Quando la città e la lotta sociale diventano parole. Intervista a Kento il rapper tra i militanti attivisti romani

kento - foto federico chiesa_rc coverAbbiamo incontrato Kento in un pomeriggio di pioggia primaverile a Roma, la città che ha scelto come base e dove vive da anni. Fa musica, scrive testi, Rap, Blues, Spoken Word troviamo sulla sua pagina fb 

kento - foto federico chiesa 2 _rcFrancesco “Kento” Carlo è uno tra i rapper militanti più noti della capitale, impegnato nella lotta contro la mafia e gli abusi sociali come il diritto alla casa, ad esempio, e la difesa degli spazi occupati. Tra i suoi ultimi lavori il documentario Break The Siege “che vuole essere uno screenshot delle prospettive della scena hip hop palestinese, la quale negli ultimi dieci anni si è contraddistinta per un’incredibile crescita interna e per la risonanza a livello internazionale. Girato durante il progetto internazionale “Hip Hop Smash the Wall” organizzato da Assopace Palestina, ha portato in contatto diversi artisti hip hop italiani con un gruppo di artisti attivi della hip hop community palestinese, dediti alla sua crescita ed espansione, e ha potuto offrigli un’occasione per far arrivare la loro voce oltre i muri, fisici e non, imposti attorno a loro”.

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Così qualche settimana fa ha raccontato per Rome Central la sua storia, ma anche la storia di un genere e le vicende di una città attuali più che mai.

Come mai hai scelto Roma?
Mi sono trasferito nella capitale da più di venti anni ormai. Sono venuto da Reggio Calabria per studiare e per cercare delle opportunità legate alla musica, anche se mantengo sempre stretto il legame con le mie radici.

Hai iniziato qui a suonare?
Scrivo da sempre… da quando mi ricordo. Per me è stato sempre naturale e spontaneo scrivere e a dare musica alle mie parole, in maniera istintiva, senza stare lì a pensarci troppo. Potrei anche così, qui ora con te, su due piedi fare una strofa. Certamente Roma è il luogo dove ho cominciato a prendere sul serio il tutto e ho capito che poteva essere qualcosa più di un hobby.

Attivista. Ti sei occupato sempre di fare musica militante e di lotta?
Vengo da un posto, la Calabria, e da una città Reggio Calabria dove non è semplice vivere e neppure spesso esprimere le proprie idee. Fare musica rappresentava un primo e naturale canale di contestazione che poi ho continuato qui a Roma.

Quindi, Roma è stata il luogo dove artisticamente sei cresciuto?
Artisticamente nasco col mondo del rap degli anni ’90, quando quel genere musicale non era ancora conosciuto in Italia e si stava diffondendo il movimento delle “posse” insieme ai 99 posse, ai Sud Sound System….
Sono un po’ più giovane della prima generazione che ha portato il rap in Italia e l’ha fatto crescere e diventare ormai un genere musicale apprezzato, come tutti gli altri. Certamente qui, a Roma, ho avuto modo di incontrare e rapportarmi con più rapper, di avere l’immediatezza e la libertà di conoscere le novità e di iniziare a fare concerti in luoghi pubblici occupati e non.

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La tua musica parla di vita urbana/ di vite legate alla strada e alle comunità (grandi o piccole) che cercano e si impegnano a creare sistemi sociali “sostenibili” e “dignitosi” (e con questi due termini intendo forme di rispetto per l’individuo e la propria quotidianità).

Come sono cambiati i temi: immigrazione, cittadinanza, spazi pubblici, la malavita organizzata e i soprusi legalizzati, luoghi occupati, nella tua musica in questi anni?Chiaramente la vita sociale di un Paese come il nostro ha avuto dei cambiamenti negli ultimi anni: dopo la fine della cosiddetta Prima Repubblica molta gente si aspettava un’ondata di rinnovamento che avrebbe spazzato via la corruzione e la connivenza consolidata tra mafie e politica. Più di vent’anni dopo dobbiamo constatare che non è cambiato molto se non la facciata. La lotta deve continuare, anzi: deve rafforzarsi.

