettacolo Clara Gebbia ed Enrico Roccaforte:
“Le processioni, i pellegrinaggi, le vie crucis, come le rappresentazioni teatrali sono riti in cui si organizza lo spazio, il suono e il movimento e si mette in atto una trasformazione del tempo che da ordinario diventa extraordinario. Quel che ci interessa di questo mondo è il modo in cui le persone decidono di mettersi insieme non per produrre o “per fare”, ma per condividere un dolore o per dare luce ad una speranza che da perduta diventa collettiva. I nostri quattro eroi del quotidiano danno vita ad una parabola pop mettendo in scena un miracolo senza Dio. Pur non cercandolo, recuperano il diritto fondamentale all’associazione che porta solidarietà tra gli individui; questa, perdendo i suoi connotati religiosi, per noi diviene l’utopia necessaria degli esclusi dentro uno stato laico.”

Quattro personaggi, quattro straccioni, quattro derelitti alla deriva. Una giovane terremotata senza casa, una valente cantante senza successo, un’accattona in cattiva salute e un grande uomo d’affari senza più gli affari. Ha così inizio la Paranza, un pellegrinaggio in forma di canto,un cammino verso il miracolo. Il miraggio da avvistare in lontananza, la promessa di un Dio che non mantiene le promesse e che abbandona i figli suoi.
Il cammino della speranza, ma una speranza sorda da evocare, una speranza disperata, il cui unico prodigio è la solidarietà, l’iniziativa comune, la pratica sociale, il “si parte e si torna insieme”, quel miracolo già mito di una collettività straziata.
E i Santi e le Madonne non esistono più. Pesante sopra le ossa e sulla carne resta solo l’impalcatura vuota di un sogno mille volte già sognato, ma che instancabili le gambe qui non cessino la marcia, che non cessi mai la danza al ritmo testardo di quei bisogni imprescindibili. Così va avanti il viaggio e non finisce, il viaggio senza Padri e senza leggi, che fa del viaggio la sua meta, del canto il suo compagno, e del compagno il suo perduto Dio.

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