Passeggiando sulle rive del Tevere per ammirare l’opera di William Kentridge

william-kentridge_street-art-tiber-tevere_roma_ph-by-osvaldo-sponzilli_0Il 20 novembre scorso con il gruppo Meetup “Photography Social Club Roma”, organizzato da Osvaldo Sponzilli, abbiamo avuto modo di ammirare il fregio di 550 metri realizzato sulle sponde del Tevere dall’artista sudafricano William Kentridge. Trionfi e Lamenti, questo il nome dell’opera che si estende da ponte Sisto a ponte Mazzini, un’area che l’Associazione Tevere Eterno ha chiamato “Piazza Tevere”, corrispondente per dimensioni e proporzioni all’antico Circo Massimo e che sarà teatro di mostre ed esposizioni all’aria aperta.

Triumphs and Laments, inaugurato per il natale di Roma 2016, ricorrenza storica della fondazione della capitale nel lontano 753 a.C. è composto da ottanta figure alte fino a dieci metri, attraverso le quali William Kentridge ha voluto tratteggiare un percorso mitologico in cui i romani potessero esplorare e riconoscere identità della propria città attraverso le alterne vicende di trionfi e sconfitte: dalla Lupa capitolina a Marcello Mastroianni che bacia Anita Ekberg, dall’omicidio di Remo all’effigie di Garibaldi, da San Pietro crocifisso a testa in giù agli assassini di Aldo Moro e Pier Paolo Pasolini.

Foto di Gennaro Leonardi:

Si tratta di un’opera destinata a scomparire in quanto le immagini sono composte dalla colonizzazione biologica e dall’annerimento dei blocchi di travertino dei muraglioni del Tevere. Dalla tavolozza dei disegni dell’artista si è passati a grandi forme stencil applicate sui muraglioni, i cui spazi liberi, non coperti, sono stati ripuliti con idro pulitori. Successivamente le forme sono state rimosse. Il risultato è che ora osserviamo delle immagini formate dallo “Sporco dei Muraglioni”, colonizzazioni batteriche appunto. Nel corso di poco tempo le pietre intorno si scuriranno ed assorbiranno le immagini. Proprio nel pensiero dell’autore è la temporaneità delle sue immagini e l’interpretazione di una storia, quella di Roma, in cui la gloria e la disgrazia sono connesse inestricabilmente.

 Foto di Gennaro Giovanni Fierro:

 

 William Kentridge, così commenta la sua opera: «La mia speranza è che, mentre le persone si troveranno a camminare lungo questi 500 metri, possano riconoscere immagini di una storia sia familiare ma anche reinterpretata. E questo rifletterà la maniera complessa nella quale la città si rappresenta… Cercando il senso della storia a partire dai suoi frammenti, troviamo un trionfo in una sconfitta e una sconfitta in un trionfo. Solitamente le opere d’arte sopravvivono a chi le concepisce, questa è troppo grande per restare. Sarebbe una dichiarazione troppo definitiva di quello che la storia è. E invece una componente importante del progetto è proprio il suo aspetto provvisorio».

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