Ci sono stati dei temi che hanno avuto acquisito maggior rilevanza?
Soprattutto legati a contesti romani, come?
Roma è una metropoli, nel bene e nel male. Inevitabilmente questa sua dimensione influenza il modo di scrivere di chi la viva. L’emergenza abitativa, l’alienazione, la lotta quotidiana degli spazi sociali contro la logica del profitto… Sono tutti argomenti fortissimi che entrano nelle mie canzoni anche inconsapevolmente.

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#RomaNonSiVende: cosa pensi della situazione che sta esplodendo in questi ultimi mesi, e quali sono le proposte che porti avanti?
È il discorso di cui ti parlavo prima: spazi sociali contro logica del profitto. Chiaramente l’immobiliare è uno degli ambiti chiave per la speculazione di ieri e di oggi: poco importa se dentro gli immobili ci sono esseri umani che ci vivono o spazi in cui si fa cultura e sapere. Mi aspetto che, in una città come Roma, si riproponga forte il tema sociale piuttosto che quello del profitto o della legalità sterile e fine a se stessa.

A cosa ti stai dedicando ora?
In questo momento sono impegnato insieme a questo collettivo di artisti nella mobilitazione per la difesa degli autori piccoli, indipendenti, autoprodotti per quanto riguarda la gestione del diritto d’autore gestita in Italia dalla SIAE. Le dinamiche della SIAE – continua Kento – non ci piacciono, lo consideriamo un ente elenfantiaco: è un dinosauro, come viene definito anche nel video della nostra campagna #franceschiniripensaci

Voglio sottolineare che questa battaglia non è contro la SIAE ma a favore degli artisti, di quelli che come noi generano questi profitti e mettiamo in moto tutta la dinamica della produzione/fruizione musicale. Oltre all’aspetto economico bisogna considerare anche quello sociale: io rivendico l’importanza e il ruolo sociale dei piccoli artisti, degli indipendenti, di colui che è stato definito “l’intellettuale organico”. La musica deve appartenere al popolo e a chi la fa non soltanto alle grandi etichette e a chi riempie gli stadi.

Quanti artisti siete al momento?
Solo nelle prime ore abbiamo avuto circa 2000 adesioni, ma è un numero orientativo. Magari alcuni non sono musicisti ma sono simpatizzanti, o sono più elementi di un gruppo etc… Nel gruppo #franceschiniripensaci degli attivisti hardcore siamo più di 250 dal Veneto alla Calabria, da Genova a Roma etc… pop, reggae, soul, indie: non è colorata come genere, ci sono un po’ tutti, anche dj e vengono da tutt’Italia. C’è Adriano Bono, ex cantante e autore dello storico collettivo romano “Radici nel cemento” ad esempio; il progetto, infatti, non si limita ai musicisti ma anche agli autori e a tutti coloro che fanno cultura in Italia. Abbiamo ricevuto una vera e propria marea di adesioni nelle ultime 24 ore, a partire dai Sud Sound System.

Quali azioni state facendo?
Siamo partiti, appunto, con questo divertente jingle musicale per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento. Ma non ci fermeremo solo a questo, continueremo con momenti di lotta che annunceremo nei prossimi giorni. Quello che stiamo creando è un movimento che sta nascendo ora! Anche perché, facendo autocritica, fino ad ora noi artisti non siamo stati in grado di organizzarci e far sentire la nostra voce. Proprio per questo ritengo che il successo che sta riscontrando questa iniziativa partita da poche settimane non sia un punto di arrivo, bensì un punto di partenza.

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Arianna Pasquale

About Arianna Pasquale

Giornalista, editor, copy writer si occupa di comunicazione dopo la laurea in Filosofia del Linguaggio e della Mente, a Napoli. Arrivata a Roma è stata per diversi anni caporedattore del mensile “Next Exit, creatività e lavoro” specializzandosi in economia della cultura.

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