Villa Giulia il museo Etrusco

Villa Giulia a Roma è considerato il museo più rappresentativo della civiltà etrusca.

Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha istituito ben 10 nuovi luoghi culturali di rilevante interesse nazionale e fra questi spicca proprio il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, che a partire dal 1 settembre 2016 si configura come un istituto autonomo speciale, non più dipendente dal Polo Museale della regione Lazio.

A seguito della selezione pubblica internazionale, l’incarico di direttore del museo di rilevante interesse nazionale è conferito al dott. Valentino Nizzo.

Incontriamo e intervistiamo il direttore Valentino Nizzo, autore di diverse pubblicazioni in materie attinenti alla tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio culturale.

Valentino Nizzo, Archeologo, è il direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Giovane e brillante nel 2000 si è laureato con lode in Lettere classiche all’università Sapienza di Roma, dove si è poi specializzato in archeologia. Dal 2010 è stato funzionario archeologo presso la Soprintendenza Archeologica dell’Emila Romagna. Dottore di ricerca in Prima del suo ingresso nel Mibac ha avuto diverse esperienze sul campo tanto che conta nel suo curriculum molte attività di scavo e ricognizione archeologica.

Valentino Nizzo (direttore museo etrusco di Villa Giulia) e Silvio de Pecher (Giornalista)

 

Le fake news si presentano in maniera strana e subdola:  i Maya gli Atzechi, gli Anunnaki, gli Egizi e i Vichinghi; tutti quanti hanno il loro antico alieno che li ha aiutati mentre stranamente non se ne parla per la civiltà etrusca.

Gli Etruschi in realtà hanno nella loro storia, proprio nella loro genetica, un mistero che riaffiora più volte nel corso del tempo, dall’antichità fino ad oggi. Forse, per questo motivo, non hanno avuto bisogno di contatti con civiltà aliene perché son sembrati, fin dall’antichità, loro stessi degli alieni… per un motivo apparentemente semplice, che è alla base del cosiddetto Mistero Etrusco, ma che colpiva l’attenzione di tutti: il fatto di parlare una lingua impossibile da codificare rispetto alle lingue note nel passato come quelle indoeuropeo o quelle semitiche. Quindi a partire dalla lingua l’origine degli Etruschi è apparsa fin da subito anomala e a questo tema si aggiunge anche il problema del loro aspetto e della loro società che appariva ad Erodoto, al suo tempo, particolarmente orientale tanto da generare l’idea di una l’origine da una loro diaspora dall’oriente. In realtà gli Etruschi hanno saputo ibridarsi assimilando altre culture come quella greca e quelle dell’oriente compreso l’Egitto e dare in questo senso un’idea deviata della loro provenienza in un contesto culturale nel quale era facile pensare che un popolo si potesse spostare in massa da una regione all’altra. Quindi sì, nell’attualità esiste un Mistero Etrusco ma ancora non viene collegato a quegli altri misteri con i quali siamo soliti confrontarci, perché semplicemente non ci sono piramidi etrusche o grandi costruzioni che abbiano sbalordito… in realtà una piramide etrusca ci sarebbe a Bomarzo, ma viene poco citata…

Quale può essere il futuro del museo come centro per la comunità, sia a livello strettamente culturale ma anche semplicemente come punto di aggregazione?

