Valerio Villani, emozioni da Roma all’Europa

L’artista romano Valerio Villani dopo diverse esperienze in Italia si è presentato in Europa riscuotendo successo. Dopo anni di sperimentazione e studio, prediligendo l’acquerello, è arrivato ad una maturità artistica che ha portato finalmente noi spettatori a raggiungere la sua dimensione. Sembra reale ciò che reale non è. Come accadde negli anni post bellici tra i neorealisti e gli informali, Villani rappresenta una realtà interiore senza spazio e senza tempo, amplificata, osannata e il suo eco arriva fino a noi. I corpi perdono la loro reale forma terrena per fluttuare in questo spazio. Il disorientamento ci riporta alla condizione odierna di inquietudine e instabilità, ci rimanda alle nostre fragilità.

Valerio Villani potremmo definirlo l’artista che dipinge il nostro tempo. Le paure dell’uomo, paura di non arrivare, di non essere all’altezza, le troviamo tutte in quei colori leggeri e sfumati dove si ha la disgregazione della mente. Quella sensazione di non finito ci rimanda all’uomo chiuso nella gabbia dei suoi pensieri.

Scopriamo in questa intervista chi è Valerio Villani.

1) Quando hai capito che le tue emozioni dovessero essere manifestate attraverso la pittura?

Da bambino.

Disegnavo e coloravo per ore, ancora conservo centinaia di blocchi di fogli disegnati da me fin dai 3 anni. Copiavo inizialmente disegni dai fumetti che leggevo così come da foto su riviste (animali, pesci, alberi etc) per poi cominciare verso i 7/8 anni a disegnare a memoria (o fantasia) tutto ciò che mi interessava esprimere.

Era fin da bambino, ed è tuttora, il modo che preferivo per comunicare con il mondo le emozioni personali, soprattutto quelle più profonde. Disegnarle da bambino, o dipingerle oggi, è per me necessario.

E’ questa una forma di comunicazione che mi appartiene e che nasce dalla naturale empatia che ho con il mondo, comunicazione empatica che ‘restituisco’ al mondo stesso dipingendo la mia sensibilità su carta o tela.

2) Dal tuo lavoro si percepisce che il tuo interesse principale sono gli essere umani, perché sempre in solitudine?

La figura umana rimane per me una fonte d’ispirazione importante, il suo ‘essere’ e ‘divenire’ in modo continuo e ciclico nel mondo mi appartiene sia come essere umano che come pittore contemporaneo. Il ‘divenire’, ciclico e continuo, che ‘mastica’ persone e cose senza tregua è l’elemento che sento come ‘brusìo’ di sottofondo nel nostro essere al mondo ed è quello che mi tocca nell’animo e che genera inquietudine. Proprio l’inquietudine, che guida l’animo umano nel suo esistere, è per me il terreno ideale di comunicazione con chi osserva i miei lavori. Sono figlio del Novecento, del Novecento di Heidegger e Nietzsche per la precisione, dove l’uomo è ricondotto a carne e non ad intelletto. Una frase di Heidegger citata dal mio professore di ‘estetica’ (Prof. Raffaele Simongini) in accademia di Belle Arti rappresenta molto bene il mio dipingere, “L’uomo appena nato, è già abbastanza vecchio per morire” (Heidegger, 1927). Le mie paure sono le stesse di tutti gli esseri umani, l’horror vacui dell’uomo contemporaneo che si affaccia sul perché dell’essere appartiene a tutti così come la sua condizione di solitudine che lo lascia solo, in mezzo ad altri esseri umani soli, ad affrontare il passo successivo nel suo cammino. La solitudine viene naturalmente tradotta, nei soggetti che dipingo, con la totale assenza di elementi riconducibili alla realtà, l’essere umano mentre muta in forma e dimensione è solo nella sua realtà e lo rimane anche quando entra in contatto con ‘finestre’ scure di forma geometrica che lo includono come spazi ideali aperti sul nulla. Ciò che rappresento in realtà vuole essere un monito positivo, un far ragionare senza facoltà di intelletto in modo evocativo ed emozionale sulla condizione dell’essere umano contemporaneo che deve essere necessariamente modificata, se vogliamo essere considerati molto di più che ‘potenziali carcasse’ (F.Bacon, Sylvester, 2003,42).