Il museo deve essere prima di tutto “una casa” e come tale deve essere percepito da chi lo circonda, da che abita nelle sue prossimità. Ci stiamo impegnando in questa direzione fin dall’avvio del mio mandato nel maggio del 2017 perseguendo attivamente i principi della Convenzione di Faro: la convenzione quadro sul valore dell’eredità culturale per la società. Sembra un concetto astratto ma noi lo abbiamo recepito direttamente nella missione dell’Istituto e si concretizza con iniziative apparentemente semplici: l’istituzione di un abbonamento che ha creato una comunità di persone che può venire ogni volta che vuole nel museo. Gli abbonati partecipano quindi a iniziative esclusive dedicate solo ai nostri abbonati, oltre altre opportunità che vengono loro riservate come l’apertura di spazi unici quale la Sala dello Zodiaco o anche attraverso altre iniziative come quelle che abbiamo destinato ai negozianti di quartiere: li abbiamo invitati qui in una visita loro dedicata gratuita fatta da me, che li rende e li renderà ambasciatori di questo museo.
Abbiamo istituito diverse manifestazioni di interesse, che consentono alle associazioni del terzo settore di proporre iniziative coerenti con la missione dell’istituto avendo in cambio la possibilità di usufruire gratuitamente dei nostri spazi. Questo rapporto sano con i cittadini e di collaborazione con le realtà di volontariato, che risponde ai principi per cui queste realtà nascono, è un modo di aggregare non necessariamente raccontando solo gli Etruschi ma tutto quello che un museo può rappresentare nella società e che va a volte ben oltre il suo contenuto e il suo contenitore, che nel nostro caso sono straordinari.
Un museo deve essere un luogo di riflessione attiva sulla società contemporanea, sui suoi problemi, le sue aspirazioni e deve essere in questo senso un motore civico. Questo stiamo facendo e i risultati si vedono e fortunatamente ci vengono riconosciuti. L’ultima cosa che abbiamo fatto in questa direzione è stata semplicemente lanciare un hashtag #sipuòFaro per far sì che il parlamento si decida finalmente a ratificare la Convenzione di Faro.

Villa Giulia come museo 2.0 ?

Diciamo di sì, proviamo a fare anche di più. Dovremo cercare di puntare, anche se la definizione un po’ incerta, verso un 3.0 in 4.0. Questo non vuol dire semplicemente accogliere nuove tecnologie nella narrazione interna ed esterna del museo. Far vivere un luogo passa anche attraverso un utilizzo delle persone che possono “rievocare” il tempo passato e quindi “rievocazione storica“, “living history” e “museum theatre” sono alcuni degli eventi, naturalmente occasionali, che cerchiamo di ospitare sperando di rendere sempre più stabili questo tipo di esperienze. Un museo 4.0, chiamiamolo così, deve semplicemente essere aperto a tutti i tipi di pubblici.
MI RASNA significa “Io sono Etrusco” ed è l’idea di un videogame gratuito. Abbiamo fornito immagini dietro un canone simbolico, abbiamo soprattutto fornito una consulenza scientifica per migliorare l’esperienza del videogame e in questo modo abbiamo consentito, insieme a tanti altri musei coinvolti da Amoroso, la realizzazione di un qualcosa che non ha precedenti; in primis perché ha coinvolto tante realtà diverse del ministero e in secondo luogo perché questo è un videogioco che, certo sicuramente premia chi indovina alcuni quiz con dei crediti, induce anche i giocatori a andare a vedere dal vivo i luoghi della cultura, ottenendone crediti che poi vengono reinvestiti nell’esperienza di gioco. Tutto questo fa sì che si possa crescere nel gestire una città degli Etruschi, si possano attraversare le diverse epoche della storia etrusca imparando in modo divertente quanto un museo cerca di raccontare a volte in modo più serioso.
Ma la chiave è questa: la chiave sta nell’avere da una parte un imprenditore che investe in un progetto che deve avere una sua sostenibilità e quindi, questo lo sottolineo, noi non abbiamo finanziato in alcun modo il videogame anzi abbiamo ottenuto un canone e in secondo luogo grazie a questa sostenibilità far crescere il progetto reinvestendo sul museo perché ospiteremo un evento finanziato da Amoroso il 2 giugno 2019 con rievocazioni storiche e gare legate proprio al videogioco Mi Rasna, che si chiama “Io sono etrusco” perché è un modo per sentirsi un po di più Etruschi.

Perché? Ve lo dico per chiudere un museo deve essere un’esperienza

Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia è un museo di Roma dedicato alla civiltà etrusca e falisca, alloggiato sin dall’inizio del XX secolo a villa Giulia.(Wikipedia)

Indirizzo: Piazzale di Villa Giulia 9, 00196 Roma RM
Data di apertura: 1889

Telefono: +39 06 322 6571

 

Redazione Rome Central

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