3) Hai scritto diverse volte che sei stato ispirato da grandi artisti del passato come il visionario William Blake o Francis Bacon o ancora al periodo blu di Pablo Picasso. Molte delle loro opere ci trasmettono paura, tormento, debolezza, inquietudine. Ti interessa cosa può provare lo spettatore davanti alle tue?

Non particolarmente mentre dipingo o meglio, non dipingo per lo spettatore ma per una mia necessità di comunicazione verso lo spettatore. Cosa poi un mio quadro può suscitare è di sicuro un elemento di ritorno da considerare ma non lo metto al centro della mia attività. Rimango spesso sorpreso dalle impressioni che vengono riportate sui miei lavori, impressioni devo dire mai banali o ‘facili’ che molto spesso aprono la mia realtà figurativa verso significati diversi ed ugualmente tutti interessanti. La mia pittura nasce libera da sovrastrutture e liberamente deve essere recepita dall’osservatore.

4) Cosa si prova essere artisti in Italia, soprattutto dopo aver avuto esperienze all’estero?

In Italia non è facile emergere, e non è facile far ‘camminare’ la propria forma artistica con le proprie gambe. Il mercato nell’Arte ti condiziona. Tutto ora ha un prezzo. Spazi, tempo, visibilità, opportunità espositive ora hanno un tariffario, e se vuoi ‘camminare’ devi sempre e comunque investire. Ormai in Italia non ci sorprendiamo più, non abbiamo sensibilità ai nuovi linguaggi e dove è reso possibile questo diventa un fenomeno ‘underground’, di nicchia, per pochi. In Italia ora esiste il ‘Grande mercato dell’Arte’ dove è fondamentale fare il ‘mercato’ preoccupandoci sempre meno dei contenuti artistici e dei linguaggi espressivi che ne fanno parte. In Europa c’è una sensibilità maggiore ‘al nuovo’, un’apertura diversa e una ricerca onesta di artisti emergenti. Con poche sterline o dollari (e in alcuni casi a costo zero) è possibile avere una lettura critica del proprio lavoro da Art Directors di gallerie. In Europa c’è tendenzialmente una professionalità più alta e un interesse maggiore a lavorare e collaborare insieme in modo più specifico, con tempi simili a quelli del mondo del lavoro. Si percepisce meno ‘il mercato dell’Arte’ nelle gallerie d’Europa dove è ancora possibile fare ‘Arte nel mercato’. In Italia sta a noi artisti non cedere a ciò che viene imposto dal mercato ‘forzando’ un po’ il sistema cercando con pazienza una soluzione in collaborazioni oneste e artisticamente sensibili ai linguaggi espressivi. Ci vuole pazienza e tenacia.

5) Negli ultimi anni la tua carriera ha avuto dei meriti e quest’anno oltre ad arrivare secondo come giuria critica al LXI Premio Cascella sei stato selezionato dalla rivista inglese Average Art fra i dieci artisti internazionali presenti sul numero di agosto 2017 e settembre 2017. Cosa ti aspetti dal futuro?

Di crescere come uomo e artista proseguendo nella promozione del mio lavoro in Italia ed in Europa.

Valerio Villani Bio
Nasce a Roma dimostrando, fin da piccolo, una particolare predisposizione al disegno. Grazie a sua madre, insegnante di scuola materna e pittrice per hobby, si è avvicinato sempre con maggiore interesse al mondo dell’arte iniziando a dipingere.
Diplomato Grafico Pubblicitario, ha effettuato piccole collaborazioni lavorative presso agenzie pubblicitarie della Capitale seguendo, allo stesso tempo, dei corsi professionalizzanti di tecniche pittoriche come l’olio e l’acquerello.
Dal 1998 si è trasferito a Viterbo dove prosegue la sua intensa attività artistica. Ha partecipato a numerose mostre collettive di Arte Contemporanea ed ha approfondito, in campo editoriale, le tecniche di illustrazione seguendo workshop di artisti internazionali (Disney Publishing).
Ha conseguito il Diploma di Laurea in pittura all’Accademia di Belle Arti “Lorenzo da Viterbo”. Da Maggio 2014 è uno dei soci fondatori e docenti dell’Associazione Culturale Ars Artis di Viterbo che si occupa di arti visive organizzando corsi di alta formazione.

Sito Web: http://villaniv.wixsite.com/valeriovillani/portraits-gallery

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